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Se la crisi politica è infinita

L’unica cosa chiara, in  questa crisi incomprensibile ma al cardiopalma, è che si risolverà al sessantesimo minuto della ventiquattresima ora. Però essa ci ha ormai abituati  a ogni stranezza. Eravamo fermi alla moltipicazione solo dei pani e dei pesci evangelici. Abbiamo avuto anche quella dei tavoli di trattativa. Quello sul programma, messo su nel teatrino politico come uno specchietto per le allodole. E quello sui nomi. Compreso quello di “madame” Boschi (ma Iv non aveva detto che non chiedeva poltrone?), nel quale stanno litigando furiosamente i leader. Comunque,  sono state bruciate settimane preziosissime per il varo definitivo del Recovery plan italiano, grazie ancora una volta alla pistola fumante di Renzi. Ormai killer dichiarato dei governi di cui non non riesce ad avere  la guida. Ora scoperto anche nel suo sotterraneo ruolo di lobbista di alto bordo, ben retribuito da un fondo dell’Arabia saudita. Doppio ruolo incompatibile, se non con una norma espressa, almeno con la decenza. Tuttavia, le attuali strettoie non sono solo prodotto dei bollenti spiriti dell’inquieto (e inquietante) senatore di Rignano. Bensì anche conseguenza di antichi errori e di nuove manchevolezze.  Non sono mancate indecisioni e complicità occulte nel lunghissimo periodo (ben più di un mese) in cui si è sviluppata l’offensiva renziana. Allora, anzichè tentare di arginarlo, parti del Pd e del M5S hanno trovato comodo lasciar fare il leader di Iv. Faceva gola, senza colpo ferire – anzi, potendone addebitare la colpa ad altri –  che venisse ridotto a più miti consigli un premier ormai troppo indipendente rispetto ai loro voleri. Calcolo dimostratosi ben presto tragicamente miope!  Insomma, sulle debolezze dell’attuale quadro parlamentare e di governo ha pesato soprattutto la mancata trasformazione della attuale maggioranza in una solida e coesa maggioranza politica. Si sono  accumulate, nel tempo,  le occasioni perdute da parte di Pd e M5S.  Inoltre, la presunta non-caratterizzazione ideologica del M55S, apparentemente molto vantaggiosa, a distanza si è dimostrata un peso per il Movimento. La sua incerta leadership è apparsa presto incapace di far digerire al suo multiforme elettorato i  numerosi no che la permanenza al governo gli ha via via imposto. Per giunta la disinvolta, altalenante gestione di Di Maio è apparsa indirizzata quasi esclusivamente a rafforzare la sua guida. E a superare solo alla meno peggio gli ostacoli quotidiani. Essa non è riuscita a esprimere una compiuta visione delle necessità del Paese. L’ostinazione con cui il M5S ha rifiutato le alleanze  con il Pd alle regionali e nelle grandi città è stato il coronamento di un cammino che vedrà sempre di più i parlamentari isolati. Privi, cioè, di collegamenti efficaci con la loro labile base politica territoriale. E perciò esposti al rischi di una dèbacle collettiva.

D’altro canto, il Pd nella paciosa e sonnolenta versione zingarettiana è riuscito solo poco fa a realizzare la modifica dei vergognosi decreti-Salvini. Ha accettato con colpevole tranquillità la pessima diminuzione dei parlamentari (molto penalizzante per i piccoli territori!), illusoria bandiera del M5S. E non è riuscito ad ottenere, almeno finora, neppure uno straccio di quei pesi e contrappesi tanto citati all’epoca. E ora scomparsi dalla agenda politica. In questo modo ha fatto una retromarcia clamorosa sui temi della difesa della Costituzone, disconoscendo nei fatti le numerose battaglie degli anni del berlusconismo imperante! Infine, Pd e M5S non hanno saputo valorizzare il ruolo politico svolto dalla maggioranza e dall’esecutivo rosso-verde.  Cioè aver comunque impedito il ritorno al potere delle componenti sovraniste ed anti-europee (sempre meno appoggiate anche da FI), che sarebbe un disastro per l’Italia!

Questi fattori,  insieme alla balcanizzazione dei gruppi parlamentari e alle diffuse ambizioni personali (con sempre maggiori difficoltà mediate dai partiti) spiegano la complessità dell’attuale situazione. In un tale scenario, c’è solo da sperare che non si perda l’unica bussola ora disponibile. Un forte ancoraggio europeo, capace di garantire le risorse e gli opportuni collegamenti politici di cui il nostro Paese ha oggi più che mai bisogno !

di Erio Matteo

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