Sabato, 18 Aprile 2026
02.13 (Roma)

Ultimi articoli

Le origini della Repubblica e la Costituzione italiana

Al tempo in cui fu fatta l’Unità politica dell’Italia per opera di patrioti, intellettuali e rivoluzionari, molti dei quali appartenenti a importanti ambienti intellettuali mondiali e a società segrete, la Monarchia Sabauda recitò un ruolo, fattivamente e simbolicamente, determinante, in aperto contrasto con lo Stato Pontificio. La Repubblica che nasce nel giugno del 1946, sotto il protettorato statunitense e, questa volta, con la benedizione della Santa Sede, è originata dai partiti del CLN. E, la maggiore eredità culturale e morale che i partiti storici antifascisti hanno lasciato è rappresentata dal contenuto valoriale della Costituzione; proprio quella Carta costituzionale, da sempre, oggetto dei pareri più controversi. Due sono le grandi ramificazioni del costituzionalismo moderno. La prima, rispondente alle teorie hamiltoniane e madisoniane, è concentrata, prevalentemente, sulla limitazione del potere attraverso la costruzione di pesi e contrappesi. La seconda, fondata su princìpi e norme, si contraddistingue per avere forte carattere politico-programmatico ed è completata da una coerente architettura istituzionale. I padri costituenti della Repubblica Italiana scelsero la seconda tipologia, lasciando non pochi strascichi nei decenni successivi. Nella lettura e nell’interpretazione del dettato costituzionale, la tesi sostenuta, ormai quasi all’unanimità, è l’indirizzo politico-programmatico vincolante degli articoli riguardanti i rapporti etico-sociali ed economici. Questo comporta problemi di non poco conto, mai affrontati approfonditamente, per la valutazione del valore realmente effettivo del potere democratico in Italia. Per farla breve, come può un partito contemporaneo, che non contempla nella totalità tali valori, realizzare, dopo averlo liberamente presentato alle elezioni, il proprio programma di governo, essendo le sue idee politiche in collisione con quanto dettato dalla Costituzione, considerata la natura programmatica di quest’ultima? A questa domanda ne seguono altre, a catena. Il pluralismo dei valori, connaturato al regime democratico-liberale, nei sistemi costituzionali di questo tipo, risulta reale o finto alla prova dei fatti? I valori della società odierna sono identici ai valori di oltre cinquant’anni fa? Le garanzie giuridiche dei diritti sociali hanno uguale validità effettiva rispetto a quelle dei diritti civili? E via discorrendo. Il continuo verificarsi di inosservanza e di violazione dei precetti costituzionali dimostra i limiti del sistema ed, essendo molte norme metodicamente disattese, i continui richiami della Corte, la quale non ha alcuna legittimazione democratica diretta ma soltanto costituzionale, rendono le sue sentenze vincolanti politicamente, oltre che giuridicamente. Forse scopriamo che le Costituzioni a carattere politico-programmatico nascondono la pretesa di governare al posto dei parlamenti e dei governi? Ammetto che questo sia un quesito provocatorio ma, di certo, le costituzioni di questo tipo non hanno il pregio di adattarsi facilmente ai diversi momenti storici. Esse vivono più agevolmente nei tempi in cui sono state redatte. La Costituzione repubblicana, peraltro, non contempla e non contiene, in modo paritario, tutti i valori del suo tempo. L’impronta statalista, collettivista e assemblearista di estrazione social-comunista e cattolico-sociale, intrisa di dossettismo, prevale sulle altre ideologie di quel periodo, rappresentate minoritariamente. D’altra parte, non poteva essere altrimenti. Nell’Assemblea Costituente gli italiani avevano dato fiducia, nell’ordine dei voti ricevuti, a Dc, Psiup e Pci. Pertanto sarebbe stato quasi certo, come poi è risultato essere, che le minoranze assembleari non avrebbero mai avuto una pari influenza nell’imporre i loro valori, dovendosi accontatare di accordi di compromesso. Qui dobbiamo domandarci se le minoranze di allora siano ancora le minoranze di oggi e quale evoluzione ideologica abbiano avuto i partiti egemoni in quel tempo. Le Costituzione è una legge positiva, creata e scritta dall’uomo. E le leggi positive non vivono fuori dalla storia, non sono immutabili. La nostra, determinando princìpi e valori di un’epoca storica passata, necessita dei dovuti adeguamenti, senza pertanto dover essere snaturata e completamente rivoluzionata. Lo stesso Calamadrei non mostrò molta coerenza, nutrendo all’inizio alcune riserve, miste a un sottile sarcasmo, fino a cambiare opinione, convincendosi della assolutà congruità del carattere programmatico soltanto qualche anno dopo. Salvemini utilizzò parole sprezzanti, augurandosi che la Costituzione fosse cambiata quanto prima. In ogni modo la si pensi, uno dei più gravosi problemi giuridico-politici dell’Italia rimane questo, al di fuori di ogni discorso retorico e di ogni mitizzazione. E la questione è, prima ancora che costituzionale, assiologica e storica. Con questo non si può, tuttavia, negare che la fase repubblicana abbia trasformato in realtà il sogno delle élite politico-culturali italiane di epoca risorgimentale e post-risorgimentale, ricongiungendo, come auspicato da De Sanctis, la nostra Nazione con “i tempi nuovi”. L’Italia è diventata un Paese prospero e moderno grazie alla Repubblica.
Quirino De Rienzo

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Sono accusati di aver rubato ventitré auto nella zona del Montorese: chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i componenti…

Ancora un grave episodio di violenza si sarebbe verificato questa mattina presso la Casa Circondariale di Avellino, durante lo svolgimento…

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, padre e figlio, comparsi davanti al gip del tribunale di Avellino, e…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Dal 20 al 23 aprile il Carcere Borbonico di Avellino ospiterà la prima esposizione nazionale della mostra “Rivivo con Te – Femminicidi: cronaca di una strage senza fine”, un’iniziativa dedicata alla riflessione sulla violenza di genere e alla memoria delle vittime. Promossa dal Centro Studi Rosario Livatino e da FINETICA...

“Dobbiamo essere grate alle donne che sono riuscite ad entrare nel bunker della letteratura, immaginando mondi, raccontando agli altri il proprio universo”. Lo sottolinea con forza la scrittrice Emilia Cirillo nel presentare al Circolo della stampa la ristampa di due racconti di Grazia Deledda “La bambina rubata” e “Il ritorno...

– di Rodolfo Picariello – Ariano – Tre candidati alla carica di sindaco e allo stato sono in via di definizione almeno dieci liste di candidati consiglieri. Comincia a prendere forma la sfida elettorale ad Ariano per il rinnovo del Consiglio comunale. Tuttavia bisogna capire cosa farà la compagine che...

Ultimi articoli

Attualità

– di Mino De Vita – Torna in questi giorni alla mente il titolo del romanzo di Conrad: “Con gli…

Questa mattina, a Roma, si è svolto un incontro particolarmente proficuo tra i rappresentanti istituzionali dei territori interessati e la…

Mirabella Eclano – A poche ore dall’inizio del trilaterale dei ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, il sindaco della…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy