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Lauro, rubata la targa in memoria di Scibelli. Indaga la polizia. Morano: gesto ignobile

Indagini serrate sul furto avvenuto nel corso della notte scorsa lungo Via Circuito a Lauro: sottratta la targa che ricorda Nunziante Scibelli, vittima della camorra, che aveva come obiettivo esponenti del clan Cava. La targa era stata apposta dall’associazione Libera. Sul posto sono giunti gli agenti del locale Commissariato di Ps di Lauro, agli ordini del vicequestore Elio Iannuzzi. Un gesto che ha scosso non solo la comunità di Lauro, ma anche il web. In tanti stanno condannando il gesto considerandolo una grande offesa alla memoria del giovane ucciso nell’ottobre del 1991.
Dura la  posizione del segretario provinciale della Lega Sabino Morano. “Quello che è successo stamattina è un “Gesto ignobile che dimostra tutta la pochezza di chi l’ha compiuto”.Un furto vergognoso  una grave offesa alla memoria del giovane “Nunzio Scibelli” che all’epoca aveva solo 26 anni vittima innocente delle mafie. Esprimo la mia netta condanna nei confronti di questo gesto atto ignobile.Un abbraccio ai familiari di Nunzio Scibelli .Nunzio è vivo più che mai nei cuori e nelle coscienze di ognuno di noi una memoria per sempre viva”.
L’operaio di Taurano ucciso il 31 ottobre del 1991 in una curva di Via Circuito ad Ima, perche’ la sua vettura era simile a quella dei veri obiettivi del raid, ovvero Antonio Cava e Aniello Grasso. Per quell’agguato è stato condannato anche uno dei killer, il pentito Felice Graziano. 

Il 30 ottobre 1991, Scibelli era a bordo della sua Giulietta blu scuro e con lui c’era la moglie Francesca, incinta al settimo mese. A pochi metri dalla curva di Quindici, la macchina fu investita improvvisamente da una violentissima scarica di armi da fuoco. Più di cento pallottole, esplose anche con un fucile kalashnikov. I due finirono in due ospedali diversi: Francesca e la piccola che portava in grembo si salvarono miracolosamente mentre Scibelli morì alle 9 del mattino seguente al Cardarelli di Napoli.

L’iter giudiziario per il riconoscimento dei colpevoli è stato lento perché solo nel 2011 furono arrestati Felice Graziano, classe 1964, e Antonio Graziano, classe 1963, entrambi legati alla famiglia dei Graziano. I veri obiettivi dell’agguato erano Antonio Cava e suo cugino Aniello Grasso, entrambi legati al clan Cava, che si trovavano in una macchina dello stesso modello di quella di Scibelli e, inoltre, anche di uguale colore.

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