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Prisco De Vivo racconta Kafka, quella fusione totale con l’universo dello scrittore

Una mostra e un libro per raccontare l’universo di Franz Kafka. E’ il senso dell’incontro tenutosi ieri nella sala dell’Axrt Contemporary Gallery, tappa conclusiva della mostra personale dedicata a Kafka da Prisco DE Vivo. Un confronto che è stato anche l’occasione per presentare il volume “Kafkalto – Del Quaderno e delle Metamorfosi”, firmato sempre da Prisco De Vivo. Una pubblicazione nella raffinata edizione da Gutenberg e ispirata sapientemente alla poetica e alla filosofia del grande scrittore boemo. La prefazione è di Rosaria Ragni Licinio e la postfazione di Paolino Cantalupo. L’opera ospita i versi di Prisco De Vivo e Raffaele Piazza, con disegni particolarmente evocativi, di marca espressionista, di Prisco De Vivo. Prisco De Vivo ha esposto in Italia e all’estero in importanti spazi privati e pubblici.

A presentare l’opera, con una incisiva analisi, la poeta Monia Gaita, per cui: “Kafkalto, Del Quaderno e Delle Metamorfosi, è un prezioso libro d’arte nel quale la stupefacente pittura di Prisco De Vivo incrocia alcuni suoi versi e di Raffaele Piazza. Versi redatti su un identico registro di tenebre, penoso straniamento e intraducibile ermetismo. Il libro non tende al semplice recupero di brandelli di memoria storica o filosofica del grande scrittore boemo Franz Kafka. Siamo lontani dalla pratica encomiastica o da un’imitazione à la page del modello culturale rappresentato da Kafka. Qui si assiste a una vera e propria compenetrazione d’angoscia, di vuoto, di pensiero, ad una fusione assoluta in cui il cuore e l’anima di Prisco De Vivo e Raffaele Piazza, abbracciano e vestono il cuore e l’anima di Franz Kafka, la sua dannazione individuale, la sua tragica nudità, il gelo cosmico che azzanna la carne e ne tracanna il sangue…I tratti obliqui e dal colore rosso cicatrice, bruno e grigio, rivendicano a sé il diritto di assorbire l’assurdo in cui siamo immersi. Le orbite spettrali, le dissimmetrie, i paesaggi desolati, i rami spogli, i volti deprivati di occhi, naso e bocca, costituiscono il corrispettivo tropico delle ossessioni, dei paradossi, dell’arcano, dell’inganno e della solitudine. Sono l’emblema di un mondo dilacerato fraternamente congiunto alla sciagura.”

L’autore enuclea la vicinanza a Kafka: “Mi sono sempre appassionato ai poeti e agli scrittori caduti in disgrazia. Mi sono vicini come fantasmi di anime in pena. Li ho tradotti in immagini e rappresentati con un inspiegabile trasporto. Ho anche scritto di loro in poesia. Forse il volermi avvicinare ad alcune figure oscure e maledette del pensiero e dell’arte, come Kafka, nasce da un desiderio di redenzione o da un tentativo estremo di salvare queste personalità dalla caduta e dal precipizio.” La giornalista Stefania Marotti ha pertinentemente sottolineato come: “L’impegno artistico di Prisco De Vivo restituisce l’attualità del pensiero di Kafka, che coglie il vuoto esistenziale. La solitudine interiore è la cifra della riflessione dello scrittore boemo, che De Vivo rielabora in un contesto caratterizzato dalla perdita dell’identità in favore dell’omologazione delle masse. L’artista irpino ben rappresenta l’anonimato dilagante nella società globale, che si rivela nei volti indistinti, per testimoniare la spersonalizzazione del ciascuno in favore di un falso concetto di comunità, in cui nessuno è protagonista dei processi di cambiamento”. 

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