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Durante la cosiddetta “Prima repubblica”, questo curioso soprannome fu affibbiato da Indro Montanelli ad Amintore Fanfani, sei volte Presidente del Consiglio, tre Presidente del Senato, segretario Dc altrettante e tantissime volte ministro. Soprattutto, protagonista di rovinose cadute e di imprevedibili resurrezioni. Il “rieccolo” dei nostri tempi, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, è invece Silvio Berlusconi.

Imprenditore di successo (ma anche molto aiutato dalla politica, soprattutto da Craxi) è stato protagonista di una clamorosa discesa in campo che nel ‘94 scombussolò schieramenti e previsioni. Per lunghi anni alla ribalta, quattro volte premier, il più longevo tra i Presidenti del Consiglio dell’Italia repubblicana, costretto poi alle dimissioni a causa del livello insostenibile dello spread sui mercati. Autore di numerose leggi ad personam per evitare guai giudiziari, infine condannato per frode fiscale e dichiarato decaduto da Senatore, rinunciò all’onorificenza di Cavaliere del Lavoro prima di essere espulso. Riacquistati dopo alcuni  anni i diritti politici ed eletto parlamentare europeo, sembrava destinato a rimanere in una posizione assolutamente residuale. Confinato in un angolo marginale della coalizione di centro-destra. Ridimensionato a causa dell’ indebolimento di FI e dagli abbandoni di numerosi parlamentari verso le sponde leghiste, comprese alcune delle sue “amazzoni”! E irritato  dall’arrembante proposta di Salvini di federare i gruppi parlamentari del centro-destra.

L’insistenza con la quale l’ex Cavaliere ha riaffermato la necessità di richiedere quegli aiuti europei tanto osteggiati da Salvini e dalla Meloni e la clamorosa votazione favorevole allo scostamento di bilancio da 8 miliardi hanno costretto i suoi due alleati a firmare una tregua a mesi di guerriglia quotidiana contro tutte le decisioni del governo Conte. E hanno di nuovo proiettato la figura del signore di Arcore al centro del proscenio politico. In un quadro certamente aperto a molti e forse anche contraddittori sviluppi, ma certamente ridando al leader di FI nuova agibilità politica. Probabilmente non verremo mai a conoscenza delle ambascerie riservate che hanno preceduto e fatto seguito alla clamorosa presentazione, da parte della maggioranza, dell’emendamento pro-Mediaset. Un riservatissimo scambio di colloqui non solo telefonici. Culminati nel fulmineo annuncio del voto favorevole sul bilancio dato da Berlusconi ai parlamentari forzisti e agli alleati solo nella mattinata della votazione, per impedire iniziative ostili. Certo la mossa dell’ex Cavaliere è stata originata da uno scambio. Essa, però, è stata confezionata con abilità in modo che gli obiettivi di salvaguardia delle sue aziende coincidessero con la riaffermazione, sul piano politico, della necessità di scelte moderate ma condivise. Altrimenti, con gli estremismi non si va da nessuna parte.  Così Berlusconi si è riaffermato quale difensore delle partite iva e degli autonomi. E si è fatto nel contempo portavoce di una linea condivisa dalla coalizione di centro-destra, con l’invito  al governo ad accogliere alcune richieste dei suoi alleati (rottamazione ter e continuità d’impresa). La sua iniziativa sembra averlo  rilanciato, al di là della sua posizione di leader  di una formazione minore, come un politico capace di trarre  dalle secche la sua coalizione. Di inserirla nei giochi che contano. E di mantenerne – almeno formalmente – inalterata la collocazione. Salvini e Meloni,  da tempo in difficoltà e in una posizione improduttiva, colti alla sprovvista, sono stati costretti ad accodarsi. E, arrampicandosi sugli specchi, ad accompagnare il loro repentino cambio di linea con la minaccia di una occhiuta vigilanza sulle future scelte! Insomma, aria fritta ! il fatto è che, però, il blitz-krieg berlusconiano ha scombussolato ogni previsione. E messo in movimento la situazione politica, condizionata dagli interessi collegati ai fondi miliardari stanziati dalla Ue, come dimostrano i contrasti sulla apposita task force! Questo il vero fattore che alimenta sospetti e diffidenze reciproci, sia all’interno della maggioranza che tra le forze di opposizione!

di Erio Matteo

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