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Proprio nei giorni scorsi i dati dell’Istat hanno documentato impietosamente la condizione desolante in cui – dopo due anni dell’era Renzi – versa l’Italia, nonostante il "Tutto va ben, madama la marchesa" propinato ai creduloni dal Minculpop, dalla disinformatia di palazzo Chigi, dalla nuova Pravda (l’Unità) e dai tanti bollettini amici. C’é una crescita bassa intensità, ma una maggiore fragilità. Ben 2,2 milioni di famiglie vivono senza reddito da lavoro! E nel Sud addirittura una su quattro! La disuguaglianza nella distribuzione del reddito è enormemente aumentata. E poi, senza gli incentivi, le assunzioni a tempo indeterminato si sono afflosciate. Il job act si é dimostrato una colossale, inutile svendita al padronato di diritti dei laboratori. Al Sud ben sei giovani su 10 restano a casa. Diminuiscono coloro che cercano lavoro. Cresce il debito pubblico. Così, dopo due anni di non-ricette economiche renziane– fatte solo di 80 euro a pioggia e di buoni-teatro anche ai figli di papà – siamo ancora allo "zero, virgola". Certo, ha impresso rapidità al linguaggio politico. Tuttavia, non è che una scemenza detta via twitter solo per questo diventa una cosa geniale! O una promessa in 140 caratteri, realtà! E di scemenze e di promesse non mantenute ci ha riempito orecchie e computer!

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E’ un premier oscillante. Perfino sulla guerra in Libia era partito lancia in resta. Poi qualcuno lo ha fatto ragionare! Appare abbarbicato unicamente alla sua personale popolarità e all’acquisto opportunistico di voti qua e là, spesso anche nelle fogne politiche! Tutti i suoi interventi legislativi tendono a comprimere diritti e conquiste di singoli e di categorie. Personalità fortemente divisiva, non solo non si preoccupa di spegnere i contrasti, come spetterebbe a chi è guida politica della Nazione, ma addirittura li eccita (a vantaggio suo, non del Paese!). Così con i sindacati dei lavoratori. Con il mondo della scuola. Con le opposizioni. Da ultimo perfino con la magistratura. Appare incapace di dialogare con gli altri poteri e istituzioni dello Stato. Il suo inconcepibile invito alla astensione nel referendum anti-trivelle è risultato in plateale contraddizione con quello del Presidente della Corte costituzionale a esercitare il diritto- dovere di voto. E con la silenziosissima, ma eloquente presenza del Presidente della Repubblica ai seggi! Dopo la fallimentare esperienza berlusconiana, il Paese avrebbe avuto bisogno di una guida davvero unificante. Si ritrova, invece, un premier perso nella contemplazione del proprio potere! Amante delle apparizioni in tv senza contraddittorio. Intollerante alle critiche dei (pochi) giornalisti non proni che vengono epurati, come Giannini di "Ballarò" e Porro di "Virus"! E circondato dalla sua mediocre corte di adoratori e di amici della prima ora. Senza essere sfiorato dal dubbio che un grande Paese occidentale forse é un pò diverso dal Granducato di Toscana!
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Il berluschino ha un forte senso del suo potere personale a cui tutto sacrifica. E nessun senso dello Stato. Infatti, rigira come vuole le regole democratiche, a seconda della sua convenienza politica. Prima ha sbeffeggiato i votanti al referendum anti-trivelle. Poi, insieme al suo socio Alfano, per accrescere l’afflusso di elettori (anche a quello referendario di ottobre, per lui fondamentale) ha tentato l’allungamento al lunedì del voto per le amministrative. Poi, però, ha dovuto fare marcia indietro, sommerso dalle polemiche. Ha strumentalmente scomodato perfino un Berlinguer possibilista sul monocameralismo. Ha volutamente omesso, però, di ricordare che io era in un quadro di proporzionale pura! Avverte come un peso la presenza delle altre istituzioni. E tende a bypassarle, ponendosi come diretto interlocutore del popolo. Dopo lo scempio del Porcellum, avrebbe potuto restituire a noi elettori la scelta dei nostri rappresentanti politici. Invece, tra capilista bloccati alla Camera e senatori non eletti, ci ha sottratto questo diritto! Ora si appresta, grazie al super-premio, a trasformare una minoranza alle urne – il Pd – in una maggioranza parlamentare. E a varare una nuova stagione da uomo solo al comando. Chissà se il popolo italiano, sottomesso e abituato a badare solo alla propria pagnotta, stavolta – con il referendum di autunno – sarà capace di riscattare il suo passato e di battersi contro ogni tentativo di limitare le sue libertà e i suoi diritti!

edito dal Quotidiano del Sud

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