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Le due culture, Tarabbia: ecco perchè la letteratura è sempre forma di conoscenza

Lasorella: non possiamo scaricare sui diritti de più deboli le responsabilità delle nostre società

Si interroga sulla complessità della letteratura a partire dal topos del viaggio nelle viscere di un altro corpo, richiamo agli animali viventi che vivono in altri animali viventi, lo scrittore Andrea Tarabbia, ospite della terza giornata del meeting “Le due culture” promosso da Biogem. Un viaggio in un altro corpo che finisce per mostrarci un mondo non diverso da quello da cui proveniamo, a volte uno specchio di noi stessi, proprio come fa Rabelais quando ci accompagna nella bocca del gigante Pantagruel e testimoniare la forza della letteratura. “Costruire discorsi – spiega Tarabbia – significa conferire forma al mondo, stabilire nuove relazioni tra parole e cose. E’ quello che fa lo scrittore, riscrivendo il mondo secondo modi altri”. Per ribadire che “anche la letteratura che gioca con i fiati pestilenziali e i corpi nei corpi può essere intesa come percorso di conoscenza antropologica. Poiché la letteratura offre sempre un’immagine della complessità del mondo, ci lascia la libertà di interpretarlo secondo quello che siamo e finisce per cambiare le modalità secondo cui affrontare una certa questione”

Tanti gli spunti di riflessione anche nell’analisi della professoressa Maria Gabriella Santoro, che ha analizzato il nostro rapporto con i virus, offrendo indicazioni sulla lezioni da trarre storicamente, ma anche sulle sfide a cui prepararsi in futuro.  E’, poi, Carmen Lasorella a raccontare il suo libro ‘Vera. E gli schiavi del terzo millennio’, primo volume di una trilogia, intervistata dal collega Marco Demarco. “Io credo che si debbano difendere le identità – spiega Lasorella, che ha diretto anche un master sull’emigrazione – anche quelle di chi non consideriamo quasi un essere umano. Non dobbiamo mai fermarci alla superficie, dobbiamo porci domande e mettere in discussione ciò che ci raccontano. I diritti dei più vulnerabili oggi coincidono con quelli dei migranti. Ma siamo tutti migranti. Non possiamo scaricare sulla pelle dei più deboli le responsabilità delle nostre società così evolute. In questo libro ho cercato di accompagnare il lettore in una realtà che non conosce, contrastando false narrazioni consegnate dalla propaganda e dal linguaggio dell’odio. Dobbiamo ribellarci a chi continua a sostenere che i migranti stravolgono  la nostra società. Nel momento in cui continuiamo a destabilizzare il mondo, in tanti cercano di fuggire per ricostruire le loro vite. E’ quello che faremmo anche noi. Ho toccato con mano la capacità di resilienza di chi ha perso tutto, ha visto la propria casa bombardata, i propri familiari uccisi”. Sottolinea con forza la scelta di “raccontare il business dell’emigrazione. Ho voluto dimostrare che la diversità è una ricchezza.  Protagonista è Vera che ha l’incarico di dirigere un’organizzazione che si occupa di migranti, scopre il malaffare e sceglie di non girarsi dall’altra parte”. A chiudere la serata le letture scelte da Andrea Tarabbia, commentate al pianoforte dal maestro Antonio Gomena.

 

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