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La stretta di mano tra imprenditoria ed etica sociale

Rubrica Percorsi – A cura di Monia Gaita

Armando De Matteis: Nato a Casalbore in provincia di Avellino, ha sempre declinato le leggi dell’imprenditoria nella cifra e nelle forme dell’innovazione, dell’etica sociale e degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. È Presidente della De Matteis Agroalimentare SPA, specializzata nella produzione di pasta di qualità con i marchi Baronia e Grano Armando. Ha fondato e dirige la Elcon Megarad SPA che realizza componenti per cavi elettrici. Nel 2014 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha insignito dell’ìnclito titolo di Cavaliere del Lavoro.

 

Dall’infanzia all’età adulta: raccontateci qualcosa della vostra famiglia

Sono nato a Casalbore da papà Alberto e mamma Adele. Mio padre, imprenditore nel settore minerario, praticava attività estrattiva di carbonato di calcio e silice, destinati alla fornitura di vetrerie e cementerie. Mamma apparteneva a un’antica e nobile famiglia di Afragola, i Maiello. Nel mio paese ho vissuto un’infanzia serena: eravamo 6 figli, tutti molto uniti. Ma a Casalbore ho potuto frequentare solo le elementari. Allora le medie stavano solo nelle città capoluogo. Ecco perché a 10 anni fummo indirizzati in rinomati collegi della Campania per il prosieguo degli studi. Con mio fratello Nicola venni iscritto alla scuola media Pirro e poi al collegio Massimo D’Azeglio di Salerno dove conseguii la maturità scientifica. Furono anni molto belli da un lato, ma anche di intensa sofferenza dall’altro a causa della lontananza dalla famiglia. Stare lontano dai miei mi pesava, era un grande sacrificio. Ricordo che rappresentavo i giorni con dei quadrettini e ogni giorno che passava, lo contrassegnavo con una X. Contavo i giorni che mancavano per tornare a casa, a Pasqua, in estate e a Natale.

 

Che avvenne dopo il diploma liceale?

Concluso il liceo, mi iscrissi alla facoltà di Economia e Commercio a Napoli, ma dopo tre anni papà si ammalò, e io, che tra i figli ero quello più ferventemente interessato alla sua attività, lasciai l’università per aiutarlo nel lavoro. Ero l’unico braccio che potesse dargli un supporto. All’inizio lo affiancai nell’edilizia cui lui si dedicava in via complementare rispetto al lavoro principale. Poi quando morì, lo sostituii del tutto assumendo le redini dell’Impresa di Costruzioni. Realizzai fabbricati di pregio per civili abitazioni sia a Benevento che ad Avellino dove venni ad abitare nel 1977 quando mi sposai. Mi piaceva creare aderendo ai criteri del bello e mantenendo alti gli standard qualitativi. Non ho mai lavorato su appalti pubblici, ma in proprio perché così potevo esprimere il mio modo di pensare e di concepire il mondo, la mia cultura, i miei sentimenti interiori.

 

Quale molla vi spinse a diversificare?

Cominciai a percepire dei venti di crisi e intuii che l’edilizia  stava per entrare in un tunnel da cui non è ancora uscita. L’occasione mi si presentò grazie a un ingegnere elettronico che lavorava per una grossa industria come responsabile tecnico nell’ambito degli accessori per cavi elettrici. Mi propose di creare una struttura per la progettazione e lo sviluppo di questi giunti. Fu così che nel 1980 comprai il terreno ad Arcella e impiantai la Elcon, azienda leader nella produzione di connessioni per cavi di bassa, media e alta tensione. All’inizio avevamo 60 operai. Oggi, tra lo stabilimento di Arcella e quello di Mignano Monte Lungo in provincia di Caserta, ne abbiamo 120.

 

Poi c’è stata la bella avventura di Pasta Baronia e Pasta Armando

A Flumeri sorgeva un piccolo pastificio con annesso mulino delocalizzato da Lioni dalla famiglia Palmante. Acquistai l’opificio sull’onda dell’entusiasmo della Elcon. Volevo avviare una nuova attività. Ebbi grande coraggio: non avevo mai visto un mulino in vita mia, ma qualcosa mi suggeriva che sarebbe andata bene. Oggi l’azienda, con una sede anche a Giano dell’Umbria, vicino Perugia, consta, tra diretti e indiretti, di 400 dipendenti.

 

Quali difficoltà avete incontrato in questo periodo Covid?

Le difficoltà ci sono state. Abbiamo provato a superarle inquadrandole in un responsabile range di regole stringenti. Il personale si è sottoposto a tamponi ogni 15 giorni per garantire uno screening continuo.

 

Com’è il rapporto con gli operai?

Il rapporto con il personale si traduce in un patto di mutuo sostegno ed è il nostro punto di forza. Vige un profondo rispetto e un eccellente spirito di collaborazione. A fine anno siamo soliti festeggiare il Natale tutti insieme in una  conviviale collettiva. In questa dura fase pandemica abbiamo anche riconosciuto un bonus ai dipendenti. È un premio di produttività che suggella, nella particolare congiuntura critica, il legame virtuoso tra azienda e lavoratori.

 

A quali valori dovrebbe ispirarsi il buon imprenditore?

Non credo esista un cliché. Personalmente ho sempre operato con onestà. Non ho mai pensato al denaro. Per me la qualità e la dimensione etica del lavoro costituiscono i requisiti preminenti e imprescindibili. Adesso sono i miei figli a reggere il timone delle aziende: Alberto, ingegnere elettronico, guida la Elcon; Marco, laureato in Economia e Commercio, è l’amministratore delegato del pastificio; Mariagabriella, architetto, cura il marketing.

 

Cosa occorre fare per esplicare al meglio il mercato dell’industria?

Occorre una maggiore consapevolezza. Ogni lavoro, dal contadino all’operaio e all’imprenditore, va svolto al meglio, senza mai eludere il proprio dovere, con diligenza e impegno. L’Irpinia non ha ancora realizzato un completo cambiamento industriale, eppure non va dimenticato che si tratta comunque di una terra a vocazione spiccatamente agricola. Serve acquisire una mentalità, una cultura dell’industria. Bisogna sfruttare le tante risorse disponibili. Oggi diversi giovani capaci e preparati stanno impiantando delle sturt-up anche nei nostri paesi. L’agricoltura va incrementata poiché può stimolare l’occupazione e il progresso delle comunità.

 

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