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La Torre trentacinque anni fa

 

Un uomo in anticipo sui tempi. Si può delineare così la figura di Pio La Torre assassinato la mattina del 30 aprile del 1982, 35 anni fa. E’ in macchina, insieme ad un suo collaboratore, Rosario Di Salvo. Improvvisamente si affiancano all’auto due moto e alcuni uomini armati di pistole e mitragliette sparano decine di proiettili contro i due. La Torre muore sul colpo mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare in un estremo tentativo di difesa. Una personalità che intuisce la trasformazione della mafia che da agricola e latifondista è diventata un’impresa legata al traffico internazionale di droga con agganci nell’alta finanza. La Torre non si limita a fare ipotesi ma sostiene che ci sono rapporti organici con la politica e fa nomi e cognomi a partire da Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici del comune di Palermo dal 1959 al 1964 e poi sindaco del capoluogo siciliano fino al 1975. Ma è solo dopo la sua morte che il Parlamento approva la legge che introduce nel codice penale il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso e che si basa sulla proposta di Pio La Torre e su due decreti legge voluti dall’allora Ministro della Giustizia Virginio Rognoni. Ma per comprendere fino in fondo Pio La Torre dobbiamo partire dalla sua famiglia. Figlio di contadini, poveri, senza mezzi e senza la possibilità di una speranza di cambiamento, di miglioramento delle proprie condizioni. Ed invece Pio La Torre vuole modificare una vita già segnata. Per questo chiede di andare a scuola e non si limita alle elementari ma va avanti fino alle superiori diplomandosi in un Istituto Tecnico Industriale. Ma la “terra” è al centro dei suoi pensieri e allora decide di impegnarsi nella lotta a favore dei braccianti e si iscrive alla Cgil e al Partito Comunista. Il suo percorso comincia da consigliere comunale a Palermo nel 1952, poi sale i gradini della politica come si faceva all’epoca. E dunque diventa consigliere regionale nel 1963 e nel 1972 è eletto deputato. Sono anni duri e complicati. La mafia sta diventando sempre più aggressiva. Dal 1979 al 1982 a Palermo vengono uccisi non solo politici ma anche magistrati e inquirenti. Tra questi il capo della Mobile Boris Giuliano, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. Fratello dell’attuale Capo dello Stato, Piersanti è allora il punto di riferimento di una società civile che intende rompere un clima malato che in quegli anni si respira a Palermo. Episodio chiave di quella stagione è una Conferenza regionale dell’agricoltura che si tiene a febbraio del 1979. Pio La Torre attacca duramente l’Assessorato dell’agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale, e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale. Tutti sono certi che il presidente della Regione prenderà le difese del proprio assessore ed invece Mattarella interviene e riconosce la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali, denuncia le irregolarità e fa pulizia all’interno del partito e nel Consiglio regionale. Un cambio di prospettiva per l’epoca coraggioso e inaspettato. Mattarella trova nel deputato comunista una sponda. Le differenze restano ma il rispetto e soprattutto le idee di uomini diversi camminano sulle stesse gambe. Mattarella e La Torre provano a costruire un rapporto in Sicilia come qualche anno prima avevano fatto a livello nazionale Moro e Berlinguer. Nel giro di poco tempo prima Aldo Moro assassinato dalle Brigate Rosse e poi Piersanti Mattarella e Pio La Torre uccisi dalla mafia. Nel ’84 durante un comizio a Padova muore anche Berlinguer. Vite spezzate e politica piegata che ancora non si rialza.
edito dal Quotidiano del Sud

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