Venerdì, 24 Aprile 2026
09.19 (Roma)

Ultimi articoli

Oltre al risultato referendario 

Era prevedibile che prima o poi le popolazioni lombardo venete – più queste ultime che le prime – dessero una spinta al rafforzamento dei poteri regionali. Il Trentino-Alto Adige aveva ottenuto un ruolo rafforzato con la elevazione del suo territorio a regione a statuto speciale – inevitabile a fronte dello scontro all’epoca sui confini fra Italia e Austria. Nel Veneto non sono mai mancate le denunce e le proteste politicamente anche organizzate sulle forti sperequazioni rispetto ai cittadini altoatesini e qualche anno dopo anche dopo l’attribuzione al Friuli-Venezia Giulia di uno statuto parificato a quello delle regioni delle due isole, della Valle d’Aosta e del Trentino.

Lo Stato centrale e i governi centristi e dei primi anni del centro-sinistra non furono in grado di attuare le riforme previste dalla Carta costituzionale in tema di autonomie territoriali. L’attuazione delle regioni a statuto ordinario nel 1970 non rimosse il malcontento diffuso soprattutto nel Veneto, mentre in Lombardia la presenza autorevole di Bassetti, prima, di Guzzetti dopo, smorzò ma non eliminò le crescenti lamentele per il mancato riconoscimento di un potere più incisivo a favore della neonata istituzione.

Il malcontento diventò con Bossi movimento politico protestatario fino a mettere in discussione l’unità del Paese con pretese indipendentistiche e scissionistiche. Il referendum di domenica scorsa ha fatto registrare una larga partecipazione di votanti nel Veneto: quasi un trentennio di polemiche “Roma ladrona” e contestazioni sulla diversità dei poteri e delle funzioni tra territori confinanti – hanno concorso a formare una opinione pubblica sempre più anticentralista (la colpa è sempre dei governi centrali).

Chi ha sottovalutato le due consultazioni di domenica – parlando anche della loro inutilità perché la richiesta o le richieste di ottenere maggiori funzioni era ed è già contemplata dall’art. 116 della Costituzione (trattativa con il governo e consenso a maggioranza assoluta del Parlamento) – ripeto: chi ha sottovalutato l’esito delle due votazioni non ha tenuto conto delle ripercussioni sul sistema che l’esito favorevole, scontato, avrebbe provocato nel tempo. L’esito referendario soprattutto nel Veneto riapre antiche polemiche e dilata le richieste di molti altri territori che fino alle vigilia se ne erano stati silenziosi. Il Mezzogiorno, con il suo silenzio, è un esempio di indifferenza rispetto ai problemi istituzionali del nostro Paese!. Non va trascurato, infatti, il cammino controverso imboccato in questa legislatura del governo Renzi per riformare la nostra Costituzione (dal superamento del bicameralismo, alla soppressione del CNEL e della Provincia, alla restituzione allo Stato delle consistenti funzioni allocate nel 2001 in testa alle regioni).

Il referendum del 4 dicembre – rispetto alle consultazioni lombardo – venete – è andato nella direzioni opposta. Oggi restano le Province precipitosamente riformate, rimaste prive di risorse con popolazione e territori abbandonati da Roma e dalle regioni. Le Province dovevano essere enti di coordinamento fra comuni e regioni, destinatarie delle funzioni amministrative di competenza regionale. Con qualche eccezione, le regioni attuate si sono dimostrate onnivore, gestiscono in proprio tra l’indifferenza del parlamento che si ostina a non prendere atto che una riorganizzazione dell’ente intermedio è urgente. Occorrerebbe una norma costituzionale che obblighi le regioni a delegare molte delle sue competenze amministrative a favore delle Province. All’indomani dell’ultimo referendum il Presidente Zaia si ispira a Gandhi… ma minaccia di voler trattenere il 90% delle imposte raccolte sul suo territorio (lo ha dichiarato in un’intervista un politico che è stato anche un buon ministro della nostra Repubblica!); Emiliano, poi, da Bari vorrebbe assegnare allo Stato centrale solo funzioni di coordinamento, mentre Maroni, più prudente, vuole trattare come, ed è in fase avanzata, sta facendo con il governo Gentiloni l’Emilia Romagna.

La mia riflessione è che il Mezzogiorno, salvo Emiliano, tace. Sono preoccupato perché non sempre inconsciamente è stata imboccata una strada pericolosa: parlare di rischio Catalogna non è – per noi – ancora attuale, ma ci sono tutte le premesse per intraprendere questo insidioso percorso. Durante il Risorgimento l’Italia era gracile, divisa in piccoli Stati, ma ricca di cultura, che è quella che da noi oggi manca dappertutto dentro i partiti e nella società. All’esito dell’ultimo referendum Berlusconi ed alleati hanno sostenuto – ma non potevano comportarsi diversamente – che anche alle altre tredici regioni deve essere esteso quanto governo e parlamento riterranno di concedere alle due attive regioni del nord. E’ giusto che ciò avvenga senza però creare ulteriori squilibri! Gentiloni prudentemente ha dichiarato d’essere disponibile. Concordo. Si tenga, però, conto che l’applicazione dell’art. 116 del 2001 non concede a tutte le regioni, ma solo a quelle che hanno raggiunto un modello organizzativo ottimale e hanno realizzato progressi nel campo socio-economico, delle infrastrutture e dei servizi. Nel mezzogiorno c’è ancora qualcuno che è ascoltato sull’attuale condizione di queste aree? Reputo giusto che a chi delle regioni chiede ulteriori funzioni governo e parlamento apprezzino la sussistenza delle condizioni.

Su questo fronte bisogna essere avveduti. Dietro al favorevole risultato referendario bisogna essere attenti anche alla provocatoria domanda, come in Veneto, del trasferimento del 90% delle imposte riscosse in quel territorio: come volevano Mazzini e Cavour, lo Stato italiano deve rimanere unitario o deve limitarsi ad assumere le funzioni di coordinatore di non si sa che cosa? Bella domanda.

di Nicola Mancino edito dal Quotidiano del Sud

*Ex presidente del Senato e del Csm

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Quarta giornata della mostra “Rivivo con Te. Femminicidi: cronaca di una strage senza fine” Al Carcere Borbonico si torna a…

Il Giudice monocratico del Tribunale di Avellino ha assolto con formula piena un uomo chiamato a rispondere di concorso in…

Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sui colpi di pistola avvenuti sabato santo ad Atripalda. Il giudice per le indagini preliminari…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

di Antonio Polidoro Questa giornata resterà nella storia di Montefredane. Che si afferma quale protagonista della grande cultura internazionale. Due Montefredanesi ci fanno l’incommensurabile dono di proiettarci fuori dagli angusti confini paesani. Mario De Masi, brillantissimo ed affermato autore teatrale, collabora in veste di attore con Pupi Avati. Da domani...

Ariano Irpino – Dopo quello di Carmine Grasso e Mario Ferrante, adesso è la volta del comitato elettorale di Roberto Cardinale. Che lo inaugurerà domenica prossima 26 aprile, alle ore 18, presso la sala “Ilaria Alpi” del palazzo degli Uffici. Lo rende noto lo stesso candidato sindaco alle elezioni...

di Rodolfo Picariello Alle ore 18.00, presso la Sala Ilaria Alpi (Palazzo degli Uffici) ad Ariano Irpino, si terrà la presentazione della coalizione a sostegno della candidatura a sindaco di Roberto Cardinale. Sarà l’occasione per presentare la squadra, condividere la visione e avviare un primo momento diconfronto con la cittadinanza.Al...

Avrebbe ricevuto sabato 25 aprile a Morra de Sanctis un riconoscimento per il suo “Diario Spettinato” nell’ambito del premio L’Inedito. Si è spento nei giorni scorsi Mauro Del Mauro, una vita, la sua, dedicata a quella del fratello Giacomo, atleta straordinario, tanto da diventare vicecampione di ginnastica ai Giochi della...

Ultimi articoli

Attualità

Avrebbe ricevuto sabato 25 aprile a Morra de Sanctis un riconoscimento per il suo “Diario Spettinato” nell’ambito del premio L’Inedito….

“La politica continua a non occuparsi delle carceri, semplicemente perché non garantisce consenso”. A sottolinearlo il Garante regionale dei detenuti…

MONTEMILETTO – Una giornata all’insegna della memoria, dei valori democratici e della partecipazione civica. Il Comune di Montemiletto si prepara…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy