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Riforma Nordio e abuso d’ufficio, viaggio tra i penalisti irpini tra favorevoli e contrari

Dopo oltre un anno dal via libera in Cdm, la Camera ha dato il definitivo via libera al ddl Nordio, la cui norma caratterizzante è l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Considerato uno dei punti chiave della legislatura per il ministro, è di fatto il primo disegno di legge in materia giuridica che fissa una chiara scelta politica da parte del governo: rimuovere un reato dei cosiddetti colletti bianchi, definito afflittivo sul piano mediatico e poco incisivo su quello giudiziario. Impedendo così di perseguire tutte le condotte degli amministratori che, nell’esercizio delle loro funzioni, si procurino volontariamente un vantaggio illecito o provochino danni ad altri.

L’allarme sulla cancellazione è stato lanciato ormai da settimane dall’Associazione nazionale magistrati, secondo il presidente Giuseppe Santalucia infatti si trattava di «un argine alle angherie del potere pubblico» e abrogarlo significa «creare ulteriori intralci, si aumenterà la diffidenza nei confronti dei pubblici poteri».

In provincia di Avellino l’attuazione della riforma della giustizia voluta dal guardasigilli Carlo Nordio inciderà in modo considerevole. Senza la riqualificazione del reato in turbativa d’asta, peculato per distrazione o falso ideologico, oltre centro processi per abuso di ufficio pendenti davanti al Tribunale di Avellino andranno al macero

La Procura guidata da Domenico Airoma, nella prospettiva dell’abrogazione del reato così come definito nell’articolo 323 del Codice penale, sin dall’inizio dell’anno aveva limitato l’apertura di fascicoli legati a presunti abusi in atti di ufficio. Alla base della decisione di cancellare/riformulare il reato, le statistiche che dimostrerebbero la debacle processuale dell’abuso di ufficio: nel 2021 su 4.745 procedimenti avviati sono stati archiviati 4.121 con soltanto 18 casi arrivati in dibattimento; 9 condanne davanti al Gup e 35 patteggiamenti; nel 2022 le archiviazioni sono state 3.536 su 3.928 procedimenti aperti.

Abbiamo chiesto un parere ai penalisti  Rosaria Vietri,  Roberto Vetrone e Francesco Pugliese, sulla scelta del Guardasigilli Nordio e della maggioranza di abrogare la norma.“

 “In verità io penso non bene – afferma l’avvocatessa Vietri -di questa riforma che a me sembra fatta solo. Per avere il Piacere di essere detto sono Nordio e ho fatto una riforma. Poco pratica e poco incisiva anzi direi in alcuni casi tendente ad inflazionare ancora di più la macchina della giustizia ad esempio la misura carceraria affidata a tre giudici, ovviamente in attesa di essere assunto viene posticipata l’applicazione. Esattamente come non condivido il fatto che al PM è preclusa la possibilità di appello, reati lievi o gravi se il soggetto li ha commessi deve assumersi le sue responsabilità e non può la pubblica accusa vedersi limitato un potere che castra il suo ufficio, ossia la pubblica accusa. Sull’esame della parte indagata ,prima di applicare la misura cautelare,  hop dei dubbi ,poiché da un lato consentiamo alla parte di “inquinare” le prove a suo carico e quindi di deviare il corso della giustizia, le misure cautelare vengono applicate per garantire la reiterazione la fuga, ma soprattutto l’inquinamento delle prove, che potrebbe esserci visto che la Parte conosce le accuse a suo carico. L’abuso di ufficio e  la sua abolizione a mio avviso da il Via libera a quello che già avviene, con una certa sfacciataggine, forse più che abolirlo andavano rafforzate le conseguenze. Restituzione e perdita del posto di lavoro oltre alla impossibilità di ricoprire cariche pubbliche o elettive”.

Secondo il mio punto di vista e parlo non da avvocato penalista “puro” , ma  afferma l’avvocato Vetrone- in questo caso da ex amministratore comunale anni ’90 con esperienza civica nella prima elezione diretta dei sindaci e da giornalista, il garantismo è necessario per impedire il blocco delle attività produttive e dell’azione amministrativa. L’abuso d’ufficio, alimentava un clima di sospetto pregiudiziale nei confronti degli amministratori e ha finito per paralizzarne l’azione in particolare nella pubblica amministrazione. Tuttavia, non mi risulta che siano stati cancellati i reati di peculato, corruzione, concussione, frode ecc. Nel concreto, l’abuso d’ufficio ha rallentato la macchina amministrativa. La paura di mettere anche soltanto una firma, ha fatto in modo che moltissimi dirigenti, amministratori comunali e regionali ad esempio, si sono astenuti dal prendere decisioni importanti a favore dei cittadini e hanno preferito non decidere; provocando danni allo sviluppo del territorio. A livello nazionale, il reato suddetto ha portato a poche decine di condanne; quindi non vedo nessun allarme sociale anzi con questa cancellazione si snellisce il carico di lavoro dei Tribunali,che a volte attraverso la pubblicazione di “veline” compiacenti, hanno creato gravi danni alle persone sottoposte alle indagini poi assolti perché innocenti.Il testo di riforma della Giustizia ridisegna il potere d’impugnazione del pubblico ministero contro le assoluzioni in primo grado per escludere che possa proporre appello rispetto a sentenze relative a reati di contenuta gravità. Restano, pertanto, appellabili le decisioni di assoluzione per i reati più gravi, compresi tutti quelli contro la persona che determinano particolare allarme sociale, come quelli ricompresi da “codice rosso”.

“Ricordo a me stesso che la norma penale non serve unicamente a imporre- afferma l’avvocato Pugliese-  una pena dopo la commissione di un reato, ma ha anche funzione deterrente. L’efficacia e la vigenza di una norma penale non deve essere valutata solo in relazione alle condanne inflitte, ma anche in funzione alla sua capacità dissuasiva nel rimarcare quei comportamenti lesivi per la società.La questione va valutata correttamente. Anzitutto, non si tratta dell’unico reato che riscontra alti tassi di archiviazione e assoluzione. Inoltre, l’elevato numero di archiviazioni non è necessariamente un segnale negativo. Infine, considerando la tendenza decrescente degli ultimi anni e la recente riforma del 2020 che ha novellato l’art. 323 cp, non si comprende perché si sia ritenuto necessario intervenire nuovamente.Dalla mia esperienza, quale ex Funzionario di Stato, mi sento di sostenere che il reato di abuso d’ufficio ha tuttavia consentito di verificare e tutelare la meritocrazia della P.A., la concorrenza e la corretta gestione delle risorse economiche ed umane, specie in relazione a quei comportamenti abnormi e distorti (prassi amministrative anomale) che si sono dimostrati la logica conseguenza di una gestione personalistica del potere da parte di funzionari e/o amministratori pubblici.Il pericolo è che l’abrogazione di questa norma potrebbe lasciare il nostro Paese privo di strumenti per contrastare tali comportamenti, peraltro largamente diffusi. Tale preoccupazione ha infatti spinto il legislatore della recente riforma a reinserire nel codice penale la fattispecie di nuovo conio, peculato per distrazione (reato abrogato dalla riforma del 1990).

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