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L’ombra di ciò che unisce. L’amicizia luminosa tra Bousquet e Magritte

Di Rossella De Lorenzi

L’ombra di ciò che unisce. Lettere a René Magritte (1946-1948) di Joë Bousquet è il nuovo volume edito dalla casa editrice Mimesis, curato da Arlindo Hank Toska.

Si tratta di una concreta testimonianza dell’amicizia nata tra il noto poeta Bousquet e il celebre pittore Magritte. Il libro prende il titolo dalle parole di Bousquet, che in una delle lettere indirizzate a Magritte scrive: “Siamo amici e abbiamo scoperto che questa amicizia era solo l’ombra di ciò che unisce le nostre vite”. Cosa univa dunque le loro vite?

In primo luogo una città: Carcassonne. Per sfuggire all’invasione tedesca del Belgio e dell’Olanda, l’artista belga si trasferisce in Francia, giungendo prima a Parigi e spostandosi poi presso Carcassonne, dove soggiornerà dal 23 maggio al 5 agosto del 1940. È in questa cittadina medievale, nella quale vive lo scrittore francese, che i due artisti hanno modo di conoscersi e fondare un sincero legame di amicizia, che proseguirà negli anni. La città comune non è il solo aspetto che lega i due artisti. Ciò che li unisce è la vicinanza di entrambi al movimento surrealista, la passione per l’arte, l’amore per la riflessione teorica su temi quali la relazione “realtà-sogno” e “luce-buio”.

Nei confronti del movimento surrealista, pur non essendone propriamente un membro, Bousquet sente un’affinità che lo porta a frequentarne diversi esponenti e a collezionarne nella propria stanza molteplici opere. Il poeta, colpito alla colonna vertebrale durante la prima guerra mondiale da un proiettile che ne pregiudica l’intera esistenza e lo costringe a letto per tutta la vita, vive in una camera con pareti ricche di tele di autori come Chagall, Dalì, Dubuffet, Ernst, Fautrier, Klee e naturalmente l’immancabile Magritte. Nelle lettere a quest’ultimo, Bousquet esprime in modo esplicito l’apprezzamento per le sue opere e il suo interesse a comprarle: “Magritte, ti prego, scrivimi. Dimmi a che prezzo mi cederesti le tue tele più recenti, su quali condizioni di pagamento potrei contare”. In questi scambi epistolari Bousquet scrive anche di essere pronto a supportare Magritte se dovesse trovarsi in difficoltà. La passione per l’arte è dunque sostenuta da parole e fatti.

Ciò che unisce Bousquet e Magritte è inoltre il contenuto teorico. Le missive testimoniano il profondo scambio intellettuale tra i due artisti, che amano confrontarsi su questioni concettuali che influenzano il modo di concepire l’arte. Legati entrambi al surrealismo, anche se Magritte in seguito se ne distanzierà, la riflessione sulla relazione tra realtà e sogno è uno dei punti cardine. Bousquet scrive: “Vedi, Magritte, è chiaro. Ho già aperto un quaderno in cui lascerò che si formi il corso del perpetuo sonnambulismo in cui sprofondo sempre di più”.

Il carteggio evidenzia l’unicità di Magritte agli occhi di Bousquet, il cui ricordo si fa presenza e persino fonte di ispirazione. Bousquet scrive: “Il tuo ricordo si rinnova: esso crea. Si può pensare con molto piacere a chi si è mostrato intelligente, brillante dialettico. Si ripercorrono le sue qualità, prima con gusto, poi con ossessione. Infine, con stanchezza. Ma tu, tu hai saputo, qui, vivere in tua assenza. Ho descritto a tutti i miei amici alcuni Magritte che non conosci e che ti devo. Ho seguito per mesi e mesi nel mio gergo le leggi del mondo che la tua visione mi aveva imposto”.

La conoscenza, il pensiero, le opere, la figura di Magritte sono creatrici, perché capaci di generare nuove immagini nella mente di Bousquet; immagini che a loro volta sembrano ispirare Magritte, in un circolo dialettico in cui l’arte continua ad alimentare altra arte. Bousquet racconta a Magritte delle proprie suggestioni visive, che sottolineano l’interesse comune per la relazione tra luce e buio.

Quadri di Magritte come “L’impero della luce” o “Fata ignorante” realizzati negli anni ’50 del Novecento, nei quali lo studio della luce e del buio vengono proposti in modo ossimorico, contraddittorio e surreale, riecheggiano la “donna assolata di ombre” di cui parla Bousquet in queste lettere, scritte precedentemente. Affermazioni di Bousquet come “Quando ti ho mostrato queste immagini, non avevo la pretesa di suggerirti dei soggetti. Hai un paese di fate nelle tue mani” stupiscono per l’affinità concettuale, di immagini e terminologica con Magritte e lasciano pensare a un reale scambio intellettuale tra i due.

D’altronde luce e buio non possono che essere aspetti cruciali per un pittore che ama spiazzare con accostamenti controintuitivi e impossibili e per un poeta che trascorre la vita rinchiuso all’ombra della sua camera e vive grazie alla luce della propria creazione artistica e dei quadri che lo circondano. La riflessione sulla relazione tra luce e buio o ombra è quindi un altro elemento essenziale nel dialogo tra i due artisti che grazie a questo libro viene sottolineato.

L’ombra di ciò che unisce, che oltre alle lettere tra Bousquet e Magritte si arricchisce anche di ulteriori scritti, è un libro testimonianza diretta di un’amicizia sincera basata principalmente sulla stima reciproca, personale e professionale: un rapporto nato da una vicinanza territoriale temporanea che diviene vicinanza intellettuale permanente, un legame pieno di luce, interiore ed esteriore.

 

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