Ci sono passaggi della nostra storia politica che solo oggi sono decifrabili. Li racconto con la mia esperienza, il mio vissuto il mio “visti da vicino”. Il primo personaggio politico che spunta dal mio diario è Fiorentino Sullo. Ea un intellettuale a tutto tondo, di grande cultura, servitore delle Istituzioni e nel contempo uomo innamorato della sua Irpinia a cui, nei difficili anni della ricostruzione dopo la sventura del nazifascismo, aveva offerto strumenti per la crescita civile e lo sviluppo. Lo incontrai un giorno alla fermata di un autobus di linea diretto a Salerno. Lui, allora personaggio politico nazionale che avrebbe potuto usufruire dei ben altro rispetto a un sediolino su un mezzo pubblico; lui che aveva fondato la Dc irpina e aveva fatto nascere il Consorzio Alto Calore, che altri hanno poi dilapidato; Sullo indossava un cappotto rivoltato e che avrebbe litigato anche con i vescovi quando deviavano dall’obiettivo del bene comune; sì, proprio lui che arrossiva quando qualcuno lo chiamava “eccellenza” e quasi si nascondeva dietro le pagine di un giornale, immerso nella lettura, era lì quella mattina a dare, forse inconsapevolmente, una grande lezione di umiltà.
Nelle pagine del mio diario lo descrivo così, ma non ometto il carattere difficile, permaloso, in dissidio a volte persino con se stesso.
A volte accade che i figli uccidano il padre. Detto così sembrerebbe un’asserzione da tragedia greca. Fiorentino Sullo che aveva dato vita alla corrente di Base sull’esempio di Dossetti e La Pira, affermandosi come demiurgo di una classe dirigente che sarebbe stata definita dei cosiddetti “magnifici sette”, si sentiva però un solista e commise l’errore, nonostante le sue grandi virtù, di agire come un uomo solo al comando mentre intorno a lui cresceva una classe dirigente che, distribuendo potere e competenza si preparava a sostituirlo. E così fu. Nonostante i contrasti, quella classe dirigente, nata intorno a un foglio locale, avrebbe poi dato lustro al Paese, affermandosi nei ruoli più alti delle Istituzioni. Senza, però, tener viva la lezione di don Fiorentino: da quella esperienza di politica blasonata non è nata, infatti, nessuna nuova classe dirigente. Ed è questa la pena che travolge la nostra bella Irpinia che si sente orfana di un nobile passato e incerta nel presente, costretta a combatte con miserie che hanno poco di politico e tanto di affarismo.


