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Come il vecchio Diogene cercava l’uomo, così il Pd irpino starebbe  (il condizionale è  d’obbligo) alla ricerca di un possibile leader pacificatore “super partes”. Questa figura, tutta da individuare, dovrà mostrarsi capace di scalare una doppia, ardua montagna. Far superare, a un Pd sfiancato da sanguinose lotte intestine, la lunga e indecorosa stagione dei commissariamenti. E, soprattutto, porre fine alla consolidata incomunicabilità tra esponenti e tra fazioni, facendo  riacquistare al partito smalto e credibilità politica dopo le poco encomiabili vicende degli ultimi anni. Ma sarà  possibile? E soprattutto, basterà a riannodare le fila di una convivenza sempre più difficile tra anime diverse e talora opposte, costellata di sgambetti e tiri bassi, dispetti, rancori e ricorsi?

Come sempre accade nei momenti di difficoltà,  la politica – in questo caso il Pd irpino – cerca di individuare qualche improbabile martire disposto ad immolarsi per il cosiddetto bene comune (più propriamente, quello di litigiosissimi capi e capetti!). E pensa, un po’ miracolisticamente, a qualche Cireneo proveniente dalla società civile che per autorevolezza e statura personale faccia tutto dimenticare! Anche le rovine e le tante magagne di un esasperato correntismo degenerato in perenne conflitto personalistico. E dopo, magari, come un Cincinnato, faccia ritorno a casa. Senza ingombrare ulteriormente il proscenio politico!

Proposito generico e debole, di fronte a difficoltà e problemi stratificati negli anni e aggrovigliatisi nel tempo. Non è da ieri, infatti, che le cose non vanno bene  – per dirla con un eufemismo – nel Pd irpino. Vala la pena di ricordare, in estrema sintesi, alcune delle principali vicende che lo hanno visto quale protagonista in negativo. Il primo commissariamento, con la troika degli esponenti di maggior rilievo, risale ormai a diversi anni fa. Esso è stato seguito da quello del renziano on. Ermini, il quale assolse brillantemente la sua mission di  killer politico concludendo che nessun esponente irpino fosse all’altezza della situazione, benché tutti si dichiarassero – allora – fervidi seguaci del bulletto di Rignano, auto-proclamatosi statista! Nel 2018, la celebrazione del congresso segnò uno dei momenti più bassi della storia recente del Pd, non tanto  e non solo per le irregolarità poi sanzionate, quanto soprattutto perchè discorsi e parole non riuscirono ad esprimere alcuna idea di cosa il Pd intendesse fare per una provincia della Campania interna ormai relegata nella periferia politica! Poi  ci furono ricorsi e controricorsi. Fino alla sentenza del Tar di annullamento del congresso su iniziativa dell’on. De Caro. I suoi seguaci –  autodefinitisi decariani, misteriosa categoria dello spirito se non fosse per il dichiarato, ma legittimo scopo – da parte di un esponente non irpino – di assoggettare politicamente la provincia di Avellino! Proposito un po’ meno legittimamente, e molto più stranamente, assecondato dai suoi supporters irpini! La contrapposizione frontale senza tregua tra fazioni e correnti ha portato, negli ultimi anni, a una serie di scossoni politici con diversi Segretari provinciali, qualcuno troppo legato alla poltrona, qualcun altro impallinato dai cecchini di turno. Fino al al commissariamento Cennamo. Quindi, dopo il disordinato ricorso ai contestatori e i subitanei ingressi nel partito, durante le ultime regionali, la proliferazione di liste riconducibili a candidati variamente appoggiati. Infine,  la vergognosa sindrome collettiva di una trasformistica dissociazione politica. Essa ha colpito molti dirigenti e amministratori locali. Ufficialmente schierati con  i candidati del partito. Però addirittura spudoratamente, nelle urne, sostenitori di altri! Con il risultato di rappresentanze regionali differenziate tra interni ed esterni al Pd. Altra anomalia da superare. Da ultima, anche la mancanza di rappresentanza dell’Alta Irpinia e il forte concentramento dei consiglieri regionali (e delle loro competizioni politiche) nella città di Avellino.

In tutto questo marasma, non basterà “trovare l’uomo”. Per cambiare le cose sarà necessaria una forte volontà politica. E sarà una lunga traversata nel deserto !

di Erio Matteo

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