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Grazie alla cosiddetta manovrina e a un emendamento pd largamente condiviso, i millecentodiciassette consiglieri regionali e i centoquarantatremila politici locali potranno riavere gli introiti derivanti da incarichi professionali o di consulenza. Alla faccia dei tanti giovani costretti, per cercare lavoro, ad andare anche all’estero. Il governo Monti, per garantire e economie di spesa e il buon andamento della pubblica amministrazione, aveva fatto approvare una norma che vietava agli amministratori locali eletti di svolgere incarichi professionali retribuiti. Essi avrebbero potuto solo percepire solo il rimborso delle spese sostenute e gettoni di presenza minimi. Un limite evidentemente insopportabile per i parlamentari, in quanto lasciava insoddisfatti i loro valvassini, valvassori e galoppini vari. Perciò bisognava rimediare al gravissimo inconveniente! Nel testo della “manovrina”, allora, era stato previsto un allentamento per i millecentodiciassette consiglieri regionali. Ad essi – poveretti! – non bastavano le laute prebende di molte migliaia di euro al mese di cui godono. Dovevano poterla integrare con gli incarichi di progettista, collaudatore, avvocato, geometra, ecc. Con i relativi emolumenti, ovviamente.
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Restava a quel punto – soprattutto dopo il “salvataggio” dei consiglieri regionali – un problema di profonda… ingiustizia sociale (si fa per dire!) . Ne erano infatti esclusi i centoquarantatremila (!!!) politici locali. Una discriminazione, agli occhi degli interessati, davvero assurda, nonostante i loro ricorsi negli anni scorsi fossero stati sempre respinti dalla Corte costituzionale. Essa aveva sottolineato che la norma non aveva come obiettivo la “preclusione dello svolgimento degli incarichi in favore delle pubbliche amministrazioni da parte dei titolari di cariche” elettive, ma “escludere che il titolare di tali cariche potesse percepire ulteriori emolumenti”. Insomma, la ragione della limitazione risiedeva nell’impedire che il principio di buon andamento dell’amministrazione venisse subordinato a logiche di potere o clientelari.
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E allora ecco che, complice anche l’aria pre-elettorale che spinge i parlamentari a blandire sindaci, assessori e consiglieri, è sbucato come dal nulla l’emendamento del deputato pd Sanga. Prontamente approvato dalla commissione competente, è stato recepito nel testo del provvedimento approvato con voto di fiducia dalla Camera dei deputati. Così si sono riaperte le porte del paradiso degli infiniti incarichi per gli amministratori locali e per i consiglieri regionali. Con una sola limitazione, piccola foglia di fico a coprire l’ignominiosa vicenda. Che il politico locale non può assumere incarichi retribuiti nell’ambito territoriale (regione, provincia o comune) amministrato. E il gioco di prestigio è fatto (con la prospettiva di diventare legge in quanto il governo certamente metterà la fiducia anche al Senato).
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E’ facile prevedere quello che accadrà! Come per miracolo, assisteremo al moltiplicarsi esponenziale di chiamate di consiglieri regionali, sindaci o assessori per incarichi di progettista, collaudatore, avvocato, geometra e quant’altro grazie al’opera di loro colleghi di aree o di comuni limitrofi. Incarichi prontamente ricambiati dagli amministratori dei primi territori, in una catena di sant’Antonio che non finisce mai. Tutto (diventato) lecito, per carità. Ma altrettante indecente, perchè rimpingua ancora di più le tasche di una classe politica onnivora. E soprattutto priva i giovani di molte delle già scarse possibilità di lavoro professionale. Insomma, un’altra pagina vergognosa della storia di questo Parlamento.

edito dal Quotidiano del Sud

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