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Mario De Masi, l’arte del palcoscenico come ricerca. La sua Supernova inaugura la stagione del Teatro Indio a Roma

di Fausto Baldassarre

Mario De Masi è gloria irpina. Spazza via la mediocrità. Basti pensare che ha portato sul palco Dostoevskij, Camus e continua la sua opera creativa di Attore e Regista. Con “Supernova” sarà lui a inaugurare dal 2 al 5 ottobre prossimo la Stagione teatrale del Teatro India di Roma. A prendere forma un’allegoria sul potere nelle dinamiche familiari, dove la disgregazione dei legami post-lutto riverbera nella violenza dispersiva di un’esplosione cosmica. L’opera porta in scena una narrazione che fonde realismo e simbolismo, utilizzando la famiglia come metafora della società contemporanea e il concetto di potere come forza che attrae e respinge, unisce e divide.

La “supernova” è un’esplosione stellare provocata da una stella che ne ingloba un’altra più piccola, dando luogo a una reazione violentissima e luminosissima che dura per un certo tempo. La materia prodotta dall’esplosione si disperde nell’universo dando vita a nuove stelle, mentre il nucleo collassa su se stesso e crea un buco nero. Proprio così è la storia di questa famiglia. Alla morte grottesca e improvvisa del padre, i tre figli si scoprono adulti loro malgrado, con differenti reazioni: fuga, responsabilità, stallo. La madre, forza attraente e respingente allo stesso tempo e nucleo morente intorno al quale si continua a orbitare, plasma il carattere dei figli e ne determina i singoli percorsi. Poco prima della sua morte, questi percorsi si rintrecciano di fronte al disfacimento della famiglia e delle memorie a essa legate

“Supernova è la Madre: mette al mondo dei figli e dà loro energia e nutrimento; ne ammaestra i corpi, svezzandoli al gioco dell’azione e della reazione; sbroglia la matassa del cordone ombelicale e dona l’illusorietà dell’indipendenza. In seguito, diventa donna amata, oggetto del desiderio, metafora della società, immagine del Potere. Essa è il nucleo di necessità, desideri e privazioni che tiene insieme i fratelli e che poi li allontana. Come un Dio, catalizza ambizioni e aspirazioni insoddisfatte, un centro di gravità generatore e divoratore, motore unico dell’azione sino al collasso finale, quando tutto diventa incontrollabile – annota il regista e drammaturgo Mario De Masi – Supernova è società: tre vite che gli assetti di potere e le dinamiche terrestri allontanano sempre più dalla realtà e da loro stessi, accomunati solo dalla rispettiva emarginazione e dall’isolamento a cui la società li condanna. Solo guardando le stelle, come facevano da bambini, possono ristabilire un contatto con l’universo e con l’umanità. Supernova è potere: lo spettacolo indaga il concetto di potere inteso come correlato del desiderio, ossia l’attesa e la ricerca di ciò che illusoriamente ci completa. È nei solchi tracciati dal desiderio che emergono le dinamiche del potere, trasfigurazioni della lotta per i ruoli sociali e di quella ancora più subdola e alienante volta ad affermare i propri valori. La morte è l’evento critico e straniante che rimette in discussione i ruoli e i valori per i quali si lotta: la presa di coscienza del vuoto, il trauma che questa consapevolezza provoca, l’inevitabile prevaricare dei desideri, fa esplodere i rapporti e spezza i legami. La famiglia, organismo primario della società, è la metafora perfetta per mostrare i meccanismi di potere che si annidano nel nostro tempo”.

Con la sua idea di teatro, De Masi come ricerca dimostra come la forma dialogica rappresentativa può salvare la scuola che sopravvive nel coma farmacologico. Il teatro diventa efficace spinta alla motivazione, antidoto contro la noia che contagia.
Artisti come Mario potrebbero far respirare aria nuova dischiudere orizzonti, donare orizzonte. Non cultura come cibo precotto tiepido o freddo surgelato impacchettato in testi lontani dagli interessi dei giovani.
La lezione del regista Mario è una feconda efficace soprattutto per chi occupa la cattedra.
Cattedra non più luogo del sacro ma del cosiddetto sapere a distanza, che alimenta sempre più il distante e il remoto.
Il teatro dunque come efficace antidoto per una scuola dove tutto è a pezzi e a ritagli. I saperi devono essere sapori essere gustati assaporati amati.La vis dell’arte del teatro è il sentiero giusto.

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