La medicina di base in Italia sembra aver ritrovato il suo appeal tra le nuove leve del Servizio Sanitario Nazionale. I dati del bando per il corso di formazione specifica 2026-2029 raccontano una netta inversione di tendenza rispetto ai cali degli ultimi anni: a fronte di 2.651 posti disponibili, sono arrivate ben 5.965 domande da parte di giovani laureati. I numeri testimoniano un’iniezione di fiducia inaspettata per un settore in forte sofferenza, con picchi di candidature particolarmente significativi in regioni come la Campania (oltre mille domande per 240 posti) e l’Emilia-Romagna (625 per 185 posti).
Questa nuova spinta giunge in un momento drammatico per l’assistenza territoriale. Oggi in Italia operano circa 37.000 medici di famiglia, ma ne mancano già più di 5.700 per coprire il fabbisogno della popolazione. Una voragine destinata ad allargarsi a causa del prossimo picco pensionistico, che tra il 2025 e il 2028 vedrà oltre 8.000 professionisti lasciare il servizio per limiti di età. A ciò si aggiunge la sfida della riorganizzazione sanitaria territoriale, che punta a fare delle Case di comunità il nuovo baricentro delle cure di prossimità.
Di fronte a questo scenario, la Federazione dei medici di medicina generale (FIMMG) predica prudenza. Il segretario Silvestro Scotti ha sottolineato che l’entusiasmo dei giovani non va celebrato come un traguardo, ma accolto come una responsabilità precisa per le istituzioni. La fiducia mostrata dai neo-medici richiede infatti risposte concrete per evitare che la scelta si traduca in frustrazione professionale.
Le richieste della categoria per rendere sostenibile la professione sono chiare: meno burocrazia per restituire tempo al rapporto con i pazienti, studi meglio equipaggiati dal punto di vista tecnologico e diagnostico, il riconoscimento della medicina generale come vera e propria specializzazione universitaria e la detassazione degli incentivi professionali. L’appello lanciato al Governo è diretto: il Paese ha il dovere di trasformare queste quasi seimila candidature in riforme strutturali e contrattuali prima che sia troppo tardi.



