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Metalmeccanici in piazza per il nuovo contratto. Il sindacato apre la vertenza Irpinia: “Situazione drammatica”

Il sindacato torna in piazza per il nuovo contratto dei metalmeccanici e riapre la vertenza Irpinia. “Sono tante le vertenze aperte nel comparto metalmeccanico irpino. Occorre la costituzione di un’unità di crisi provinciale – si legge nel documento sottoscritto dalle segreterie di Fim, Fiom e Uil e consegnato nelle mani del Presidente della Provincia Rizieri Buonopane – sul modello implementato dalla crisi Arcelor nella quale poter affrontare le vertenze in maniera olistica e non separata, partendo dal fatto che non possiamo più permetterci di perdere altri posti di lavoro nella provincia di Avellino”.

PERSI 2MILA POSTI DI LAVORO

I numeri, del resto, sono impietosi: la provincia di Avellino è coinvolta in un impoverimento industriale generato dalla crisi del 2008, i cui effetti hanno prodotto la chiusura di circa 40 attività metalmeccaniche con relativa perdita di 2000 posti di lavoro. “La straordinarietà della situazione – è l’appello del sindacato – impone a tutti i rappresentanti istituzionali di porre al primo punto dell’agenda politica il tema della crisi industriale, creando una rete tra le varie istituzioni in una prospettiva pragmatica a più livelli, superando definitivamente la logica della divisione per competenza ma includendo le conoscenze per un obiettivo comune, il lavoro”.

MODELLO DI SVILUPPO CERCASI

Bocciato il modello di sviluppo fin qui applicato “che si è rilevato – si legge ancora nel documento – fallimentare. Occorre ripensarlo in maniera radicale, puntando ad uno sviluppo sostenibile ed a una compatibilità tra ambiente, salute e sicurezza, crescita economica. Un modello produttivo che metta al centro la persona, in un’ ottica locale, nel declinare questo modello concreto che coinvolga i rappresentanti delle istituzioni, il sistema bancario, le organizzazioni sindacali rappresentative, enti di ricerca ed università”

AUTOMOTIVE A FARI SPENTI

Fari puntati anche sul settore automotive. Le aziende di settore occupano circa il 40% degli occupati del settore manufatturiero metalmeccanico. “La transizione energetica e digitale sta mettendo in forte crisi le attività di queste aziende. In particolare Stellantis, Denso e Limasud sono oggetto di riduzione costante di occupati e di produzione. Per queste aziende – è la richesta del sindacato – occorre prevedere un sostegno pubblico per ricerca e sviluppo che porti ad implementare una riconversione ed una rigenerazione degli stabilimenti. Anche sulla ex IIA, occorre riportare la discussione al tavolo Ministeriale per verificare l’effettivo rilancio della produzione”.

NUOVI INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE

Il sindacato chiede anche investimenti per la realizzazione di infrastrutture sia materiali che immateriali, a partire dall’utilizzo della banda larga di ultima generazione, “anche in considerazione dell’importanza dell’innovazione e trasformazione digitale delle imprese”. La vertenza Asidep, che potrebbe costare il lavoro ad una cinquantina di persone, ha riaperto la discussione sulla gestione della depurazione pubblica. “È fondamentale che un asset importante, qual’ è quello della depurazione, venga definitivamente affidata la gestione a Enti competenti superando la pessima gestione Asi”. Nel documento si chiede anche un intervento della Regione, chiamata a predisporre “un piano di formazione per i lavoratori sottoposti a regime di cassa integrazione con l’obiettivo di una crescita delle competenze”.

SCONTRO APERTO SUL NUOVO CONTRATTO

Sullo sfondo resta aperta la partita per il nuovo contratto dei metalmeccanici. Nel mirino ci sono Federmeccanica e Assistal che continuano a ignorare le richieste avanzate dal sindacato. In riferimento al salario, ad esempio, si sottolinea come sia stata “respinta la richiesta di aumento di 280 € (livello C3). Nessun aumento definito, ma tutto legato all’andamento dell’inflazione”. Così come il sindacato sottolinea il “peggioramento della clausola di salvaguardia, posticipando di 6 mesi parte dell’aumento sui minimi contrattuali. Nessuna modifica alla clausola di assorbimento degli aumenti contrattuali”. Nessuna soluzione anche sui premi di risultato. Le segreterie di Fim Fiom e Uil parlano infatti di “soluzioni inadeguate per chi lavora in aziende senza contrattazione aziendale”. In riferimento all’orario di lavoro, non si registra “nessuna apertura sulla riduzione dell’orario e sulla regolamentazione dello smart-working e nessuna disponibilità a riconoscere permessi per conciliare tempi di vita e di cura dei figli e dei genitori”.

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Marco Grasso

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