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“L’Unione degli egoismi”

 

Di fronte al drammatico fenomeno dei migranti in fuga dalla fame e dalle guerre qualcuno ha rinominato l’Unione Europea in "Unione degli Egoismi". I fatti lo dimostrano: i muri di mattoni o di filo spinato sorgono continuamente ogni giorno e i Paesi che hanno sospeso Schengen sono ormai la maggioranza. In questo periodo quaresimale, momento forte di riflessione non solo per i cristiani, è necessaria l’esigenza che ognuno interroghi se stesso. Il monito di Papa Francesco risuona pesantemente sulle nostre coscienze: "Ci stiamo abituando all’indifferenza". Una domanda, frattanto, dobbiamo porcela: che cosa sta accadendo in Europa? Alla lentezza decisionale fa riscontro una velocità fortissima nell’alzare muri e confini materiali. È questa la via giusta ed intelligente? La risposta più lucida ed autorevole sembra sia quella di Saskia Sassen, nata a l’Aja nel 1947, cresciuta a Buenos Aires, oggi cittadina statunitense e sociologa alla Columbia University di New York:" la storia non sarà tenera con i politici del vecchio continente". La storia non sarà tenera e presenterà il conto se non ci convertiremo a guardare con attenzione il fenomeno delle migrazioni forzate come la più grande sfida che la nostra epoca pone a tutte le comunità europee e ai governi che le governano. Bisogna considerare, con gli occhi non appannati dagli egoismi del breve periodo, tutti i fattori in gioco, dal nostro declino demografico alla crisi dei sistemi di welfare che vivono un enorme paradosso: senza l’apporto dei migranti le nostre economie sono destinate a crollare e, nello stesso tempo, non reggeranno all’impatto di centinaia di migliaia di nuovi arrivi. È di questi giorni l’affermazione della "ministra" danese per l’integrazione Inger Staiberg: "qui non c’è welfare per tutti". E in Danimarca e Svezia, fino a poco tempo fa c’era un modello eccezionale di welfare. Mentre l’Europa perde tempo e tentenna sul fenomeno migratorio, le guerre aumentano. Ma è solo la guerra la causa che genera i flussi migratori, o esistono altre condizioni negative concorrenti? In realtà è significativa la rapidissima crescita di popoli rurali e semirurali costretti a spostarsi per una serie di concause – fondamentale è lo sconvolgimento del minimo assetto economico e produttivo – collegate anche al cambiamento climatico e alla riduzione della terra coltivabile dovuta al boom edilizio o alla costruzione del settore minerario, l’avvelenamento sempre più rapido della terra e dell’acqua, contribuiscono inesorabilmente a creare dinamiche di espulsione che solo apparentemente afferiscono alle pur tante guerre presenti nei paesi interessati ritenute la sola causa endogena. I potentati finanziari esterni, compresi quelli europei, lavorano nell’oscurità dei loro interessi capitalistici, opacizzati dai fenomeni bellici forse da loro stessi indirettamente alimentati. E l’Europa sembra non vedere nella loro complessa realtà fenomeni che si configurano in 60 milioni di migranti forzati. Eppure l’Europa, secondo autorevoli rappresentanti del Parlamento Europeo, potrebbe fare molto per affrontare alla radice il problema dei flussi migratori, a cominciare da una politica estera comune, fortemente condivisa. La soluzione dei conflitti endogeni va trovata dispiegando il peso di tutta l’Europa, senza ordine sparso dei Paesi protagonisti di turno in coincidenza delle tante prese di posizione di politica estera solo di facciata. Bisogna investire di più e meglio sul radicamento della democrazia e sulla cooperazione allo sviluppo dei Paesi dell’Africa Subsahariana, sacrificando definitivamente gli interessi dei potentati finanziari di matrice europea, convinti che non si possono servire due padroni. Ad illuminare l’oscurità della politica europea è ancora il faro di Papa Francesco, all’inizio di quest’anno: "Non ci si può permettere di perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca".
edito dal Quotidiano del Sud

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