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L’orrore delle bombe sull’Iran: eppur brilleran le stelle

di Virgilio Iandiorio

Se invece dei droni che sganciano bombe sull’Iran tormentato da una guerra esterna e dalla rivoluzione interna, e se gli aeroplani al posto degli ordigni, che seminano morte, facessero lanci di giocattoli per i bambini e le bambine? E per le persone adulte di ambo i sessi, lettura di fiabe, di favole, di racconti che aiutino a riflettere sulle pazzie a cui può giungere la mente dell’uomo?

Nel romanzo di Simin Daneshvar intitolato Suvashun Una storia persiana, pubblicato in Iran nel 1969, viene raccontata una simpatica storiella (a pag. 21), che può sembrare una favola, ma che a ben vedere può fornire la soluzione di un conflitto, che si sa quando è scoppiato, ma non quando avrà termine.

Durante la seconda guerra mondiale McMahon, corrispondente di guerra irlandese, amico del marito di Zari, la protagonista del romanzo, si trova in Iran per raccontare quello che accade in questo paese, non direttamente coinvolto nel conflitto.

“c’era una volta una bimba di nome Mina. Era l’unica bambina a piangere quando le stelle non si facevano vedere in cielo. Quand’era piccina, la mamma la prendeva in braccio e le indicava il cielo dicendo:” Lunina, lunetta, lunà, vieni in braccio a Minà”, e così Mina s’innamorò del cielo. E ogni notte nuvolosa la piccola piangeva per le stelle, sperando che quella sciattona della loro domestica, che perlopiù spargeva la polvere di stelle di qua e di là, spazzasse il cielo rendendone visibile qualcuna.

Ah, ma se spazzava la mamma, lei raccoglieva luna e stelle, le poneva in un sacco di cui cuciva l’imboccatura e lo nascondeva nella credenza. Mina aveva capito e, alleandosi con la sorella, aveva rubato le chiavi della dispensa alla mamma e se le portava a letto. Senza quelle chiavi le due bimbe non riuscivano a dormire”.

Morale della favola, come si diceva una volta: bisogna trovare le chiavi della dispensa, quella in cui oggi sono “rinchiusi” gli Iraniani.  Non è un compito facile. E qui si parrà la tua nobilitate (Inferno, II,9), cioè di quanti hanno a cuore le sorti del popolo iraniano.  Il compito del mondo libero è quello di spalancare le porte per i cittadini dell’Iran affinché   possano rivedere le stelle del nostro universo, non quelle dell’altro mondo.

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