Nonostante un andamento infortunistico inferiore alla media europea, in Italia quasi un lavoratore su cinque (18%) sente la propria salute in pericolo. Un dato che sale drammaticamente al 30% in agricoltura e al 27,5% nelle costruzioni. Se gli infortuni colpiscono duramente gli uomini (10,2%), le malattie professionali sono denunciate maggiormente dalle donne e dai laureati, mentre il ‘carico invisibile’, il burnout e lo sforzo psicologico-emotivo pesa sul 57% degli occupati, soprattutto tra chi svolge professioni ad alta specializzazione. Sono alcuni dati che emergono dalla sesta indagine Inapp sulla Qualità del lavoro in Italia (2025) che ha coinvolto 20.000 occupati dai 18 anni in su, presenti sul territorio italiano. Nelle analisi del working paper ‘Qualità del lavoro, salute e benessere al tempo dell’AI’, in corso di pubblicazione, curato dalle ricercatrici dell’Inapp, Tiziana Canal e Marcella Pulino, un focus riguarda l’Intelligenza Artificiale, strumento di supporto ma anche potenziale fonte di stress. Quest’ultima può rendere i luoghi di lavoro più sicuri, ma può generare anche affaticamento mentale. Chi la usa (14% della forza lavoro) dichiara livelli di stress superiori alla media (76,2% contro il 70,6%), specialmente in corrispondenza di picchi di lavoro o scadenze. Nell’indagine emerge anche un disallineamento sui tempi di vita. Gli italiani lavorano in media 38,7 ore settimanali, ma desidererebbero svolgerne 35,7. Un divario di tre ore che alimenta il desiderio di cambiamento: il 64% degli occupati vorrebbe sperimentare la settimana corta a parità di salario, e fra questi il 5% lo farebbe anche rinunciando ad una parte dello stipendio. ”Il crescente impiego delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale – ha commentato Natale Forlani, presidente dell’Inapp – richiede un cambio di paradigma: dall’uso strumentale e individuale a quello organizzativo e infrastrutturale. Penso a sistemi che controllano le macchine e avvisano prima che qualcosa smetta di funzionare o che segnalino subito se c’è un pericolo o se un lavoratore è troppo stanco. In questo modo, potremmo evitare gli incidenti prima che accadano, soprattutto nei settori più a rischio, ed è proprio quello su cui punta il nuovo ‘Piano Integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro’ del Ministero del Lavoro. Centrali restano le scelte strategiche da compiere a livello nazionale, gli investimenti, il sostegno alle imprese, in particolare alle pmi. E’ opportuno rafforzare la collaborazione tra istituzioni, parti sociali, imprese e lavoratori, per valorizzare le potenzialità dell’innovazione e minimizzarne gli eventuali rischi”.
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