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La Vergine riaccenda la speranza per l’Irpinia

Nel caldo torrido di questi giorni ci raggiunge la dolce frescura dell’Assunta a dare sollievo al corpo e allo spirito, a lenire le piaghe di chi è solo, ad aprire sprazzi di futuro a chi rischia di restare impigliato e imprigionato nelle frattaglie del tempo e dello spazio. La solennità di Maria Assunta in cielo ci fa affacciare sul futuro nostro e del mondo come da una magnifica balconata in cui riusciamo a vedere ridimensionato il nostro presente sempre problematico, a sentire perdonato il nostro passato stracolmo di rimorsi e rimpianti, ad avvertire già qui il nostro futuro profumato di fresco e lavanda come le lenzuola dei nostri nonni tolte dalla cenere e messe ad asciugare come vele pronte a ingravidarsi di vento. A chi è stanco e aggredito dal male di vivere, a chi è deluso per una promessa non mantenuta, a chi ha atteso un amore che sembrava dolce ed ora ragiona con lame affilate, a chi non aspetta più niente e nessuno, a chi da una relazione, da un lavoro, da un nuovo assetto politico si aspettava molto ed ha in mano solo foglie rattrappite, a chi ha un nodo alla gola che stenta a sciogliersi in pianto, a chi è malato con il carnet dei giorni quasi esaurito, a chi ha paura e non sa di che cosa, a chi aspetta la morte e non viene, la solennità dell’Assunta racconta che non tutto è perduto, che si preparano giorni felici, prologo e pronao di una eternità felice. Il mistero che celebriamo riguarda Maria, la Madre del Signore, che, alla fine dei suoi giorni, si trova catapultata in alto (non in senso geografico ma qualitativo) e vede rifiorire il suo volto, stendersi le sue rughe, distendersi la sua paura della morte (“e a paura e chesta morte ca nun un ce vò lassà” cantava Pino Daniele in “Terra mia”), riassunti e ricomposti i suoi pensieri come all’atto in cui l’Angelo venne a visitarLa, da adolescente, con una Parola che chiedeva in incarnarsi in Lei. La Madre non conosce la corruzione del sepolcro e viene come inghiottita nel gorgo di luce che è stata la Pasqua del Figlio, unita alla sua festa, consociata alla Sua gloria, partecipe della Sua vittoria. Invano, raccontano i vangeli apocrifi, gli apostoli vanno a visitare il sepolcro di Maria di ritorno dalla missione dai quattro punti cardinali, il corpo non c’è più, è stato rapito da Dio, unito alla gloria del Cristo Risorto, sottratto alla comune condizione dei viventi che si vedono raggiunti da un raggio di sole “Ed è subito sera”. Abbiamo bisogno degli occhiali da sole per fissare questo mistero soprattutto quando scopriamo che L’Assunzione di Maria non è solo un privilegio della Madre del Signore, ma in Lei si anticipa quanto sarà appannaggio di tutti. Sì, hai capito bene, ci sarà risurrezione dei corpi anche per gli occhi buoni di tua madre, per i capelli biondi di un figlio partito in groppa a una moto che non ha mai più fatto ritorno, per il profilo della donna che ami, le sue braccia sempre accoglienti, per gli occhi acquosi degli anziani e i profili di rondine dei giovani, per i nostri corpi a volte stanchi, a tratti presi dall’estasi dell’amore, per le mani degli operai e i cervelli degli ingegneri, per lo sguardo degli architetti e la potenza che hanno gli artisti di trasfigurare la materia inerte del marmo o del colore. Questo nostro corpo greve, crocevia di bisogni e di sogni, così fragile e abitato da desideri che mai si realizzano pienamente, questo nostro corpo ha un futuro di gloria che nessun limite e nessuna schiavitù può azzerare. In una Avellino “che corre, ma non parte”, che fa fatica a sperare anche nei volti annoiati dei giovani, che è ancora ferma “su un treno che non è partito mai”, che esporta cervelli all’estero e rischia di essere popolata da anziani chiusi in condomini abitati da “cent’anni di solitudine”, domani passerà la statua dell’Assunta venerata ed amata. Chiediamo a Lei che, dietro a Gesù, ha aperto un passaggio di luce nel buio della morte, di rianimare la speranza. Le mille luci che l’accoglieranno al suo passaggio siano desideri di bene per i singoli e la città. A Lei non possiamo mentire, non basta abbassare lo sguardo per nascondere i nostri vuoti. Forse essi stessi, sia pure in negativo, esprimono la voglia di un di più che non sia solo una protesi di vita disperata, ma desiderio di vita piena, vera, buona e bella. Questo ed altro Lei leggerà e raccoglierà e lascerà una scia di profumo che si chiama santità e si esprime nella voglia di non più accontentarsi di una vita mediocre.

di Arturo Aiello
vescovo di Avellino

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