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Rosa Bianca e celeste, Pacilio: la mia favola punk che attraversa i luoghi della città

Dai richiami a Ritorno al futuro al potere della fiaba, dal legame con le radici ad un futuro ipertecnologico in cui tutto diventa possibile. E’ “Rosa bianca e celeste” di Bianca Pacilio, presentata ieri all’Angolo delle storie, nel corso di un confronto con l’autrice, illustratrice e scenografa, condotto dal giornalista Gerardo De Fabrizio. Ospite speciale Sandro Ravagnani, autore televisivo e presidente dell’Associazione culturale Walt Disney. E’ la stessa autrice a soffermarsi sul suo legame con Avellino che fa da sfondo alla narrazione “Il mio rapporto con questa città è migliorato da quando sono tornata, mi piace tantissimo girarla in bici. Di qui i richiami a tre luoghi centrali nella mia vita, da piazza Amendola dove da qualche anno ho scelto di aprire il mio laboratorio, accanto alla Dogana a Villa Amendola, dove pure ho tenuto corsi per i piccoli fino a piazza Libertà, immaginando come potessero essere nel 2035 con una chiara citazione del film culto per la nostra generazione ‘Ritorno al futuro’. Ho chiesto spesso consigli ai ragazzi dei miei laboratori sui colori da usare, su alcuni elementi della trama. Ho domandato loro se riuscissero a immaginare che una ragazza con problemi nell’uso delle gambe potesse diventare una eroina. E così è nata l’idea di una gamba robotica che consente di viaggiare nel tempo”.

Ravagnani ha ricordato il legame con la città “Qui ho fondato insieme al mio amico Marco Saccone una società specializzata nella realizzazione di documentari per valorizzare i borghi. Della storia di Bianca mi hanno colpito il costante richiamo alla città e la forza del disegni e dei colori, la capacità dell’autrice di portare elementi di scenografia nella storia. Diventa un modo per portare l’arte a grandi e piccini, per educare le nuove generazioni”. Spiega come l’immaginazione è protagonista ma la storia appare fortemente realistica come nei migliori libri per ragazzi. “Il mondo tutto ha bisogno di fantasia. E’ evidente che anche Bianca  è rimasta bambina ed è bello il suo schierarsi dalla parte dei deboli. L’arte diventa un modo per recuperare, in tempi di guerra, la dignità dell’uomo”

E’ DE Fabrizio a sottolineare il rapporto che si crea tra i due protagonisti Rose e Laurie, con Laurie che cerca in tutti i modi di regalare un sorriso all’amica, sul cromatismo che caratterizza il racconto con le avventure che cominciano lentamente a colorarsi, sottolineando la presa di coscienza della protagonista dei suoi poteri, senza dimenticare l’ironia e il sarcasmo che caratterizzano la storia. Quindi è l’autrice a soffermarsi sulla centralità dello spazio e del tempo nella storia “Quando si crea il tempo non esiste. Volevo sottolineare, attraverso questi continui salti temporali che tutto potrebbe succedere in qualsiasi momento, che in qualsiasi tempo della storia le emozioni possono avere la stessa forza. E poi ho voluto citare Ritorno al futuro, film che abbiamo adorato, immaginando i giubbini che cambiano colore al solo tocco della mano” E sulla scelta di affrontare il tema dell’inclusione “Siamo noi a distinguere le persone, parlando di diversa abilità. Per i bambini non esistono differenze. La speranza è che davvero le nuove tecnologie migliorino le nostre condizioni di vita e aiutino a compensare le nostre debolezze. Penso alle tante modelle che sfilano con le protesi”. A far vivere alcune scene della storia, nella bella cornice dell’Angolo delle storie di Consiglia Aquino, le attrici di Puck Teatrè Marta Festa, Jessica Festa e Maria Chiara Esposito.

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