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Strage del bus, l’autista era svenuto

AVELLINO- Strage del bus di Monteforte, l’autista Ciro Lametta aveva probabilmente perso i sensi dopo aver tentato invano di frenare il mezzo per un tragitto di diversi metri, prima del terribile volo. A cinque anni dalla tragedia costata la vita a quaranta persone è questa una delle circostanze nuove emerse dai ricordi di due superstiti di quella terribile sera di luglio 2013. La Procura aveva chiesto ed ottenuto che fossero sentite su precise circostanze ai sensi del 507, così ieri mattina davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Luigi Buono sono tornate a distanza di due anni (la prima volta era avvenuta nel dicembre del 2016 ndr) sia Partorina De Felice che Annalisa Caiazza, entrambe quella sera erano sul bus e portano ancora i segni di quel targico volo. Un braccio che non ha mai recuperato del tutto la funzionalità per Partorina, che nell’incidente perse il marito, una profonda ferita al volto per Annalisa, che perse i genitori ed è la mamma della piccola Francesca, che è da anni alle prese con una riabilitazione non solo psicologica ma anche fisica per i postumi di quel terribile volo dal viadotto. Partorina De Felice è stata la prima a sedere sul banco dei testimoni, in mano per tutta la durata della sua escussione ha tenuto la foto ricordo di suo marito e di altre vittime di quella terribile serata. I ricordi e i nuovi particolari, come lei stessa ha spiegato sono venuti con il passare dei giorni, quando quel cassetto degli ultimi istanti prima del volo nell’Apocalisse si è riaperto. A fare le domande in aula il sostituto procuratore Cecilia Annecchini, titolare delle indagini insieme al Procuratore Rosario Cantelmo.

«Mio marito mi ha salvata facendo scudo con il suo corpo, io ero seduta a tre o quattro posti dall’autista, sul seggiolino di destra, quello interno. Ricordo che quando siamo usciti dal tunnel mio marito mi ha abbracciato e ha detto: abbiamo fede. Poi mi ha buttato verso destra e mi ha coperto con il suo corpo». Sono istanti di grande concitazione nel bus. Partorina ricorda che vicino all’autista in quel momento c’era Luciano, l’organizzatore della gita di tre giorni organizzata dalla Lametta Tour: «Sì, Luciano era vicino all’autista e continuava a dire: preghiamo per le nostre anime». Ma il particolare più rilevante è legato proprio a Ciro Lametta: «L autista era seduto in quel momento, all’ inizio era in piedi , dopo che mio marito mi ha fatto da scudo, ho visto che il Ciro Lametta era sulla sedia con le braccia penzoloni, che aveva come fosse caduto. Questo lo ricordo man mano perché poi altri ricordisono sopraggiunti in questo tempo».Emergono altri particolari su cosa stesse avvenendo nei secondi che separarono l’uscita dalla galleria allo schianto: «Quando il bus non frenava più uscivano le scintille e lui lo voleva frenare. Dall angolo del lato destro uscivano scintille.La portiera era chiusa. Qualche chilometro prima gli era stato detto: facci scendere, perché Ciro Lametta per tutti e tre giorni della gita era stato vicino al pullman. E ci avevano tranquillizzato, tra mezz’ora stiamo a casa ».Annalisa Caiazza ricorda invece tutto di quei minuti che gli sembravano delle ore interminabili. Prima un movimento come se il pullman si fosse fermato, poi il salto nel vuoto, quella impressione era solo legata al fatto che il mezzo stava per cadere. «Io ero seduta nella fila di destra più o meno al centro- ha spiegato rispondendo alle domande Annalisa- Ero con mio figlio che all’ epoca aveva nove anni. Io ero all interno lato corridoio, mi sono posizionata al centro dei due seggiolini, sentivo urlare le persone ma non mi sono fatta prendere dal panico, cercavo di fare un po da radar, per guardare a destra e sinistra se ci fosse possibilità di qualche manovra». Anche lei ricorda che Lametta era privo di sensi: « Noi gli abbiamo chiesto buttati sulle macchine, anche egoisticamente, perchè dall’altra parte c’era il vuoto, ma lui non dava alcun cenno di risposta, aveva il capo reclinato. Caiazza è stata anche più chiara sulla dinamica degli impatti da parte del bus: ««l’autobus ha viaggiato strisciando sul guard rail di destra superando tutte le auto ferme in colonna e una volta imboccato il viadotto non si è mai spostato verso il centro della carreggiata ma ha continuato sulla rotta fino a sfondare i new jersey e precipitare ». In aula si torna il 12 settembre, il giorno in cui il superperito nominato dal giudice Buono, il professore Felice Giuliani, dovrà deporre in aula. Il 21 settembre invece tocca alla Procura avviare la requisitoria, in una staffetta sicura tra il Procuratore Rosario Cantelmo e il pm Annecchini, la sentenza il 21 dicembre.

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