Caro Marco,
ho sempre avuto nei tuoi confronti una stima immensa, motivata dalle tue scelte difficili nella sinistra, dal tuo impegno nei confronti della tua comunità territoriale e della tua specchiata moralità. E, se mi consenti, anche per quel tuo profondo velo di tristezza che si accompagna ai limiti imposti da altri contro il tuo desiderio di libertà.
Sono, le mie, parole espresse in grande sincerità e non per piaggeria, considerato che mi conosci fin troppo bene. E non da ieri.
Questa lettera, che pubblico sul mio giornale che eredita il rigore dorsiano di una nuova classe dirigente, è per esprimerti da un lato la mia solidarietà e dall’altro la mia profonda delusione per come stai gestendo la segreteria del Partito Democratico in provincia di Avellino.
Comincio dalla solidarietà. Talvolta l’ambizione consegnata in modo strumentale, ma non percepita per le sue conseguenze, porta gli uomini a fare delle scelte sbagliate.
Quali? Di aver avuto fiducia in personaggi politici a cui tu eri utile sull’altare del compromesso unitario. Ci hai creduto e sei stato beffeggiato.
La mia impressione è che tu non sia libero neanche di aprire la porta che introduce alla stanza della segreteria senza dover chiedere il permesso a chi ti ha consentito di appuntarti un’inutile medaglia sul petto.
Tu vorresti, ma non puoi. Vorresti completare le nomine nella tua segreteria, ma non puoi. C’è chi nel partito gioca sporco, chi avanza con due piedi in una scarpa, chi usando la sigla del PD trae benefici che si vergogna di dichiarare come farebbe ogni onesto dirigente politico. C’è chi parla di maggiore rappresentanza facendo riferimento a una sola rappresentanza, che è quella che garantisce sempre gli stessi che ti hanno “messo lì”.
Oggi il PD è solo “affari loro”. Di quelli inseguiti da lettere anonime su cui il partito ha taciuto, forse per vergogna. La stessa Festa dell’Unità, svoltasi tra pochi intimi appartenenti per motivi di gratitudine, mortificando chi ha fatto e mantenuto vivo il partito fino a quando non sono tornati i tempi bui del trasformismo dorsiano, ha segnato, salvo il tuo brillante e accorato appello ai problemi, un passo indietro di una realtà che è sofferente.
Non una parola sulla politica irpina, non un segno sullo sviluppo, solo “bambinielli” messi lì in funzione di future campagne elettorali.
Sedie vuote per gli intellettuali, per gli operai delle tante vertenze che mordono il freno: un partito che ignora la partecipazione è come un’anima morta.
Mi contesterai, ma conoscendo la tua onestà so bene che davvero ti senti in una gabbia di ferro, giacché la sostanza che materializza la politica se la stanno spremendo nel vergognoso silenzio. Un mutismo che politicamente meriterebbe ben altre risposte.
Caro Marco, la mia delusione.
Hai davanti a te, in difesa della tua onestà intellettuale e professionale, due strade: o dai una risposta immediata a ciò che ti compete come segretario del PD, sciogliendo nell’acido i veleni che ti hanno consegnato, o, con la stima che ti porto, dimettiti.
Non sarai più complice di un partito che non esiste.
Con affetto.

