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Pd, Ciarcia: “A questo congresso non partecipo e non so se rinnoverò la tessera. Partito ripiegato su se stesso”

“Ho deciso di non partecipare a questo congresso. Sono deluso e amareggiato per come vanno le cose in questo partito”. Vittorio Ciarcia, vicesegretario uscente del Pd irpino, nonostante la giovane età vanta una lunga militanza: sempre presente nella sede di via Tagliamento, nelle iniziative di partito, in ogni occasione politicamente significativa, nelle campagne elettorali dei candidati del partito. Ciarcia c’è stato, almeno fino a un certo momento.

E così oggi vuole lasciare il Pd?

Non è una decisione che prendo a cuor leggero. Sono iscritto al Pd da quando avevo sedici anni, ho attraversato tutte le sue fasi, ho militato nei Giovani Democratici, ho svolto ruoli di primo piano all’interno del partito: oggi, però, mi sento tradito. Ho profuso per questo partito passione e impegno quotidiano, ho provato a dare un contributo, ho provato a sentirmi parte di qualcosa di più grande: inutilmente. Ho riscontrato sempre una chiusura costante del partito nei confronti degli iscritti; una chiusura a tutti i livelli. Da Avellino a Napoli fino a Roma, da anni osservo un partito ripiegato su se stesso, che tende a silenziare più che a valorizzare.

Ma il congresso può essere un’occasione per riaprire il confronto?

Da tempo chiedo un confronto vero, un coinvolgimento degli iscritti che possa portare all’individuazione condivisa di una mozione congressuale. Ancora una volta il metodo non è orientato alla partecipazione. Per questo motivo ho scelto di non partecipare e sto seriamente riflettendo se rinnovare o meno la tessera.

Lei dice di non riconoscersi in nessuno dei due candidati alla segreteria né in Marco Santo Alaia, né in Pellegrino Palmieri: non ha pensato che si potesse costruire una terza candidatura che esprimesse valori e proposte alternative?

Sarà stato a causa del periodo natalizio, dell’intreccio tra regionali e congresso, ma i nomi dei candidati alla segreteria li ho appresi dalla stampa. Persone perbene, certamente, ma non ritengo rappresentino realmente il Pd. Faccio fatica a riconoscere loro un percorso politico costruito nel partito, a via Tagliamento. Soprattutto non ho sentito dai candidati una proposta concreta per l’Irpinia, per il territorio, per lo sviluppo, per la città, per le aree interne.

Lei è stato vice segretario: qual è stato il ruolo effettivo nel partito?

È stata un’esperienza che non considero positiva. Sono partito con tante idee e proposte, che però si sono scontrate con una mancanza di volontà politica del partito nel portarle avanti. Forse il mio errore è stato accettare tutto in silenzio. Mi aspettavo che il congresso fosse un momento di cambiamento, di analisi critica, di rilancio. Invece vedo una continuità che non condivido.

Quando, secondo lei, è iniziata la crisi del partito?

La crisi viene da lontano. Prima della segreteria Pizza ci sono stati sette anni di commissariamento. Con questa segreteria c’è stata una ripresa, seppur minima, dell’attività politica del partito, e proprio per questo mi aspettavo ora una fase di rilancio. Oggi, invece, riscontro solo la volontà di continuare a tenere il partito imbavagliato. È inaccettabile, perché il partito dovrebbe formare classe dirigente, aprirsi, coinvolgere, indicare una visione di sviluppo per la provincia. Noi viviamo in un territorio ultimo in tutte le classifiche: un territorio segnato da emigrazione continua, mancanza di lavoro, servizi carenti, acqua che scarseggia nonostante l’abbondanza della risorsa, trasporti insufficienti, incertezza nella gestione dei rifiuti. Chi dovrebbe immaginare un futuro diverso, tracciare una rotta guardando a cosa potrebbe essere l’Irpinia tra dieci o trent’anni? Non il singolo eletto, ma il partito. Se il partito non svolge questa funzione, viene penalizzata l’intera comunità.

Allora, addio Pd?

La mia passione e il mio impegno, come quelli di tanti altri, vengono costantemente sviliti dal contesto che c’è oggi. Ho avuto l’impressione che per stare davvero dentro questo partito servano due cose: fedeltà al leader di turno e mediocrità. E anche se sei fedele ma non mediocre, diventi un problema. E allora per me non ci può essere spazio in questo Pd.

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