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Manocalzati: la storia rivive nel giorno della festa di San Barbato

Oggi, 19 febbraio, si celebra il patrono della frazione omonima

Virgilio Iandiorio

Avete mai provato a guardare uno stesso monumento o un edificio in ore diverse della giornata? Con la luce del mattino, o con quella di mezzogiorno o con quella del tramonto ? Il castello di San Barbato, quando di buon mattino lo guardo mentre attraverso la strada provinciale, che quasi lo costeggia,  si presenta meno austero allo sguardo dell’osservatore, per effetto del sole che ne illumina dalla testa ai piedi il fianco orientale. Al tramonto, invece, sembra quasi imbronciato nelle sue penombre.
Una guida turistica di due secoli fa (Istorica descrizione del Regno di Napoli di Giuseppe Maria Alfano) così descriveva questa frazione del comune di Manocalzati, un tempo autonomo comune:
“San Barbato. Casale sopra un colle, d’aria buona, Diocesi d’Avellino, 3 miglia distante da detta Città. Il suo titolo di Baronia è di Gaeta [ famiglia Gattola]. Produce grani, granidindia, frutti, vini e castagne. Fa di popolazione 500”.
Il numero di abitanti di un paese,  che cresce nel tempo, sta a significare che si sono verificate condizioni di vita favorevoli e migliori; e al contrario se il numero decresce vuol dire che ci sono stati eventi  tali da comprometterne lo sviluppo (penso alle carestie, alle epidemie, ai terremoti). A San Barbato il numero degli abitanti  sembra rimanere invariato nei secoli,  quasi come se si fosse raggiunto uno stato di saturazione, che, per dirla con la fisica, è la condizione in cui all’aumento di una determinata causa non corrisponde più l’aumento del relativo effetto.
Il paese porta il nome di un santo  vescovo di Benevento  che non fu un fenomeno marginale nella storia del Ducato dal punto di vista religioso e politico. La storiografia locale beneventana esalta le opere di  san Barbato e la sua capacità di fare di Benevento il centro di una spiritualità nuova che si irradia oltre il Sannio.
I paesi che conservano il culto per il santo vescovo non sono molti e tutti all’incirca nel territorio dell’antico Ducato di Benevento; anche l’iconografia del santo ( immagini, statue, quadri) è esigua. Per questo motivo sono particolarmente importanti le notizie di opere d’arte in cui compaia raffigurato il santo. Il prof. Pasquale Carlo ha scoperto che nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma in un dipinto di Placido Costanzi è raffigurato San Barbato. Nel Diario Ordinario di Roma per il mese di giugno  dell’anno 1742 è riportata la seguente notizia:
“Domenica solennità del glorioso San Giovanni Battista nella Basilica Lateranense si tenne Cappella Papale… In congiuntura della stessa Solennità, il Sabbato alli vesperi, nella stessa Basilica, si vide scoperto il nuovo Quadro dell’Altare di rimpetto alla Cappella dell’ Eccellentissima Casa Corsini, in cui furono egregiamente dipinti, la Santissima Vergine rappresentata nella sua Concezione, S. Barbato Arcivescovo di Benevento, e li Beati Fedele da Sigmaringa e Giuseppe da Leonessa ambi Minori Cappuccini, beatificati nella Basilica medesima sino dal tempo della santa memoria di Papa Benedetto XIII, ed il detto Quadro è opera del virtuoso Signor Placido Costanzi”.

Placido Costanzi (Roma 1688-1759) fu un pittore  del periodo tardo-barocco. Nacque da una famiglia di  mercanti di pietre preziose a Roma; fu  allievo di Benedetto Luti (1666-1724). Dipinse soggetti prevalentemente di argomento storico e devozionale. Suo è un San Camillo a Santa Maria Maddalena, con imitazione del Domenichino.  Sua è anche la Resurrezione di Tabitha (negli Atti degli Apostoli, questo  è il nome della donna che San Pietro risuscitò dalla morte) a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, replicata in un mosaico nella Basilica di San Pietro.
Un pezzo di storia del borgo antico di San Barbato è consegnato alla  storia dei suoi possessori, dai Filangieri agli Albertino, ai Gattola di Gaeta e ai Patroni Griffi; ma il legame di questo piccolo paese con il suo santo patrono è molto più stretto e vivo. E il quadro,  collocato sull’altare della chiesa demolita dopo il terremoto del 1980, rappresenta l’Assunzione di  Maria, titolare della ex parrocchia,  San Barbato ed altri santi. Il santo vescovo è rappresentato con i suoi paramenti  sacri, ed è l’unico personaggio del quadro che guarda verso lo spettatore. I fedeli possono così contemplare  il mistero dell’Assunzione di  Maria, e sentire vicino lo sguardo rassicurante del santo patrono. Come spesso accade, le iniziative di qualsiasi genere hanno bisogno di essere sostenute da valide, sicure e certe motivazioni culturali. Si può cominciare proprio dal Santo Patrono, in questo arduo lavoro di costruzione di un progetto culturale dell’intera comunità.

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