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Pd, il consenso non basta: ora bisogna riaprire il partito

– di Gerardo Capodilupo* –

Il dibattito sul Pd irpino merita, a mio avviso, un’attenta riflessione sul percorso che il partito ha compiuto e sulle sfide che lo attendono.

Partiamo dunque dai risultati. Alle Regionali il Pd irpino ha registrato una delle migliori percentuali mai ottenute. E questo anche grazie al lavoro del segretario regionale Piero De Luca.

Al congresso provinciale, poi, è stato individuato un segretario provinciale unitario, Marco Alaia, e pochi mesi dopo il centrosinistra ha riconquistato il governo della città di Avellino, dopo molti anni.

Sono risultati politici importanti, che dimostrano come il Pd abbia ancora una classe dirigente capace di ottenere consenso. E naturalmente, una parte di questo consenso è riconducibile al capogruppo regionale Maurizio Petracca.

Ma non basta.

Occorre interrogarsi su come trasformare il consenso elettorale in una discussione politica permanente e in una struttura organizzativa più solida, che metta insieme tutto il partito.

Il dibattito c’è fino ad un certo punto. Ad esempio la direzione provinciale ha avuto momenti di confronto anche molto vivaci. L’ultima riunione, in particolare, è stata animata e significativa e ha prodotto la scelta di candidare a sindaco di Avellino Nello Pizza. Se non ci fosse stata discussione, probabilmente non sarebbe maturata questa decisione.

Il problema, semmai, è un altro: il Pd deve completare il proprio processo di organizzazione e di rinnovamento degli organi dirigenti. Occorre portare avanti tutto il lavoro sui territori, nelle sezioni e nei circoli dove il partito è vivo.

Penso, ad esempio, anche alla necessità di eleggere finalmente un segretario cittadino per Avellino e di accelerare il rinnovo degli organi di partito nei comuni dove ancora mancano come la cittàdi ArianoIrpino. È un passaggio indispensabile, perché un partito non può vivere soltanto nei momenti elettorali: deve essere presente quotidianamente nelle comunità, ascoltare gli amministratori, i militanti, gli iscritti e i cittadini.

Ed è per questo che serve riaprire un dibattito aperto, plurale, partecipato, sincero e costruttivo.

Dobbiamo anche riflettere sulla vicenda della Provincia. Il voto di secondo livello ha una sua particolare natura: a decidere sono stati sindaci e consiglieri comunali, chiamati a valutare anche gli ultimi anni di amministrazione. Non credo, dunque, che si possa ricondurre tutto semplicemente all’assenza o alla presenza di un’indicazione di partito.

Certamente, però, quella vicenda dimostra quanto sia necessario un confronto politico più chiaro e tempestivo, soprattutto quando si affrontano scadenze istituzionali importanti.

Il Pd, insomma, deve evitare due rischi opposti: da una parte quello di rappresentarsi come un partito in crisi quando i risultati elettorali raccontano una realtà diversa; dall’altra quello di accontentarsi dei risultati senza aprire una nuova stagione di partecipazione.

E qui veniamo alla sfida più importante.

Il 2027 non è lontano. Saremo chiamati a confrontarci con una competizione elettorale che si annuncia difficile e nella quale il Pd dovrà presentarsi con idee, organizzazione e candidati fortemente radicati nel territorio.

Per questo avanzerei fin da ora una proposta: utilizzare le primarie come strumento per costruire le future liste elettorali.

Al di là di quale sarà il sistema elettorale definitivo e di come saranno organizzati i collegi, credo che il Pd possa e debba sperimentare una modalità trasparente e partecipata per la scelta delle candidature. Abbiamo tempo per organizzarle e per costruire regole condivise. Sarebbe un modo per consentire a tutti coloro che intendono concorrere di misurarsi realmente con il consenso attraverso le proprie idee.

L’Irpinia potrebbe diventare, in questo senso, un laboratorio politico: una provincia che sperimenta un metodo nuovo, diretto e pacifico per la selezione della classe dirigente e delle candidature.

Le primarie non devono essere una conta tra correnti né un nuovo terreno di scontro interno. Devono essere, al contrario, una competizione leale nella quale ciascuno possa mettere in campo le proprie idee, la propria storia e il proprio rapporto con il territorio.

Sarebbe una bella prova di maturità per il Pd irpino.

* ex presidente del Pd irpino

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