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L’esito delle elezioni europee nel nostro Paese ha consacrato Salvini come vincitore assoluto e Di Maio e il M5S come gli assoluti perdenti. Tuttavia, he reso teoricamente possibili varie opzioni per la formazione delle maggioranze parlamentari. E perciò – paradossalmente – ha anche introdotto tentazioni di rovesciare il tavolo. E creato comunque forti elementi di incertezza. I toni moderati fra i partner non devono ingannare. Essi appaiono destinati a diventare duri e ultimativi. Aggravati dalle possibili alleanze europee, che vedono la Lega fuori dai giochi che contano. E confinata in un ruolo di opposizione che renderà la posizione del nostro Paese più isolata e difficile.

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Negli ultimi mesi, entrambi i partner si erano mostrati convinti della possibilità di rinnovare facilmente il cosiddetto “contratto di governo”, magari semplicemente aggiornandolo. Ma basterà una nuova edizione della fragile “cartuscella” – poco più che un elenco di argomenti – a consentire a Lega e M5S a restare a galla? Troppe volte è stato utilizzato solo tatticamente, per stuzzicare o provocare il partner. Metterlo in difficoltà. O richiamarlo strumentalmente, al fine di ottenere da quello recalcitrante il riconoscimento delle proprie pretese. Il tutto al di fuori di una visione organica dei problemi del Paese, soprattutto del Mezzogiorno. Anche alcune misure sono risultate stravolte. Rese più deboli e di non facile attuazione dalla “fregola” elettorale dei partner. A cominciare dal reddito di cittadinanza, piegato a finalità improprie, di natura elettoralistica. Insomma, quel contratto ha prodotto finora risultati scarsi o incompleti. Ha anzi aumentato i contrasti politici. Fino alla non casuale e completa paralisi dell’azione governativa.

Il forte arretramento dei Cinquestelle è destinato a stravolgere il suo futuro e quello del suo capo politico, cui vengono fatalmente imputate troppe sconfitte. Determinate certamente dalla natura stessa del Movimento. Ma altrettanto certamente aggravate dalle oscillazioni di una linea passata dalla concorrenza diretta a destra con la Lega alla virata improvvisa verso la riscoperta di tematiche di sinistra. Ora il M5S è a un bivio. O lasciare il governo per tentare di riconquistare da una diversa posizione (e con una probabile, diversa leadership) i milioni di consensi perduti. Oppure accontentarsi di recitare apparentemente un ruolo di comprimario ma in effetti di ruota di scorta di una Lega egemone. Accettare tanti provvedimenti indigesti (Tav, flat tax, autonomie, decreto sicurezza e un a gestione morbida dal caso Rixi) abiurando a diverse sue battaglie, come sembra richiedere Salvini.

Di Maio potrebbe esserne tentato, per allontanare lo spauracchio delle elezioni anticipate con la relativa scadenza delle due legislature anche per lui! Ma i gruppi parlamentari appaiono in fermento, insoddisfatti per le tante rinunce cui il M5S è stato costretto.
Anche per Salvini il bivio è strategico: tentare di “monetizzare” politicamente il successo conseguito. Ribaltare i rapporti di forza. E imprimere al governo il marchio leghista. Per tentare lo showdown delle elezioni anticipate in autunno, occorre però chiarire entro giugno la situazione. L’alternativa è rabberciare l’attuale rapporto. Ma potrà funzionare, tenuto anche conto che gli attuali gruppi parlamentari vedono la forte preponderanza dello sconfitto M5S?

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Quella che si prospetta in autunno sarà comunque una fase economica delicatissima. Contraddistinta, dopo il fallimento dell’assalto sovranista, da rapporti più complicati con la nuova maggioranza che reggerà la Ue, meno disponibile a tollerare sforamenti vari. E segnata ancora da una crescita dello 0 virgola e da spread molto alto. Dalla fine dell’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE di S.Mario Draghi. Dal possibile varo di una impegnativa legge di bilancio e di severi tagli della spesa pubblica, fino a misure per neutralizzare il previsto aumento dell’Iva. Decisioni che presuppongono obiettivi comuni e grande determinazione nel perseguirli, affrontandone anche l’impopolarità. Queste caratteristiche, finora mancate alla maggioranza e al governo, compariranno ora come per miracolo?

di Erio Matteo

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