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Un recente articolo di Graziano Delrio dal nucleo tematico di “Centro idea vecchia il Pd avanti nell’asse con i Cinquestelle” e alcune lapidee affermazioni dell’ultima intervista del premier Mario Draghi hanno riacceso ulteriormente il dibattito sulle scelte della politica italiana. In particolare l’idea tradizionale di centro dell’ex ministro – luogo di trasformismo e opportunismo – evoca alcune suggestioni di vecchi dirigenti politici che, in mancanza  di percorsi nuovi e credibili, ipotizzano una presenza politica in grado di sintonizzarsi con l’agenda Mattarella. Nel quadro di queste suggestioni riemerge nel Paese la vecchia questione dell’opzione di voto di tanti cattolici in libera uscita, ormai stanchi e delusi nel non vedere incarnati i postulati del loro umanesimo sociale e politico, determinati, comunque, di uscire dal tunnel dell’insignificanza. Le tante e diffuse energie -non poche di apprezzabile levatura culturale, sociale e politica – appartenenti al corposo mondo del volontariato, alle significative e radicate esperienze associative che resistono all’usura del tempo e alle vertiginose trasformazioni epocali, alle tanti realtà aggregative parrocchiali costituiscono rivoli sorgivi che dovranno necessariamente ritrovarsi in un punto di confluenza sociale e politica per costituire un fiume vigoroso di proposta e di presenza politica, fuori dalla palude dell’attuale partitocrazia italiana. Frattanto a Graziano Delrio che vede l’agenda Mattarella come la stella polare dell’attuale azione di governo e individua, con una collocazione semplificata geometricamente di centro del Pd come forza centrale “con la radicalità della proposta nella moderazione dei toni”, va posta una domanda. Esattamente, come il Pd pensa di crescere nel consenso dei cittadini elettori, continuando ad inseguire il miraggio del “campo largo”, ignorando nei fatti e nello stesso linguaggio politico – quasi  con il timore di scontentare qualcuno – la pronuncia  terminologica che afferisce al prezioso patrimonio culturale, sociale e politico del cattolicesimo sociale?. Il campo largo di cui parla Letta non può ridursi solo ad una “pesca” esterna al Pd per continuare a non considerare il potenziale  consenso, certamente più coerente ai principi ispiratori  opacizzati da una fusione a freddo tra due culture diverse,  senza la necessaria convergenza programmatica per la soluzione delle tante emergenze non ancora  risolte. In sostanza il Pd, non avendo ancora superata la sindrome della citata fusione, non riesce a configurarsi come un approdo affidabile per tanti elettori che disertano massicciamente le urne o  soffrono ancora la cattività babilonese  della loro “libera uscita” elettorale. Allora che senso ha parlare di centro, come vecchia o nuova realtà  della politica italiana, se nessuno ha il coraggio e la consapevolezza di porre a base dell’azione politica i fondamenti valoriali e progettuali di una cultura politica ancora attuale, tanto da ispirare la stessa autorevole agenda di Mattarella, elaborata ed attualizzata nell’orizzonte politico italiano ed europeo?. I riferimenti strumentali alla* stessa agenda degli attuali partiti italiani, senza la pregnanza dei citati fondamenti, rischiano di diventare balbuzie di pigmei che tendono invano di arrampicarsi sulle spalle di qualche provvidenziale gigante. Ancora una volta, quindi, le vie della speranza conducono tutte  alla responsabilità e al  discernimento dei cittadini elettori alla vigilia, ormai, di una campagna elettorale che sarà davvero determinante per il futuro meno grigio della nostra comunità nazionale,  destinataria  di una positiva ed attuale considerazione dei maggiori Paesi europei.

di Gerardo Salvatore

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