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Omicidio Bembo, l’avvocato Aufiero: processo invasivo sul piano mediatico e con testimoni falsi

Si è concluso oggi, presso l’Aula d’Assise del Tribunale di Avellino,  il processo per l’omicidio di Roberto Bembo, il giovane di Mercogliano ucciso all’alba di Capodanno 2023 in un parcheggio di Torrette. Secondo l’accusa, Niko Iannuzzi sarebbe l’autore materiale del delitto, mentre Luca e Daniele Sciarrillo sono accusati di essere complici. In apertura ha discusso l’avvocato Gaetano Aufiero, difensore dei tre imputati insieme all’avvocato Stefano Vozzella. Le parti civili, invece, sono rappresentate dall’avvocato Gerardo Santamaria. Successivamente, i giudici si sono ritirati in camera di consiglio.

“In oltre 30 anni trascorsi in questa Aula di Tribunale, è la prima volta che mi imbatto in un processo così  invasivo dal punto di vista mediatico. Un processo che, prima di essere affrontato nella sede deputata, era già stato giudicato altrove. In questo procedimento è entrato di tutto: dagli articoli di giornale alle prese di posizione di figure istituzionali che invocavano il massimo della pena. Così come i cortei e persino lo striscione “Vergogna!” affisso davanti all’ingresso di questo Palazzo di Giustizia. Per la prima volta, un processo è stato accompagnato da uno striscione dopo una decisione emessa dall’autorità giudiziaria. Una sentenza di condanna, in pratica, era già stata emessa prima della giornata di oggi. Il mainstream aveva già condannato questi imputati. Io stesso ho ricevuto ingiurie e minacce. La mia agitazione, ovviamente, mai come in questo processo, è profondamente giustificata. È un processo che affronto con timori e tremori. Noi proveremo a far emergere la verità. Questa difesa non pronuncerà una sola parola che si discosti dalla verità. Perché la verità non è soggettiva. La verità non è quella “pirandelliana” perseguita dal Pubblico Ministero. La verità è oggettiva e, in questo processo, è stata calpestata, umiliata e mistificata da testimoni – oserei dire – maledettamente falsi. Questi testimoni dovranno rispondere delle loro calunnie. Sono state le loro menzogne a mandare in carcere Iannuzzi e Sciarrillo. La verità? Questa è la verità”.

“Il dibattimento ha riportato alla luce la verità emersa dal video, una verità completamente diversa da quella che si è tentato di ignorare”, rincara la dose l’avvocato Aufiero. “Nel video si individuano diversi momenti chiave, e il primo giudice a visionarlo è stato Fabrizio Ciccone, che ha accolto l’istanza di attenuazione della misura cautelare. Il giudice ha evidenziato la presenza di più fasi e, in particolare, ha sottolineato che al momento del presunto delitto la rissa era ormai sedata. Il video, oltre a rappresentare una prova documentale, fornisce un dato cruciale: il tempo intercorso prima della colluttazione, ben sette minuti. Questo elemento risulta determinante per comprendere non solo il reale svolgimento dei fatti, ma anche per smascherare la falsità delle testimonianze raccolte, che appaiono incompatibili con quanto registrato dalle immagini. Si vede un soggetto sferrare un violento calcio a Luca Sciarrilo e, come si vede dal video, il fratello Daniele lo trascina per trovare rifugio dall’altro lato della strada”. 

La conclusione del difensore degli imputati: “Iannuzzi è scappato, ha visto attraversare altre persone, era già stato aggredito. Ci sono le immagini: è Bembo che torna di là, a rissa sedata. E perché lo fa? Non certamente per parlare. Lo fa perché gli aggrediti scappano. Nico Iannuzzi, in quei 18 secondi testimoniati dal video, ha utilizzato il coltello. Avrebbe potuto evitare di farlo? Avrebbe potuto chiamare aiuto? No, ha scelto di usare il coltello. La Corte dovrà valutare questa azione, ma tutto deve essere contestualizzato. E questo non lo dico io, non lo dice l’avvocato Vozzella, lo dice la Cassazione. Voi dovete provare a calarvi in quel momento e comprendere cosa Iannuzzi avrebbe dovuto fare. Noi riteniamo che si dovrebbe configurare l’eccesso colposo di legittima difesa. Perché questo è accaduto: l’accoltellamento non si è avuto per lo sguardo, l’accoltellamento si è avuto per l’aggressione. Questa è la verità, nient’altro che la verità, e mi auguro che la valutazione in camera di consiglio si per questa verità”.

LE RICHIESTE

Lo scorso 11 dicembre, il pm Vincenzo Toscano, dopo oltre tre ore di requisitoria, ha formulato le richieste di condanna per Niko Iannuzzi, Luca Maria Sciarrillo e Daniele Sciarrillo (quest’ultimo imputato a piede libero). Il pubblico ministero, in una Corte d’Assise gremita, davanti al collegio composto dal presidente Gian Piero Scarlato, a latere Pierpaolo Calabrese e sei giudici popolari, ha richiesto 25 anni di reclusione per Niko Iannuzzi, 21 anni e 9 mesi per Luca Maria Sciarrillo e 8 anni di reclusione con esclusione dell’aggravante dei futili motivi per Daniele Sciarrillo. L’attesa, ora, è tutta per la sentenza del collegio giudicante.

 

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Michela Della Rocca

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