“Senza memoria rischiamo di essere disconnessi e senza futuro”. E’ l’appello che lancia il vescovo di Avellino Arturo Aiello nel corso della presentazione del romanzo “Rubare l’anima ai fiori” del tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Michele Criscuoli, nella cornice della Biblioteca Provinciale di Avellino. A confrontarsi con l’autore Antonello Sica e la professoressa Mirella Napodano. A moderare il dibattito il professore Leonardo Festa. “Questo romanzo – spiega il vescovo – è un invito a riannodare il rapporto con il passato, senza il quale non andremmo da nessuna parte. Non riusciamo a proiettarci nel futuro quando mancano riferimenti a storie vissute prima di noi. Quello che ci consegna Criscuoli è un romanzo di relazioni intergenerazionali, a partire da quella con la nostra terra”. Non risparmia stilettate ai padri di oggi “La nostra generazione si è dimessa, ci siamo nascosti venendo meno al nostro ruolo, nel tentativo di accorciare le distanze. Abbiamo reso orfani i nostri figli. Troppo spesso dimentichiamo che la relazione genitoriale si misura sul tempo. E’ quello che accade ai due protagonisti che si confrontano continuamente con l’eredità lasciata loro da nonni e genitori. E’ evidente che non c’è comunicazione, non c’è trasmissione di messaggi che non sia basato sul vettore dell’affettività”. Ricorda come “Finchè avremo una storia da raccontare, il nostro mondo non sarà finito. Ogni libro cresce con i suoi lettori, lo dimostra il libro della nostra fede. Sono duemila anni che cresce. Non vorrei che morissimo di fame accanto a tanto pane”. E’ quindi Napodano a ripercorre le vicende che si intrecciano nel romanzo, nel passaggio dalla tragedia della guerra mondiale agli anni Sessanta. L’autore ci consegna lo spaccato di un paesino del Sud segnato da contraddizioni ma travolto anche da fermenti libertari, come testimonia la battaglia delle tabacchine per i diritti e poi l’onda del Sessantotto. Ad accomunare i due personaggi Giuseppe e Salvatore, la loro fame di conoscenza e futuro, evidente nella passione per la lettura”. Sica pone l’accento sull’autenticità di quanto narrato, a partire da tematiche come diritto alla salute e lavoro e ricorda come le nostre vite sono fatte di presenze e assenze e da relazioni genitoriali che vanno al di là della biologia, come testimonia il rapporto che il protagonista stabilisce con Ettore Numis. Di qui l’invito ad ascoltarsi a partire dalle nostre storie”. E’, infine, l’autore a spiegare il senso del titolo “Il riferimento è alla capacità dello zio di scattare fotografie così belle da rubare l’anima ai fiori. Lo zio gli ricorderà che è terribile rubare l’anima agli uomini, è molto meglio farsela rubare. Ciascuno scrittore si pone davanti all’opera da realizzare con la curiosità di mettere a nudo le storie che conosce. Sono partito da vicende vere ed intorno ad esse ho costruito un intreccio di fantasia. E’ un romanzo che si rivolge ai giovani, possono ritrovare nelle motivazioni che guidano i due protagonisti una ragione per impegnarsi”.
“Senza memoria non ci sarà futuro” il monito del vescovo Aiello a padri e figli. A confronto sul romanzo “Rubare l’anima ai fiori”
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