Mercoledì, 9 Settembre 2026
08.21 (Roma)

Ultimi articoli

Il blocco dello Stretto di Hormuz e l’economia globale

Giuseppina Buscaino

Il blocco dello Stretto di Hormuz, in atto dal 1 marzo 2026, ha scosso le fondamenta dell’architettura macroeconomica globale. Il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz ha innescato un collasso sistemico che trascende il mercato energetico, minacciando la sicurezza alimentare globale (fertilizzanti) e paralizzando l’industria ad alta tecnologia (elio per semiconduttori). L’Europa affronta un grave rischio di deindustrializzazione. Alcuni paesi europei hanno cominciato a fare accordi con l’Iran per il passaggio delle proprie navi, mettendosi in contrasto diretto con l’amministrazione statunitense di Donald Trump. Il blocco dello stretto di Hormuz ha determinato un aumento del costo del petrolio. Ma la Meloni non poteva fare accordi per non dispiacere Trump e questo ci espone a una gravissima crisi. E non solo! Questo governo non fa niente contro la crisi energetica. Deride le fonti di energia rinnovabile. Il problema principale per cui bisognerebbe fare ricorso alle fonti rinnovabili non è solo l’indipendenza energetica, ma è l’impatto ambientale associato sia alle emissioni di gas inquinanti che ai gas serra – in particolare alla CO2, fattore determinante del riscaldamento globale.
L’energia rinnovabile si ottiene grazie a fonti naturali inesauribili o a processi che si rigenerano naturalmente entro i nostri tempi di consumo. Le principali tipologie sono l’energia solare, l’eolica, l’idroelettrica, la geotermica, la maremotrice e quella derivata dalle biomasse.
L’energia idroelettrica sfrutta la trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale delle masse d’acqua in caduta da un punto alto a uno più basso in energia cinetica e poi elettrica;
L’energia geotermica utilizza il calore naturale del pianeta (derivato dal decadimento nucleare naturale di elementi radioattivi al suo interno) che scalda le riserve di acqua sotterranea e alimenta delle turbomacchine; L’energia geotermica è una delle forme più efficienti e sostenibili di energia rinnovabile e il suo utilizzo dalle rocce calde presenti nella crosta terrestre continua a crescere. Il calore del mantello terrestre riscalda alcune rocce a grandi profondità e pompando acqua fredda su queste rocce viene generato vapore che poi aziona le turbine per generare elettricità.
L’energia mareomotrice converte l’energia cinetica delle onde e delle maree in energia elettrica tramite pale o turbine;
L’energia derivata dalle biomasse prevede infine la combustione di scarti biologici derivati dalle attività agricole, zootecniche e forestali o da coltivazioni apposite.
Una caratteristica poco appetibile che alcune di queste fonti energetiche (solare, eolica e mareomotrice) condividono è che sono intermittenti, cioè non apportano un flusso di energia continua e costante. L’energia solare, infatti, si basa sulla luce solare diretta, quindi di notte e in condizioni meteorologiche avverse, diventa impossibile sfruttare l’energia del sole, limitando la finestra di opportunità di creare energia in ristretti periodi. Se non c’è vento le pale eoliche non girano, se le onde del mare sono poco intense avranno meno energia da convertire, ma se si fa uso di tutti questi tipi di energia può funzionare perché magari non c’è sole, ma c’è vento e viceversa. E comunque l’energia si può immagazzinare in stock di batterie.
Il concetto di green non significa pulito al 100%.

Il concetto di green è un concetto relativo. Le rinnovabili non sono green al 100%, come nessun’altra fonte energetica utilizzata nella società umana. Al momento, i pannelli fotovoltaici o le pale eoliche si costruiscono con l’utilizzo di energia proveniente dal fossile, con i materiali estratti dalle rocce, contenenti magari terre rare, litio e cobalto. Il loro smaltimento avrà sempre un impatto sull’ambiente. Idealmente un pannello fotovoltaico diventerà green al 100 per cento quando sarà prodotto con l’energia proveniente dagli stessi pannelli fotovoltaici e quando si troveranno tecnologie in grado di smaltire quei materiali senza impatto ambientale.
L’energia rinnovabile è diventata nel 2020 la principale fonte di elettricità nell’Unione europea, superando per la prima volta i combustibili fossili: ha alimentato il 38% dell’elettricità nell’UE lo scorso anno. I combustibili fossili rappresentano il 37% dell’elettricità europea, e il quarto finale proviene dall’energia nucleare. L’impegno dell’Unione ha superato le stime delle direttive numero 28 del 2009 .
Per quanto riguarda l’Italia, nel 2018, il nostro Paese aveva tratto il 17,8% della sua energia da fonti rinnovabili. Questa percentuale è più del target assegnatoci dalla direttiva 28 per il 2020 (17%) – un risultato unico nell’UE; nonostante l’Italia sia tra i cinque principali Stati membri che consumano di più. Nel mix energetico delle rinnovabili la fonte che ha contribuito maggiormente alla produzione di energia elettrica è stata l’idroelettrica (42%), seguita dal solare fotovoltaico (20%), le bioenergie (biomasse – che sono al primo posto per il solo riscaldamento – biogas e bioliquidi tutte insieme al 17%), l’eolico (16%) e la geotermia (5%). Anche se può sembrare qualcosa di fantascientifico, gli esperti stanno già studiando come trarne vantaggio dal sole nello spazio per generare energia. L’idea è quella di posizionare i pannelli solari al di fuori dell’atmosfera terrestre, dove non sono influenzati dalla notte, dalle nuvole o dalle stagioni. In questo modo, l’energia solare potrebbe essere raccolta in modo efficiente 24 ore al giorno. Questa energia verrebbe trasmessa alla superficie utilizzando le microonde.
La Spagna ha generato quasi il 60% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili nella prima metà del 2024, grazie alla nuova capacità prodotta dall’energia solare e all’aumento della produzione delle centrali idroelettriche. Un proprietario di vigneti nel sud-ovest della Francia ha piantato quattro ettari di viti sotto pannelli fotovoltaici nel tentativo di proteggere il raccolto da ondate di calore, grandine e gelate tardive, una scelta che sta attirando l’attenzione del settore vinicolo mentre crescono i rischi climatici.
Stiamo assistendo da parte del governo a una sorta di populismo nucleare. Mario Tozzi primo ricercatore presso l’ Istituto di Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle ricerche dice che non è tanto il problema di possibili incidenti, che sono in questo caso più gravi che in qualsiasi altro impianto, a far diffidare del nucleare, né la sua contiguità oggettiva con gli usi militari. Piuttosto è il fatto che per costruire una centrale nucleare sono necessari troppi soldi e ce ne vogliono il doppio per dismetterla, e che sono indispensabili anni per costruirla e anni pure per smontarla. Piuttosto è il fatto che come si fa a costruire una nuova centrale quando non si sa dove mettere le scorie delle vecchie? La Presidente Meloni prende in giro i cittadini ponendo questa alternativa come una soluzione immediata. Il nucleare attuale non è né sicuro, né pulito, né democratico. È una tecnologia centralizzata, militarizzata, dai costi economici esorbitanti che puntualmente ricadono sulle spalle della collettività, e che lascia in eredità alle future generazioni il dramma irrisolto delle scorie radioattive. Tuttavia, rifiutare il nucleare non significa accettare passivamente il modello speculativo con cui oggi vengono gestite le fonti rinnovabili. La provincia di Avellino, l’Irpinia tutta, sta subendo da anni la ferita profonda dell’eolico selvaggio e del fotovoltaico a terra.
Stanno deturpando il paesaggio. Grandi multinazionali dell’energia, con la complicità di politiche regionali e nazionali scellerate, stanno devastando l’identità culturale e paesaggistica e la biodiversità delle nostre montagne con foreste di acciaio alte centinaia di metri e distese sterminate di specchi di silicio a terra sottraggono suolo agricolo fertile, desertificando l’economia rurale e accelerando lo spopolamento delle aree interne. Questo non è ambientalismo: è “colonialismo energetico”. I privati come al solito traggono profitto profitto a spese del territorio irpino senza alcun reale beneficio per le bollette dei lavoratori e delle lavoratrici locali.
Per smontare la retorica secondo cui “per fare le rinnovabili bisogna sacrificare i campi”, basta leggere i dati ufficiali dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). La superficie netta di tetti e coperture già esistenti e disponibili in Italia per l’installazione di impianti fotovoltaici varia tra gli 870 e i 1.137 chilometri quadrati. Sfruttando unicamente questi fabbricati, si stima la possibilità di installare una potenza variabile tra gli 84 e i 110 GW.
Questi numeri dimostrano scientificamente che non c’è alcun bisogno di consumare un solo metro quadro di suolo agricolo o naturale. Si auspica che la transizione solare parta da qui, attraverso investimenti pubblici che sgancino i cittadini dal ricatto delle multinazionali del fossile e del green-washing, anche nella città di Avellino.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Salta la prima udienza udienza del processo “Dolce Vita”. La ragione è legata ad una vicenda nazionale, ovvero la deliberazione…

La Protezione Civile della Regione, in considerazione delle valutazioni del Centro Funzionale sugli scenari meteorologici in atto e sulla loro…

Tragedia sfiorata questa mattina sulla linea della Circumvesuviana, nel tratto compreso tra le stazioni di San Giovanni e San Giorgio…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Sanità territoriale, resta aperta la questione della carenza dei medici di medicina generale. A sollevare nuovamente il problema è la segretaria generale della FpCgil Licia Morsa, che chiede all’ASL un confronto sull’organizzazione delle Case di Comunità e sulla reale disponibilità dei medici di base. «Si parla di medici di medicina...

“Prata Jazz nasce dalla passione di un gruppo di giovani per le sonorità jazz, dall’impegno instancabile della pro loco, dalla forte tradizione musicale del centro di Prata. Da allora la rassegna, alla sua ventesima edizione, promossa dalla pro loco, con il patrocinio dell’amministrazione comunale. è diventata un punto di riferimento...

– di Mario Spagnuolo– Con l’arrivo del mese di settembre si è chiusa una finestra di calciomercato in cui l’Avellino ha lavorato incessantemente per migliorare ogni reparto della rosa. Anche nelle ultime ore il DS Mario Aiello non si è lasciato scappare l’opportunità di chiudere due trattative importanti per Alessandro...

Trasformare la sicurezza in pratica quotidiana. È la sfida lanciata questa mattina in occasione della presentazione, nella sede di Formedil Avellino ad Atripalda, del nuovo camper del progetto “Cantieri Sicuri”, realizzato insieme a Formedil Benevento Formazione e Sicurezza e Inail Campania. Un’aula mobile che raggiungerà direttamente i luoghi di lavoro,...

Ultimi articoli

Attualità

“Il contatto con Rodríguez è nato qualche settimana fa ma poi non se ne fece nulla. Oggi è uscita questa…

“Piove sulla città, ma si addensano nubi anche sull’amministrazione comunale di Avellino”. Così in un video l’ex sindaco, oggi consigliere…

Arriva dal consigliere comunale di Avelli o di Noi di Centro Gino Iannace una proposta per ridurre i disagi per…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy