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Mattarella e le verifiche che scottano 

Il 3 febbraio del 2015 quando Sergio Mattarella, appena eletto al Quirinale, pronunciò il suo discorso di saluto in Parlamento, largamente incentrato sul valore dell’unità, come concordia sostanziale non fittizia , ci fu un passaggio brevissimo, molto illuminante, a ben riflettere, per gli scenari odierni. “Nella nuova Europa – disse- l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità, un approdo sicuro da cui ripartire per vincere le sfide globali, che è una illusione poter affrontare, se ci si chiude nei fortini nazionali”. Egli metteva in evidenza due concetti decisivi, allora non ancora un nervo scoperto come lo sono oggi: il primo sulla “sovranità giusta”, di cui uno Stato anche se cede qualche fetta non ne pone a rischio quella essenziale dei diritti e delle libertà. Cosa che molti Paesi non riescono ancora a capire per atavici egoismi, mentre sarebbe auspicabile che si decidessero a farlo, se, come dicono, gli sta seriamente a cuore l’Europa. Il secondo di monito sulle insidie sempre in agguato delle velleità isolazioniste, autarchiche, tipiche dei nazionalismi del secolo scorso, causa di guerre continue e di autodistruzione. Parole che, oltre a farci soffermare su una molteplicità di problematiche sempre aperte, ci mostrano ulteriormente la forza civile di una grande formazione “identitaria”, mutuata dai “tre costruttori dell’Europa”, Adenauer, De Gasperi e Schumann, espressione di forze politiche, storicamente all’opposizione nei propri paesi, contro militarismo prussiano, fascismo e radicalismo giacobino francese. I demoni del secolo scorso. Spesso la travolgente macchina mediatica fa sbiadire le vere immagini delle istituzioni e di chi le rappresenta, da impedirci di cogliere meglio risvolti più importanti, come quello, ad esempio, che oggi fa del capo dello Stato uno degli ultimi statisti tra i più degni e titolati a dispensare moniti e consigli sui destini dell’Europa . Ciò è emerso anche dal recente vertice di Riga in Lettonia, nel quale il suo forte appello ha raccolto unanime condivisione sul bisogno di contrastare da subito le spinte divaricanti. Non è casuale che i toni del summit abbiano abbandonato il tradizionale attendismo per altri più energici : “Di questo passo tra egoismi e contestazioni irrituali, il progetto dell’unione salta”. Stavolta però il martellamento del Presidente a non remare contro l’Unione assume una particolare valenza nazionale. Non riducibile al solito abbrivio da messaggi trasversali, cioè di chi “parla perché suocera intenda”, ma come il “tempo” della prima, seria verifica della sua coraggiosissima scelta di pochi mesi fa . Mattarella è stato l’artefice contro tutti, con tenacia “alfieriana” da “volli e sempre volli, fortissimamente volli”, di questo governo “ardito”, in altri tempi classificabile da “cauta sperimentazione”. Esso è un po’ suo. Anzi è suo, per averlo spianato a due vivacissime forze politiche dai programmi opposti, con vicepremier oggi in sfrenata competizione, averlo blindato con più di qualche figura di indiscussa caratura europeista e una “esclusione eccellente” a scanso di sgradite sorprese. Basterà a scongiurarle? Vie opposte non potrebbero non risultare pericolose per il Paese e sleali verso il Colle, che si è speso tanto per evitarle. Le prossime scelte davvero scottano . Intanto il governo che Mattarella ha voluto, gli sta dando più di qualche pensiero. Mai Italia e Europa, negli ultimi anni, si sono trovate nel mezzo di un cammino così incerto.

di Aldo De Francesco edito dal Quotidiano del Sud

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