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La ri-partenza del Partito Democratico

Con la ratifica da parte dell’assemblea nazionale del Pd, il neo-Segretario Zingaretti ha cominciato la sua lunga e difficile traversata nel deserto. L’atmosfera da baci e abbracci ha fatto da sfondo quasi ecumenico al sapiente dosaggio correntizio, fissato – dietro le quinte – con il bilancino del farmacista. La sua manifestazione più visibile è stata la nomina di due vice-Presidenti, oltre al Presidente Gentiloni. Tanti i propositi di cambiamento annunciati, a cominciare da una gestione meno personalistica. Tuttavia, non molti i volti nuovi, mentre rimane pletorica la direzione (circa 150 membri). Comunque, le prime mosse di Zingaretti consentono di comprendere meglio alcune delle molte cose rimaste in ombra durante un dibattito congressuale privo di adeguati approfondimenti. Il congresso ha avuto più un carattere e una dimensione plebiscitaria (come del resto è sempre avvenuto, con alterne fortune, nella non lunga storia del Pd) che non la portata di una vera competizione. Troppa la differenza nei rapporti di forza tra i candidati.

Il non essere vincolato da dichiarazioni programmatiche impegnative costituisce un indubbio vantaggio per Zingaretti, alle prese con la necessità di ri-attrezzare il suo partito dal punto di vista dell’organizzazione e degli strumenti. E soprattutto con quella di ricollocarlo dal punto di vista strategico e ideale dopo il forte sbandamento conseguente allo scossone renziano.

La volontà dichiarata, nella sua campagna, di restare governatore potrà essere in futuro fonte di equivoci politici. Invece, il possibile varo di nuovi assetti, a cominciare da una nuova segreteria composta (anche?) dai segretari regionali, potrebbe rappresentare un positivo avvicinamento alle realtà territoriali. Con la consueta abilità, il neo-segretario si è mosso sui diversi fronti interni per svelenire il clima e ridurre le contrapposizioni. Questo suo marcare un profllo di partito aperto e la stessa chiamata di Gentiloni alla presidenza, con il consenso di Renzi (anche se non di tutti i renziani) hanno il sapore di intenti pacificatori. Insomma, sul versante interno, sembra che il neo-eletto segretario, coerentemente con il suo profilo inclusivo – riconosciutogli anche da Prodi, Veltroni e Letta – è sembrato muoversi senza rotture e raccogliendo consensi.

Anche dal punto di vista della “narrazione”, in positivo va valutato l’annuncio del trasferimento della sede del Nazareno, il cui nome richiama alla mente accordi mai chiariti. Trasferimento dettato da ragioni politiche – la presa di distanza dalla solitaria gestione renziana – ma forse anche da necessità finanziarie, accompagnato però dalla promessa di costituire una sede aperta ai contributi di militanti ed elettori. Tuttavia, i precedenti – ì famosi tavoli tematici allestiti da Renzi e quelli di De Luca nelle loro convention – hanno fatto la fine dell’araba fenice!

Per una forza come il Pd, ora all’opposizione, quello delle alleanze diventa un problema decisivo. Più problematico sembra il primo bilancio dei contatti avviati, anche in vista delle europee, con altre forze della sinistra e con “+ Europa” di Bonino, Della Vedova, Tabacci ecc. Essi non hanno portato finora ai risultati sperati. A sinistra si teme una egemonia Pd. Un forte fronte europeista– complice il sistema elettorale proporzionale – appare difficile da realizzare. Eppure, di fronte all’attacco sovranista all’Ue, ragioni politiche generali e di immagine ne consiglierebbero il varo. Non c’è dubbio comunque che, nella strategia di Zingaretti, il risultato di quelle elezioni – dopo la crescita segnalata dai turni regionali e dai sondaggi – sarà decisivo per mostrare un trend costante. Il leader Pd deve rafforzare il suo partito per prepararlo alla madre di tutte le battaglie: le politiche. Possibilmente anticipate, per correggere i rapporti di forza e rendere impossibile la ricostituzione di un governo tra gli attuali partner. Fino al punto di non essere sostanzialmente ostile ad una alleanza con un M5S debilitato dall’alleanza con la Lega. E ,a quel punto, disponibile – per impedire ulteriori perdite – a riscoprire la sua smarrita anima di sinistra. Fantapolitica o Zingaretti avrà la forza politica e la capacità di farlo ?

di Erio Matteo

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