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Referendum Giustizia, Gargani e la giudice Ceccarelli ad Avellino per il Sì

Ultimi fuochi anche ad Avellino della campagna referendaria per il Sì: questo pomeriggio partecipato convegno al carcere Borbonico organizzato dall’avvocato Amerigo Festa (presidente di Tempi Nuovi Popolari Uniti di Avellino) e con autorevoli personalità nel parterre dei relatori. Hanno infatti partecipato, tra gli altri, l’onorevole Giuseppe Gargani, il giudice Natalia Ceccarelli, gli avvocati Gaetano Aufiero, Luigi Petrillo, Giandomenico Caiazza e Bruno Gambardella del coordinamento Irpino Comitati per il Sì, oltre alla vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno con la quale è stato previsto un videocollegamento.

L’avvocato Domenico Caiazza, a margine del convegno, ha parlato anche dei pronostici e dei sondaggi: “Il dibattito è infuocato. A quanto pare si profila un testa a testa. Per questa ragione a noi il compito di spiegare perché bisogna votare sì. Perché questa è una riforma che ci porterebbe al livello di tutte le democrazie contemporanee dove c’è già la separazione delle carriere. Noi siamo l’eccezione, non siamo la regola. Le carriere tra il magistrato che accusa e il magistrato che giudica sono dappertutto drasticamente separate. Ed è una bufala quella che dicono dal fronte opposto e cioé che già oggi i dati sul passaggio tra le due funzioni sono prossimi allo zero: ma il problema non è questo. La separazione a cui fanno riferimento cioè delle funzioni, non ha niente a che fare con la separazione delle carriere. La separazione delle carriere non è finalizzata a non far fare il giudice a uno che è pubblico ministero e viceversa: la separazione delle carriere vuole che la magistratura inquirente abbia un suo percorso professionale, un suo organo di autogoverno, una sua scuola di formazione, e un suo percorso completamente diverso da quello dei giudici. Questa riforma riguarda il cento per cento dei magistrati, non lo zero virgola”.

Gambardella ha parlato invece del sorteggio dei componenti togati del Csm: “Il sorteggio non è un male necessario per rompere il correntismo, come molti dicono. Non è un male, è un criterio. Perché il sorteggio non viene effettuato tra cittadini comuni che non hanno competenze specifiche, ma tra magistrati, cioè tra persone che hanno superato un concorso, un concorso anche molto severo, e che ogni giorno decidono sulla possibile carcerazione preventiva delle persone o sulla comminazione di un ergastolo. E quindi un giudice sorteggiato, che può condannare all’ergastolo un cittadino, non sarebbe capace di stabilire se un magistrato può essere trasferito da Torino a Milano o se merita di essere promosso o di avere un avanzamento di carriera? Io trovo questa polemica sul sorteggio assolutamente inutile. In realtà credo che i magistrati e la sinistra non siano tanto terrorizzati dalla separazione delle carriere, ma proprio dal sorteggio, perché troncherebbe la longa manus delle correnti. Io penso che la correnticrazia in magistratura sia persino peggiore della partitocrazia della Prima Repubblica”.

L’avvocato Petrillo: “Molti dicono dal comitato del no che questa riforma mette a rischio l’indipendenza della magistratura, ma è un’affermazione che è completamente destituita di fondamento. Questa è una riforma che non tocca in alcun modo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che rimane inalterata rispetto all’attuale testo della Costituzione. Allora che cosa cambia questa riforma? La qualità della giustizia viene migliorata in conseguenza del fatto che il giudice assume una posizione di effettiva terzietà rispetto alle parti che rappresentano l’una l’accusa e l’altra la difesa. Avremo un giudice più forte e più libero dai condizionamenti esterni, mi riferisco ai condizionamenti della politica, più libero anche dai condizionamenti interni e cioè da parte di coloro che appartengono allo stesso ordine giudiziario e che però, purtroppo, è un ordine giudiziario nel quale il correntismo la fa da padrone”.

L’avvocato Amerigo Festa: “Il sorteggio a noi sembra indispensabile, insieme a tutte le altre caratteristiche di questa riforma. Sono proprio le voci della magistratura che ci hanno suggerito e stimolato una riflessione sul fatto che il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo dominato da una sorta di lottizzazione che viene effettuata da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati. Lo abbiamo riscontrato con il caso Palamara, ma in realtà ne ha abbiamo trovato grandissima ed eminentissima conferma durante questa campagna referendaria allorquando un certo numero di magistrati si sono schierati a favore del sì e soprattutto a favore del sorteggio perché secondo loro il Consiglio Superiore della Magistratura è dominato da logiche di lottizzazione nelle quali praticamente non prevale la professionalità e la responsabilità dei magistrati, ma prevalgono ragioni di appartenenza a questa o a quella corrente, o a logiche clientelari che, onestamente, da un certo punto di vista, se confermate confermerebbero la necessità che questa riforma venga approvata dal popolo italiano”.

“Chiariamo un primo punto – ha aggiunto Festa -. La magistratura e l’esercizio della giurisdizione è un potere sacro. E’ una funzione sacra e io ritengo che la stragrande maggioranza dei magistrati siano delle persone che lavorano e portano anche sulle spalle come tanti altri questo Paese. Questa funzione, credo, nella maggior parte dei casi, viene portata avanti in maniera corretta, e ne è la prova il fatto che il 50% delle percentuali dei processi si concludono con pronuncia di assoluzione. Ma esiste una criticità, che è quella nella fase endoprocedimentale dove i risultati, e mi riferisco soprattutto alle ingiuste detenzioni, non ci danno conferma del fatto che nell’esercizio della funzione, almeno nella fase interprocedimentale, siano rispettate tutte quelle garanzie di equidistanza. Questo però non toglie che ci siano altre problematicità della giustizia che non sono il target esatto di questa riforma. Ad avviso nostro, soprattutto ad avviso del nostro movimento politico e ad avviso anche delle camere penali, questa riforma dovrà essere seguita da altre riforme sostanziali, sul piano della equiparazione delle garanzie difensive a quelle dell’accusa, sul piano del potenziamento degli uffici giudiziari, del personale e anche dell’assunzione straordinaria di magistrati, ma mi sembra che questo sia nei prossimi programmi del governo. Soprattutto poi per mettere mano ad uno dei problemi problemi che noi riteniamo cruciali, che è la fase dell’esecuzione penale, il problema del penitenziario, il problema delle carceri, che dovrà essere risolto anche con un intervento di politica giudiziaria, soprattutto in materia di depenalizzazione di un grosso numero di reati che ingolfano gli uffici giudiziari. Ma ripeto, quello che si dibatte oggi con la riforma è il problema che riguarda l’assetto costituzionale, per ridare forza al processo accusatorio”.

A chiudere i lavori l’onorevole Gargani: “Siamo passati da un processo inquisitorio, di origine autoritaria, a un processo accusatorio. Questo modello prevede tre soggetti: una parte che accusa, una che difende e un giudice che decide. E’ il processo della vita: due parti e un terzo imparziale. E non si tratta semplicemente di carriere. E’ una parola sbagliata. In realtà parliamo di mestieri diversi e di ruoli diversi. Di Mani Pulite pochi ricordano che, alla fine, il 73 per cento degli imputati fu assolto. E’ un dato che la società dovrebbe recuperare fino in fondo. Se alcune riforme fossero state fatte prima, probabilmente Tangentopoli non ci sarebbe stata”. Qualche perplessità però la esprime sul sorteggio: “Il Csm rappresenta i magistrati e il sorteggio non è uno strumento perfetto. E’ vero che le correnti nella magistratura siano diventate un cancro e rappresentano gruppi di potere, ma se la riforma fosse soltanto sul sorteggio voterei contro. Ma il problema vero resta quello di cambiare il sistema”.

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