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Quell’epigrafe nel Museo Irpino 

L’epigrafe funeraria della metà del I sec. d.c., collocata nel giardino con il n°.46, proveniente da Aeclanum, è stata oggetto di riesame da parte della professoressa Marcella Chelotti, ordinaria di epigrafia latina presso l’Università d Bari. Fu pubblicata la prima volta da Antonio Salvatore nel suo pregevole volume “Aeclanum – Mille anni di storia irpina”. L’integrazione di alcune parole frammentarie effettuata dal primo editore, secondo quanto riferisce l’illustre studiosa e docente barese, è inesatta: Ciò emerge dal suo scientifico ed interessante, lavoro dal titolo: “Sugli assetti proprietari e produttivi in area daunia ed irpina; testimonianze epigrafiche”; edito dal periodico “Epigrafia’ e territorio ¬ Politica e società”, IV, Edipuglia; Bari, 1996. Il testo dell’iscrizione eclanese con le parole lacunose, integrate, riportato dalla Chelotti è il seguente: [T]agullio vel. [M] agullio N.f. Cor (nelia) Fl [acco] /pontifici, /IIIIvir (o) aed (ili), IIIIvir(o) i(ure) d(icundo). Ex testamento, / arbitratu Patulaciae. Q.f.Pollae ux[loris]. Salvatore, invece, ritiene completo Agullio e non considera che davanti manca una consonante, ToM, per cui Agullio diventa Tagullio o Magullio. La Chelotti, però, propende per il gentilizio Magullius, che è raro, ma è attestato in area irpina a Compsa e poi ad Abellinum, mentre Tagullius si riscontra in ambiente messapico, esclusivamente a Canosa. La Chelotti, inoltre, mette ancora in risalto che le due consonanti superstiti FL nel primo rigo dell’epigrafe sono state completate, sempre dal primo editore, in Fl[amini], sacerdote addetto al culto di una divinità, “suggestionato forse dalla parola pontifici al rigo successivo”. In questo modo il magistrato eclanese Magullius risulta senza cognome, mentre è riportato sull’epigrafe e scaturisce completando le consonanti FL in Fl [acco] e non in Fl/[amini]. L’epigrafe, quindi, tradotta in italiano alla lettera, così suona: A Magullio Flacco, figlio di Numerio della tribù Cornelia, pontefice, quattuorviro edile, quattuorviro giusdicente. Secondo le disposizioni testamentarie per arbitrato della moglie Patulacia Polla, figlia di Quinto. Magullio Flacco fu un personaggio di alto rilievo nel contesto della comunità eclanese nel corso del primo secolo d.C .. La moglie Patulacia Polla, sua esecutrice testamentaria, non era una donna comune, ma discendeva da una famiglia che nella comunità di Aeclanum era stata in auge dalla metà del I sec. a.c. alla prima età imperiale. Egli occupò ben tre cariche pubbliche, rispettivamente nel campo della religione, come pontefice, e cioè quale membro di un collegio di sacerdoti incaricati alla sorveglianza del culto ufficiale; nel campo della municipalità, come quattuorviro edile, carica equivalente all’ attuale assessore ai lavori pubblici; nel campo della giustizia, quale quattuorviro giusdicente, e cioè giudice. Questo “Vip” eclanese d’altri tempi, di duemila anni fa, può considerarsi un precursore di alcuni personaggi contemporanei che disinvoltamente brigano per accumulare cariche in campo politico, amministrativo ed economico. Chissà, però, se Magullio; investito di tanto potere ed autorità nel Municipium eclanese, fu retto e disinteressato oppure amministrò con malizia, accumulando illegalmente ricchezze alla pari di certi “Vip” dei nostri giorni e perciò perseguiti dalla giustizia ed esposti dalla stampa al disprezzo degli onesti. Purtroppo, afferma la Chelotti, mancano dati per localizzare la proprietà del magistrato Magullio e dunque scoprirne le vicende proprietarie.

Di Consalvo Grella pubblicato il 23/09/2013 sul Quotidiano del Sud

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