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RadiCE: dove il sapore diventa riscatto

A Caserta, i cinque anni di Elementi diventano un gesto concreto: gusto, memoria e solidarietà si intrecciano nel menu che sostiene la cooperativa NewHope.

Ci sono sapori che non finiscono nel piatto. Restano. Nelle mani, nei ricordi, nelle storie che continuano a camminare anche quando la tavola è vuota. RadiCE nasce esattamente lì: nel punto in cui il cibo smette di essere solo piacere e diventa qualcosa di più profondo. Un ritorno, una dichiarazione, quasi una forma di responsabilità. A immaginarlo è Mimmo Papa, che per i cinque anni di Elementi Pizzeria sceglie di spostare lo sguardo oltre sé stesso. Di fare della propria crescita un gesto condiviso. Perché questa non è solo una celebrazione. È una presa di posizione. Fuori, una cena. Dentro, qualcosa che assomiglia molto di più a una presa di coscienza.

Il cuore della serata batte altrove. Nelle parole — e nei gesti — di Daniela Altrude, anima della cooperativa sociale NewHope. Nessun tono costruito, nessuna ricerca di effetto. Solo verità. Di quelle che arrivano dritte, senza chiedere permesso. Storie di donne che hanno perso tutto — casa, identità, voce — e che proprio da lì hanno dovuto ricominciare. “Qui non insegniamo solo un mestiere. Restituiamo possibilità.” E in quella frase c’era tutto. Ma il racconto non si è fermato alle parole. Ha preso forma, colore, materia. Le tovagliette in cotone dai toni vivaci e sgargianti hanno vestito la tavola come un’esplosione di vita. I manufatti portati in sala raccontavano, silenziosamente, mani, storie, rinascite. E poi quel gesto finale, semplice e potentissimo: un piccolo fiore in stoffa donato a ogni ospite, realizzato con materiali di scarto. Un dettaglio solo in apparenza leggero. In realtà, un simbolo perfetto. Perché se anche ciò che viene scartato può diventare bellezza, allora forse nulla è davvero perduto. NewHope è una sartoria, sì. Ma è soprattutto un luogo dove si torna interi. Dove le mani imparano a cucire mentre, lentamente, si ricuce anche ciò che non si vede. I tessuti wax africani — vivi, imperfetti, intensi — diventano metafora di questa trasformazione: da frammento a forma, da ferita a forza.

C’è chi non parlava più.

C’è chi aveva smesso di riconoscersi.

Qui si ricomincia dalle mani. E, a volte, basta. 

In quel momento il cibo si è fatto silenzioso. Non meno importante, ma diverso. Come se ogni piatto avesse improvvisamente acquisito un peso nuovo, più profondo.

Il menu della serata ha seguito questa stessa linea sottile, senza mai alzare la voce. L’AranCEna di riso e verza ha aperto il percorso come un ricordo che affiora: calda, avvolgente, profondamente familiare. Un morso che sa di casa, di gesti tramandati, di affetto semplice. RadiCE non è solo un nome. E’ una dichiarazione. E’ il filo che lega terra, famiglia e memoria. Infatti, dal 1° dicembre 2025 al 30 aprile 2026 una parte del ricavato In questo menù ogni piatto sembra custodire un frammento di vita. RadiCE è memoria che non resta ferma, ma evolve. Lo si ritrova nelle pizze, dove la tradizione non viene replicata, ma riletta. Essenziale nella Margherita RadiCE. Stratificata e intensa nella Cesacca. Sorprendente nella RadiCE di rinforzo, che rompe gli schemi e li ricompone in un equilibrio inatteso. E poi, a chiudere, il DolCE ricordo. Una ciambella fritta e ripassata al forno, soffice e profumata, con la ricotta di bufala, il limone, il limoncello. Un finale che non cerca stupore, ma conforto. Che non sorprende: resta. Ogni elemento parla la stessa lingua: quella dell’origine. Gli ortaggi dell’orto di Mezzano, le cotture studiate, la materia prima rispettata. Nulla è lasciato al caso, ma nulla è ostentato.

La storia di Mimmo Papa è fatta di passaggi, di deviazioni, di ritorni. Dalla cucina alla mixology, fino all’incontro definitivo con farina, acqua e lievito. Un percorso che trova forma nel 2020, quando Elementi apre le sue porte e inizia, senza rumore, a costruire identità. Oggi, cinque anni dopo, quel luogo è diventato qualcosa di più. Un punto di connessione. Un crocevia di storie. E forse è proprio questo il senso più autentico di RadiCE: ricordarci che il cibo può essere un gesto. Un legame. Una possibilità concreta. Non solo nutrire. Ma restituire.

RadiCE non è ciò che si mangia. È ciò che resta quando tutto il resto finisce. E, a volte, è ciò che ricomincia.

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Carmela Cerrone

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