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Libri, l’ultimo appuntamento di “Angolazioni” con Maria Loreta Chieffo

Giovedì 31 maggio, alle ore 18,30, presso “l’Angolo delle storie” di Avellino, termineranno gli incontri letterari curati dalla scrittrice Emilia Bersabea Cirillo.

La rassegna “Angolazioni” ha incontrato il favore del numeroso pubblico che ha affollato la libreria.

Diversi i motivi del successo: la presenza di scrittori e testi validi, introdotti da letture affidate ad attori e lettrici conosciuti, un nome per tutti Massimiliano Foà;

la presentazione dei romanzi da parte di Generoso Picone, Emilia Cirillo, Anna Catapano; la generosità degli scrittori che non si sono limitati a parlare del libro in presentazione ma si sono soffermati sull’organizzazione culturale e creativa a base del libro consentendo agli ascoltatori di entrare “nel loro laboratorio artistico”.

L’ultimo appuntamento è con il romanzo d’esordio di Maria Loreta Chieffo “Non è di qua” ed. Antonio Tambolini – Collana “I borghi”.

“Non è di qua” è ambientato a Zungoli, paese natale dell’autrice, con lei percorriamo in lungo e in largo il borgo, attraverso i suoi occhi che sembrano accarezzare ciò che descrive o semplicemente nomina abbiamo una chiara mappa del tranquillo borgo dell’Irpinia d’Oriente: “il ponte delle sette luci”, “piazza di basso con le sue scale”, “piazza Castello”, “Largo del gelso”, “Il castello Normanno”, “Il convento del frati francescani” e giù, giù fino al “fondo valle”.

Osservata dall’alto “la grande spianata della valle dominata dal Formicoso” regala ad Ida Di Maggio non solo un piacere contemplativo ma la consapevolezza dello splendido “isolamento in cui era vissuta” e di come la tranquillità dei luoghi contribuisca alla sua tranquillità.

L’autrice offre al lettore un prezioso scrigno pieno di sensazioni, emozioni, ricordi, descrizioni, aromi, sapori….

Tutto ruota intorno alla scoperta del cadavere di una donna “nuda come un piscilotto”, sfigurata nel volto o “sfregiata” come dicono gli abitanti del borgo che immediatamente e con sicurezza affermano “non è di qua”, quasi che il male non possa appartenere a qualcuno di loro ma solo a gente estranea alla comunità.

In parte hanno  ragione, la giovane donna assassinata brutalmente è una straniera che viveva a Zungoli insieme ad altre. Purtroppo il male, “il demonio” si è impossessato di uno degli abitanti che con la complicità di un parente, ha ucciso la donna ma anche un inerme e innocente monaco.

Gli autori del duplice omicidio vengono scoperti attraverso due indagini parallele, quella ufficiale condotta dal maresciallo Lorenzo Capomazza, comandante della locale caserma dei carabinieri e quella portata avanti da Ida Di Maggio, cronista del Mattino appena arriva in paese per qualche giorno di vacanza.

La giornalista, nata e cresciuta a Zungoli, conosce tutti e gode di piena fiducia da parte degli abitanti per cui riesce prima del maresciallo, a scoprire indizi importanti.

Tuttavia tra i due nasce una viva simpatia e una collaborazione che li porterà alla soluzione dell’enigma.

Aldilà del meccanismo delle indagini, il libro è piacevole anche per la capacità dell’autrice di rappresentare personaggi del paese, quelli che conosce da sempre, come le sorelle Pratola, cuoche bravissime, memoria storica del borgo, a conoscenza di tutto e di tutti; come Pasqualino Caso “lo scemo” che Ida ricorda bambino con “occhi impauriti e malinconici” o ancora Ngiulina Grande che d’estate non fa mancare i fichi sulla sua mensa.

Ma Ida non esita a raggiungere il “borgo antico” dove vivono alcune delle straniere presenti a Zungoli, dagli abitanti chiamate, con una punta di disprezzo “le rumene”.

Lentamente la giornalista entra in confidenze prima con Fiorentina, poi con Irena e da questi colloqui risale al nome della donna uccisa, Alina.

Ida si pone nei confronti di queste donne alla pari, per lei non sono “le rumene” ma persone che hanno sofferto, costrette a lasciare il loro paese, spesso anche mariti e figli, sfruttate oltre misura al loro arrivo in Italia ma anche capaci di ribellarsi per la conquista di un minimo di autonomia e libertà.

L’autrice sembra suggerirci che non sono gli emigranti che portano il male e la corruzione ma quanti li accolgono per sfruttarli.

Mi pongo spesso un interrogativo quanti sono le case, i vecchi, i campi abbandonati, nei nostri piccoli paesi dell’Alta Irpinia e non solo? Sono tanti, si potrebbe….

Ma non voglio aggiungere altro.

 

 

Lia Tino

(per l’Angolo delle Storie)

 

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