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Processo Aste Ok, le attività della Forte emerse solo con l’avvio delle indagini

Aste ok,  udienza fiume,  oggi, presso il tribunale di Avellino del processo, nato dall’inchiesta del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli, che hanno indagato su questo nuovo filone d’illeciti, che vede protagonista il Clan Partenio.

Nella giornata di oggi dinanzi al collegio presieduto dal  giudice Roberto Melone, a latere Vincenza Cozzino e Gilda Zarrella, è ripreso il controesame del maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Avellino che ha ripercorso alcune intercettazioni  telefoniche ed ambientali captate durante le indagini.

Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, il militare conferma in aula le diverse conversazioni – avvenute tra l’aprile 2019 e il maggio 2019 – tra Armando Aprile Gianluca Formisano, Antonio Barone. Nell’ escussione ancora, viene  sottolineata la preparazione degli assegni per l’assegnazione dell’asta di un capannone industriale a Solofra. Il militare, nel dettaglio, afferma che la trattativa prima dell’assegnazione avveniva  presso il ristorante “Its’ok” con la partecipazione di Livia Forte e Armando Aprile”. Incalzato dall’avvocato Taormina, il teste afferma che non risultano intercettazioni che attestano un tentativo di turbastiva d’asta precedente all’assegnazione da parte di Livia Forte e Armando Aprile.

Per quanto riguarda, ancora, un’asta del 22 maggio 2019, dalle intercettazioni emerge che gli imputati sarebbero entrati in possesso della somma di diecimila euro. In quella giornata, infatti, si svolsero tre aste giudiziarie ed una di questa era proprio quella con protagonista l’esecutato. Quest’ultimo, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe versato la somma agli imputati. L’esecutato inoltre si era lamentato che, nonostante la somma riconosciuta agli imputati, l’asta non era andata come si attendeva e voleva un’intercessione nei confronti dell’aggiudicatore dell’asta per fare in modo che l’esito volgesse a suo favore. Stesso esito per un’altra asta dove si evince che gli esecutati avrebbero consegnato la somma di euro 5mila ad Armando Aprile. Relativamente a un’altra asta giudiziaria svoltasi il 31 maggio, il maresciallo dichiara che il Nucleo Operativo dei Carabinieri acquisì  i documenti relativi all’aggiudicazione e procedette ad acquisire sommarie informazioni da una donna che conosceva Formisano e che aveva incontrato in tribunale. La donna aveva partecipato all’asta e aveva anche fornito anche la documentazione ai militari in merito a quanto sostenuto. Incalzato da Taormina sul perché la donna fosse stata ascoltata due volte, con verbali con contenuti diversi, il militare chiarisce che – nel primo ascolto – la donna non aveva con sé il materiale. Mentre, nel secondo ascolto, la signora aveva fornito i documenti relativi all’asta.

A questo punto, il Pm Woodcock chiede l’acquisizione dei verbali  scatenando immediatamente la reazione dell’avvocato Taormina. Emblematico, ancora, quanto avveniva dopo; con il noto penalista che ha letto, in aula, alcune intercettazioni telefoniche. In una di queste, avvenuta del 2019, Livia Forte avrebbe ammesso  di essersi interessata alle aste già da cinque anni prima che partisse l’indagine. Taormina, dunque, ha chiesto al maresciallo se i carabinieri fossero a conoscenza dell’ipotesi di turbativa d’asta compiuta dalla Forte negli anni antecedenti all’avvio delle indagini. Il maresciallo dichiarava che l’Arma “non ne era a conoscenza e che l’attività d’indagine era partita solo nel 2019“ Inoltre  il maresciallo ha  dichiarato che oltre alle intercettazioni, non sarebbero stati effettuati ulteriori accertamenti e riscontri per verificare i rapporti tra i presunti componenti del sodalizio criminale.

Dal controesame effettuato dai difensori di Barone, gli avvocati Botti e D’Archi, il militare conferma in aula che non era stato accertato che Aprile e Forte avessero un’ agenzia immobiliare e che  era a conoscenza del fatto che l’ esecutato dell’ opificio industriale di Solofra fosse un pregiudicato per reati contro il patrimonio.

Dopo una breve pausa, successivamente, l’udienza è ripresa ancora con il controesame del maresciallo, che in aula affermava che non ci sono intercettazioni in cui l’imputato M. G difeso di fiducia dall’avvocato Rosaria Vietri,  avesse avuto conversazioni con altri imputati.

Nella prossima udienza  fissata il 26 aprile sarà completato il controesame del maresciallo del nucleo operativo dei carabinieri di Avellino.

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