di Virgilio Iandiorio
Dittatura, tirannide, totalitarismo indicano la medesima cosa? Anche se nella comune accezione i tre sostantivi vengono usati quasi come sinonimi, tra di essi corrono delle differenze, per niente secondarie.
Il sostantivo tirannide, che compare già in autori greci del VII sec. a. C., indicava in origine la presa del potere da parte di un demagogo col sostegno del popolo. Successivamente ha assunto un significato del tutto negativo, giungendo ad indicare un potere violento e arbitrario.
Il dictator nell’antica Roma era magistrato supremo ma straordinario e solo in casi di urgenza Aveva i pieni poteri nello Stato. Poteri illimitati, ma per tempi brevi e prestabiliti. Il dittatore di oggi non conosce limiti temporali al suo potere.
L’aggettivo totalitario, da cui il sostantivo totalitarismo, si diffonde negli anni venti, propagandato dal fascismo italiano. Mussoline esaltava nel 1925 davanti ai suoi seguaci: “la nostra feroce volontà totalitaria”. Scrive François Furet: (Le passé d’une illusion,1995 p.263)” La parola [totalitario] non ha ancora assunto la dignità di un ideale tipo, ma ha già assunto una duplice significazione che nessun’ altra parola presa dal vocabolario tradizionale può contenere. Dall’altra parte essa esprime il primato della volontà politica su tutta l’organizzazione sociale e, all’interno del movimento politico, il ruolo chiave della decisione dittatoriale. D’altra parte, essa designa il punto estremo a cui ha portato il fascismo l’idea di Stato. Elaborata durante quattro secoli dal pensiero politico europeo con la potenza totale della volontà totalitaria, non si tratta più solamente del potere assoluto di un despota non soggetto alle leggi, ma di uno Stato che controlla tutta la vita sociale con l’integrazione di tutti gli individui nel suo seno”.
Il concetto di totalitarismo durante il periodo della guerra fredda veniva usato per gettare discredito sull’Unione Sovietica, assimilandola alla Germania nazista. Dal canto suo l’URSS denunciava complotti imperialisti e intrighi nazisti-trotskisti. Avendo ripetuto costantemente che la guerra era prossima, che c’erano complotti imperialisti, quando l’invasione tedesca si abbatté sul suo paese, Stalin ebbe gioco facile a dimostrare che aveva visto giusto. La vittoria di Stalingrado confermò il suo potere, diventando così il campione dell’anti-tutto, quasi un santo taumaturgo. E così a guerra finita, la cultura antifascista di massa diventa inseparabile dal comunismo. E senza troppe sottigliezze si finisce per giustificare tutto quello che esso fa nel nome di una salvaguardia contro i fascismi.


