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La sfida alla paura globale

 

Gli ultimi attentati terroristici di Nizza e Monaco, la “sospensione” della Convenzione Europea dei diritti umani del Presidente turco Erdogan,a una settimana da fallito colpo di stato,la sfida di Donald Trump per la corsa alla Casa Bianca imperniata sul trinomio programmatico “Ordine, Legalità e Patria”, configurano complessivamente un orizzonte globale di paura. Si tratta di una paura diffusa che non accenna a cedere il passo alla speranza di un futuro appena migliore dell’attuale momento di smarrimento globale. E’ una paura che affanna tutti:dalle famiglie da troppo tempo in crisi,ai dirigenti politici ed istituzionali le cui assicurazioni sono clamorosamente smentite dai fatti del giorno dopo,dal mondo produttivo con tassi di crescita infinitesimali ,dai mercati finanziati sempre più schizofrenici. E’ una paura che attanaglia finanche le nostre piccole comunità,da sempre culle di speranza per il futuro in forza di valori e tradizioni che hanno contrassegnato per secoli la loro piccola ma significativa storia. Verso la deleteria e crescente sfiducia è urgente e doveroso offrire a se stessi e alla realtà affettiva e sociale più prossima qualche riflessione che ci consenta di aprire le finestre del nostro travaglio esistenziale alla speranza, rimuovendo chiusure materiali ed immateriali che determinano solo buio e sofferenza. Credo sommessamente che tutti- credenti e non-debbano recuperare il convincimento che chi ha paura non ha futuro. A tal proposito risuonano attualissime le parole profetiche di Madre Teresa di Calcutta e di Giovanni Paolo II. La prima, nel gennaio 1991 ,alla vigilia della guerra del Golfo,scrisse una lettera aperta ai presidenti degli Stati Uniti e dell’Iraq, supplicandoli “a nome dei poveri e di coloro che diventeranno tali se scoppia la guerra “ a promuovere la pace. Nel gennaio 2003, Giovanni Paolo II tenne un profetico discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ammonendo che “Il dialogo ecumenico fra cristiani,i contatti rispettosi con le altre religioni ,in particolare con l’Islam,costituiscono il migliore antidoto alle derive settarie e al terrorismo religioso”. Attualmente, nonostante i numerosi conflitti esistenti, il terrorismo religioso” non è stato sconfitto ,anzi è diventato fonte di morte cieca e vile che non risparmia nemmeno i bambini,poveri malcapitati nei luoghi di esplosione degli atti terroristici. Le parole profetiche pronunciate dai due grandi santi del Novecento costituiscono senza dubbio l’unica lezione significativa sul ruolo determinante che possono avere le religioni all’interno della geopolitica attuale a fronte del permanente fallimento delle politiche nazionali ed internazionali. Sull’Europa impaurita, frattanto, sembrano importanti le recenti affermazioni di Zygmunt Bauman che delineano l’Europa come luogo di incertezza, di ostilità crescente nei confronti dello straniero e di paura del futuro” . Insieme al grande sociologo polacco con l’umiltà consapevole di chi non abdica al pensare globale, credo che una via d’uscita per superare la paura e sperare nel futuro sia l’attuale determinazione di Papa Francesco per promuovere “la cultura del dialogo” per evitare “lo scontro di civiltà” . La sfida,dunque, è quella di superare la paura per costruire futuro.
edito dal Quotidiano del Sud

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