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Fissavo la foto di mio padre. Era vestito da guerriero arabo. Con tanto di scimitarra. Io nascevo mentre lui partiva per la guerra. Lo spedirono a guidare un carrarmato ad El Alamain. Un giorno fu raggiunto da una mitragliata che gli devastò il ginocchio. Rientrò in patria con la Croce Rossa. Io avevo compiuto già due anni. Non so quante volte mi ha poi raccontato l’orrore di quella guerra. E credo che questa sia stata la migliore lezione che io potessi ricevere per amare la pace. La mia generazione non ha conosciuto quello strazio. Si è formata però attraverso racconti e letture. Chi è venuto dopo non ha avuto nemmeno quelle narrazioni. Come giornalista e inviato di guerra in Medio Oriente, mi è capitato di raccontare il conflitto. Ho visto letteralmente la morte con gli occhi, sia per quello che poteva accadere a me, sia per quello che avevo nello sguardo: tanti corpi dilaniati da chi voleva imporre le regole solo attraverso l’insensatezza delle armi e la morte. Per me oggi sarebbe difficile raccontare questa guerra anomala, che non trova riscontro né nei racconti del mio genitore, né nella mia esperienza. Cari lettori, non è retorico augurare a tutti voi e alle vostre famiglie buona Pasqua. Non lo è se questo augurio ci invita a riflettere su come superare questi momenti angoscianti, di dolore e quasi impotenza di fronte alla follia criminale che inonda la terra e il mare di sangue innocente. Siamo testimoni di un tempo difficile in cui la lotta tra il bene e il male ha perduto il suo equilibrio generando eventi mostruosi che mettono a rischio la nostra stessa esistenza. Il terrorismo internazionale, alimentato da una forte componente religiosa, tenta la distruzione delle coscienze per imporre la propria egemonia. Da quel terribile 11 settembre, con l’attacco al cuore dei simboli all’economia mondiale, la pace ha perduto le sue connotazioni ed è diventata ricerca del valore perduto. Lentamente, ma inesorabilmente, siamo precipitati in un conflitto che, come tutte le guerre, è destinato a produrre altre vittime, sconquassi sociali, perdita di ogni riferimento. I fatti orribili di Bruxelles, ma non solo, sono il segno del collasso di tutti i valori e, in una parola, del senso stesso dell’umanità. Diciamolo con chiarezza: l’Europa si mostra fragile rispetto alla brutalità del terrorismo perché rimane ancora senza un’identità politica, essendo per gran parte un mostro di burocrazia. E’ evidente dalle difficoltà che l’Unione ha a gestire l’emergenza dell’emigrazione e dei profughi. Non si riesce a definire una politica comune, mentre si litiga sulle quote di accoglienza e si vedono muri della vergogna spuntare ai confini di molti paesi europei. Shengen è quasi seppellita, determinando un ulteriore pericolo per le infiltrazioni di probabili malavitosi. Certo, c’è la moneta unica. Ma essa non ha avuto gli stessi effetti in tutti i paesi membri. In Italia, ad esempio, ha devastato consolidati modelli di vita, falsando l’economia reale. Ma ora è il tempo di riscoprire la solidarietà, di dare ai valori il loro reale significato, di far risorgere una grande speranza di pace. Pasqua è soprattutto questo, il comune impegno per favorire il dialogo facendo tacere le armi.

Di dialogo, ha bisogno anche la nostra realtà nella quale si alternano grandi difficoltà a rinnovate speranze. Fra le prime si colloca il difficile momento che sta attraversando la città capoluogo, sempre più balcanizzata nei suoi interminabili cantieri, afflitta da una confusione urbanistica che non ha precedenti. Ci piacerebbe che la resurrezione coinvolgesse la Dogana, simbolo di Avellino, prigioniero di quei freddi tubi innocenti che sfidano la volontà realizzatrice. Troppo tempo è trascorso, troppe parole hanno condito le promesse mancate, tante le delusioni che hanno scandito questi mesi di ignavia. Non solo la Dogana. C’è da affrancarsi dalla mancanza di una grande questione morale. Pochi gruppi affaristici, dentro e fuori il Comune, tengono prigioniera la città. Si tratta di personaggi senza scrupolo che fanno abuso del loro ruolo per sete di potere. Le inchieste della magistratura, quelle già fatte e quelle che stanno per venire, dicono quanto sia urgente dare moralità alla cosa pubblica. Avellino risorga con l’apporto della sua comunità onesta, con quanti hanno il desiderio di credere che può essere rinverdita la sua storia di grande civiltà, con la sua classe dirigente che sappia essere all’altezza del compito. Fare presto deve essere l’impegno di tutti, prima che la speculazione la divori.

Ma la Pasqua , quest’anno, ci riserva almeno due buone notizie: la possibile soluzione positiva dell’ex Irisbus in Valle Ufita e il varo definitivo del Progetto pilota per le aree interne in Alta Irpinia. Sono due fatti significativi per il futuro dell’Irpinia. L’ex Irisbus dovrebbe rimettere in moto lo stabilimento di Valle Ufita, ponendo fine ad una diatriba che dura da qualche anno, da quando la Fiat di Marchionne decise di smettere la produzione di autobus a Grottaminarda. Il condizionale è d’obbligo: il Governo ha detto sì, Invitalia è pronta a finanziare l’impresa, i soggetti interessati alla produzione si dicono convinti di una rapida ripresa delle attività. Vedremo che cosa accadrà. Per ora due cose sono certe: l’esistenza dello stabilimento e la tenacia degli operai la cui lotta generosa e incessante ha mantenuto accesa la fiammella della speranza. Per il Progetto Pilota dell’Alta Irpinia la partenza è assicurata dopo che il governo ha pubblicato la proposta elaborata dagli amministratori locali. Ora parte la grande sfida che non deve diventare occasione di clientelismo come è accaduto per altre circostanze, prima fra tutte le risorse erogate dopo il terremoto dell’80. Qui si misura il valore della classe dirigente, la capacità degli amministratori locali nel guardare avanti per lo sviluppo di una delle zone più belle dell’Irpinia, dal punto di vista paesaggistico, ma anche più povere per il dissanguamento prodotto dall’inarrestabile emigrazione.

Cari lettori, la Pasqua è tante cose: riflessione, ricongiungimento delle famiglie, recupero degli amori perduti, sollecitazione ad esprimere fratellanza e solidarietà. Il mio augurio a tutti voi è di ritrovare pace e serenità, armonia e altruismo. Nel mondo oggi troppa gente soffre per la povertà, per le guerre, per l’emigrazione, per le speranze deluse. Guardiamo avanti con animo propositivo e cerchiamo di volerci più bene, perché solo così la resurrezione potrà essere un traguardo raggiungibile.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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