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Responsabilità e coesione sociale

Diversi giorni fa abbiamo rischiato un completo corto circuito istituzionale tra il governo e le forze politiche. Forse sfuggito a molti, ma non per questo meno pericoloso. In questo periodo, infatti, come in tutti i momenti cruciali,  è fondamentale mantenere quel senso di responsabilità e di coesione nazionale che è il vero collante che unisce le diverse anime sociali, politiche e culturali del nostro Paese. Già occorre fare i conti con una certa, italica insofferenza verso i sacrifici protratti nel tempo. Poi, spesso, nei momenti di difficoltà, riaffiora un serpeggiante substrato anarcoide. Insieme alla tradizionale diffidenza verso chi comanda. Se venisse meno quel minimo di coesione ancora esistente tra classi sociali, popolazioni e territori diversi, sarebbe la fine sostanziale della tenuta – e quindi dell’unità – del nostro Paese! Da tempo la  cosiddetta seconda Repubblica  ci ha abituati alla mancanza di una visione complessiva dei problemi. All’improvvisazione. Alla ricerca esasperata di facili consensi.  Insomma, alla diffusa mancanza di sensibilità verso gli interessi generali. Ma ora un mix di scarsa cultura  istituzionale, di opportunismo politico e di improvvisazione comunicativa stavano per produrre un disastro  E’accaduto infatti che le forze politiche di opposizione, in particolare Salvini e la Meloni in perenne gara fra di loro, e anche qualche componente della maggioranza (Italia Viva) si sono fatte sentire, sia pure con accenti diversi. Lamentavano un mancato coinvolgimento e l’assenza di informazioni al Parlamento da parte del Governo. Richiesta in buona parte determinata dalla assenza di visibilità cui l’emergenza attuale confina l’opposizione. Alimentata però anche da qualche “sgrammaticatura” (secondo la sua stessa terminologia) istituzionale  da parte del premier. Indotto evidentemente in errore con la  spiegazione su Facebook, senza giornalisti e senza contraddittorio,  di  alcune decisioni del Consiglio dei ministri peraltro non definitive.

Solo l’energico intervento del Presidente della Repubblica è valso ad evitare il baratro che avrebbe preso corpo se si fosse slabbrato il fragile tessuto del minimo di comune sentire fra tutte le forze politiche di fronte al pericolo incombente. Il forte, pubblico appello di Mattarella sulla necessità di unità e della maggiore collaborazione possibile, accompagnato da una fitta rete di contatti telefonici con i leader dei partiti, non è stato il solito invito a superare divisioni e incomprensioni. E’ risuonato, invece, solenne richiamo alla responsabilità di tutti, considerato che l’incendio divampa ancora . Accompagnato dalll’invito al premier ad evitare rischiose  rotture politiche. E dalla insoddisfazione del Colle per le sue scelte comunicative , fatta accortamente filtrare. Così Conte, alla Camera, ha potuto poi spiegare la decisione di ricorrere al decreto del Presidente del Consiglio come strumento preferenziale. E l’impegno condiviso di riferire ogni 15 giorni al Parlamento sulla gestione dell’emergenza. La seduta di Montecitorio doveva servire a preparare un mutamento sostanziale di atteggiamenti. Si è rivelata, invece,  solo un’occasione per dare sfogo ad accuse. Recriminazioni. Proposte strumentali, soprattutto da parte leghista. Parole ipocrite, come quelle della Boschi sulla futura ricerca di responsabilità. O alla proposta di  Renzi, duramente contestata dagli scienziati, di riaprire tutto. Si  gioca tra dichiarazioni di responsabilità e sostanziali smarcamenti. E la prima seduta della cosiddetta “cabina di regia” non ha dato frutti. Anche perché accompagnata dalle irresponsabili dichiarazioni di Salvini sull’abbandono dell’Ue se le richieste italiane non venissero accolte. Esse rischiano di innescare ulteriori contrasti, in un momento in cui  il Premier  Conte e il presidente Mattarella stanno conducendo una difficile battaglia – per la prima volta combattuta anche con pubbliche dichiarazioni – perchè l’Ue si dimostri davvero solidale in un’emergenza straordinaria! Senza mai dimenticare, come ha invitato a fare anche Papa Francesco, che “nessuno si salva da solo”. Sapranno alcuni leader rinunciare alle passerelle e fare la loro parte?

di Erio Matteo

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