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Mai come in questi giorni si infittiscono – e si fanno sempre più nervosi – i conciliaboli nel Transatlantico di Montecitorio o nel salone Garibaldi di palazzo Madama. Soprattutto i peones brancolano nel buio di una situazione politica complicata dall’eventualità di una procedura di infrazione da parte dell’Ue. E resa addirittura esplosiva dai contrasti permanenti fra i partner di governo, che rischiano di far precipitare gli avvenimenti verso elezioni anticipate. Esito dai più temutissimo. E tuttavia considerato seriamente soprattutto dal leader leghista come via di uscita in caso di difficoltà insormontabili.  Così la situazione appare per ora stranamente in bilico. Da una parte, le manovre di chi fa di tutto per salvare le sorti di questa singolare legislatura. E, con essa, se stesso e la propria parte politica. Dall’altra, le tentazioni di chi considera l’opportunità di superare nodi sempre più inestricabili puntando su elezioni anticipate. Per monetizzare il proprio credito politico. Fare il pieno di parlamentari. E rinviare i giochi alle prossime Camere.

 

Sul fronte dell’opposizione, FI appare alle prese con i suoi problemi interni. Teme le elezioni. E farebbe qualunque cosa per allontanarle. Ha bisogno di tempo per celebrare l’annunciato congresso, con eventuali primarie. Il Pd, invece, dice di non temere le elezioni anticipate, unico possibile esito del disastro giallo-verde. Innanzitutto, però, una nuova legislatura porrebbe il Pd di nuovo di fronte al quesito lacerante che liquidò la leadership bersaniana: alleanza con il M5S si o no? inoltre i risultati “ballerini” delle ultime amministrative e alcune vicende non proprio ben gestite (come il caso Lotti), insieme alle oscure intenzioni del perenne convitato di pietra Renzi, dovrebbero consigliare prudenza.  E già Sala insiste sulla necessità di andare oltre gli attuali confini del partito per formare uno schieramento più ampio, finora punto dolente della leadership zingariettiana!

 

Di Maio ha già avvertito i suoi che occorre “scavallare” luglio, il mese oltre il quale non saranno più, tecnicamente, possibili elezioni in autunno. Prima della sessione di bilancio. E ha cominciato ad appianare i contrasti con l’alleato. Non tutti però hanno gradito, a cominciare dal Presidente della Camera. Fico ha rivendicato la necessità di una sede comune di confronto. E, ancora più insidiosamente, ha affermato di non vedere un futuro del M5S senza Conte. Stoccate non da poco. Il corpaccione del Movimento segue smarrito schermaglie e divisioni simil-correntizie. Una profonda linea di frattura attraversa i deputati e i senatori, tra chi ha già svolto i due mandati permessi e chi ne ha uno solo. Gravissimo appare l’errore di non aver risolto a suo tempo la questione. E ora il capo politico non ha la forza di decidere. Crescono perfino i sospetti. Che la linea morbida nei confronti della Lega sia influenzata dagli interessi personali di chi non vuole abbandonare il Parlamento (Di Maio in testa). O che la linea opposta lo sia dalle presunte necessità economiche di qualcuno (Di Battista). Nel frattempo, l’aumento della quota-fondi Ue per la Tav sta togliendo argomenti ai contrari. Verso il M5S sono forti i rimpianti olimpici romani e torinesi. E aumentano le vertenze industriali non risolte da Di Maio, a cominciare dalla bomba -ILVA!

Salvini sembra ancora indeciso, se andare alle elezioni, nonostante le insistenti pressioni cui è sottoposto dall’ala governativa, più sensibile agli umori dl territori insofferenti rispetto ai 5S. Non mancano, poi, le insidie, come la prossima discussione al Senato (dove la maggioranza è di tre voti) della riduzione dei parlamentari, vessillo del M5S. Sarà richiesta la maggioranza assoluta, in quanto legge costituzionale. E quindi la mobilitazione generale anche di ministri e sottosegretari per impedire pericolosi scherzetti da parte del sotterraneo ma agguerrito fronte interpartitico. Intanto, le decisioni dell’esecutivo sulle richieste Ue vengono monitorate con estrema attenzione anche dal Capo dello Stato, che cerca di tenere aperti i canali di comunicazione con le Cancellerie europee sempre più irritate. Basterà questo ad evitare irresponsabili giochi di rovesciare il tavolo?

di Erio Matteo 

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