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Per ora, Zingaretti e C. sono riusciti a tirar fuori il Pd dalle pericolose secche della soglia psicologica del 20%. Essa minacciava di costituire una insidiosa frontiera di possibile implosione. Il partito, poi – grazie soprattutto alla batosta subita dal M5S – è risultato, alle europee, al secondo posto nella classifica delle forze politiche più votate. Soprattutto questo ha risollevato gli animi di dirigenti e militanti, facendoli parlare di un Pd di nuovo in campo. Tuttavia, le sue prospettive politiche appaiono estremamente complicate, soprattutto per la mancanza di alleanze con formazioni forti. E sarà perciò prevedibilmente difficile, e lungo, il cammino come forza di opposizione. La risalita nelle percentuali è avvenuta in presenza di un elettorato estremamente fluttuante. E rischia perciò di non bastare in futuro a garantire al riformismo di sinistra un ruolo adeguato alla sua storia e alle sue ambizioni. Intanto, alcuni fattori contribuiscono a rendere più fragile e scivolosa la sua situazione interna. L’estrema litigiosità, anche in periferia, che ha compromesso alcuni risultati. Poi, è vero che il Pd ha raggiunto una soglia di sicurezza. Ha potuto farlo, però, anche grazie al “soccorso rosso” proveniente da elettori di altri partiti. Infatti la necessità, avvertita da ampie fasce dell’elettorato riformista e moderato, di arginare l’estremismo salviniano ha prevalso su contenuti e appartenenze. Trascurare questo dato porterebbe Zingaretti a commettere lo stesso errore del bullo di Rignano che, sconfitto al referendum costituzionale, tentò furbescamente di appropriarsi del 40% dei favorevoli. E ha finito poi per andare incontro alle più rovinosa delle cadute, sue e del Pd! Non è detto che, in elezioni destinate ad eleggere il nuovo Parlamento, quegli elettori facciano le medesime scelte. E’ evidente, poi, che la campagna del Pd è stata povera di proposte convincenti e specifiche. Essa è apparsa centrata soprattutto sulla critica alle misure governative e sugli atteggiamenti dei partner di maggioranza. La stessa figura pubblica di Zingaretti – paciosa, sorridente, quasi priva di asperità – rischia di diventare, in assenza di mutamenti di rotta, inadatta rispetto alla nuova fase. Il leader Pd ha certamente ricreato condizioni di “con-vivibilità” con i fuoriusciti Bersani & C. Non è riuscito, invece, ad allargare in misura sufficiente il campo, anche per la presunzione di Bonino e dei radicali, stoppati dalla soglia minima alle europee. Il neo-segretario non scalda molto i cuori. Non trascina l’elettorato. E rischia, con il doppio incarico cui non ha rinunciato, di esporsi a critiche ed equivoci. Oltretutto, deve anche fare i conti con i sotterranei movimenti sospetti di Renzi e dei suoi seguaci. Oscillanti tra tentazioni di fondare un nuovo partito e manovre per condizionare nomine giudiziarie. Difficile immaginare, infatti, che l’ex ministro Lotti abbia potuto partecipare a incontri con i magistrati per solo desiderio e potere personali. E non invece, come rappresentante di un gruppo più ampio, con solidi referenti politici. Poi, c’è il doppio gioco sulle autonomie regionali rafforzate. Con il Pd al Nord sostanzialmente favorevole. E contrario invece al Sud. Rimane, infine, tutto da compiere il non facile cammino per riappropriarsi delle tematiche proprie di una formazione di sinistra. Abituarsi a non godere più di alcuna rendita di posizione, visto che le regioni rosse non sono più tali. Ritrovare la capacità e la credibilità necessarie per parlare soprattutto ai ceti meno garantiti. E riprendere un vero dialogo con i vari mondi – quello del lavoro, l’altro della scuola, ecc. – tragicamente abbandonati, anzi traditi, durante la tragica stagione renziana. Resta comunque il fatto che il gioco politico grosso si svolge tra pochissimi contendenti. Senza molte possibilità di alternative. E i reattivi sospetti con cui i leghisti hanno guardato al disgelo tra esponenti Pd e del M5S in alcune realtà periferiche in occasione dei ballottaggi sono indicativi della fragilità, al di là degli stessi solidi numeri, di una situazione politica scivolosa. Aperta, perciò, soprattutto di fronte alle impegnative scadenze autunnali, ad ogni possibile esito!

di Erio Matteo

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