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Criscitiello: il calcio italiano non funziona più. Presto raggiungeremo il punto più basso. Nesta può essere l’uomo giusto se…

“Il punto più basso del calcio italiano non lo abbiamo ancora raggiunto. Ci arriveremo tra 24 mesi. Poichè è chiaro che il calcio italiano non funziona più”. A sottolinearlo il giornalista Michele Criscitiello nel presentare “Il libro nero del calcio italiano” alla libreria Mondadori di via Fariello nel corso di un confronto moderato da Norberto Vitale, con la partecipazione del docente Angelo Maietta e dell’avvocato Mario Giuffredi, agente FIFA e fondatore della MARAT Football Management. “E’ stata la casa editrice Mondadori – spiega Criscitiello – a chiamarmi poco dopo l’eliminazione dell’Italia dai mondiali, all’indomani della pubblicazione del mio video in cui accusavo pubblicamente il presidente federale Gavina. Sono convinto che Malagò, il nuovo presidente, sia la persona giusta alla guida della Federazione ma non so se basterà questo passaggio di consegne, Malagò dovrà avere il coraggio di compiere delle riforme”. Pone l’accento su “un sistema arbitrale corrotto, non è un caso che sia cambiato il designatore Aia arbitri di serie A e B. Il calcio italiano deve capire che è finito, c’è bisogno di un forte ridimensionamento, senza considerare le emergenze legate a stadio e al settore giovanile. Penso al Partenio che sta cadendo a pezzi e sembra impossibile anche mettere un sediolino o al governo del calcio che non parla col governo di Roma”. E sulla scelta di Nesta come allenatore dell’Avellino: “Se capisce cosa significa allenare ad Avellino può fare bene. E’ un gran lavoratore, gli piace il bel gioco, sono convinto che proporrà il 4-3-3. Certo, bisogna capire cosa si aspetta Avellino dalla prossima stagione, se si aspetta la promozione non credo sia un obiettivo raggiungibile, se invece si guarda ad un consolidamento della permanenza in B, credo si possa fare”. Sottolinea come “per le società di serie C è sempre più difficile investire nel calcio, l’indotto è sempre limitato. La Serie A, lo scorso anno, ha riservato 22 milioni di euro alla Serie C, che dovrebbe essere il motore del calcio italiano. Nello stesso periodo, le venti società della massima serie hanno messo 240 milioni nelle casse dei procuratori. Mentre è dalla categorie minori che bisogna riformare per poi arrivare ai piani alti, alla Figc. Senza considerare che più difficilmente arriveranno imprenditori stranieri se non si costruiranno gli stadi”. E spiega come il ciclo di incontri dedicati al suo libro non poteva non partire dall’Irpinia: “Avellino è una tappa fondamentale, sono e sarò sempre un tifoso dell’Avellino. Abbiamo scritto con la redazione di Sport Italia un libro che è fatto di denunce con tanto di nomi e cognomi ma anche di proposte”.

 

 

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