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Strauss sotto le stelle di Manocalzati

di Rosa Bianco

Ieri alle ore 19.30, la Terrazza degli Artisti di Manocalzati si è fatta soglia: un luogo sospeso tra il paesaggio e l’ascolto, dove la musica ha smesso di essere intrattenimento per tornare ad essere ciò che da sempre è: rivelazione del senso. L’evento promosso dall’Associazione Musicale Gor Stravinsky, parte della rassegna Innamorati della Musica – Sfrutta e Gratta la Nota! (V edizione), ha offerto una rara esperienza di consapevolezza estetica.

Con il titolo emblematico “A tutto Strauss 200”, si è celebrato non soltanto il bicentenario della nascita di Johann Strauss (figlio), ma anche l’idea che la musica, più che commemorare, sappia interrogare il presente, aprire varchi nella percezione, condurre l’orecchio a pensare.

La musicalità di un’idea

Il progetto, plasmato con sapienza e delicatezza dal Maestro Nadia Testa, direttore artistico della Rassegna, ha scelto di non seguire una linea retta, ma un sentiero ramificato: il repertorio di Strauss è stato posto in dialogo con il mondo del Klezmer e delle sonorità popolari mitteleuropee. Così facendo, la serata si è fatta riflessione sul linguaggio come identità che migra, e sul violino come voce narrante dell’anima nomade.

Ad aprire l’incontro, il workshop “L’espressione del violino nel ruolo e nei generi musicali trasversali, dal Classico al Klezmer”, condotto dal M° Gen Luckací, ha condotto i presenti in un’esplorazione che è stata tanto tecnica quanto esistenziale. Attraverso parole limpide e passaggi sonori intensi, il maestro ha mostrato come il violino non sia solo strumento musicale, ma estensione corporea del pensiero emotivo, capace di abitare epoche e geografie senza perdere verità.

Musica come incontro tra finito e infinito

Il concerto strumentale, che ha seguito il workshop, ha raccolto questo spirito in una tessitura viva di suoni e silenzi. Il violino di Gen Luckací, il pianoforte di Alessandro Di Marco e la raffinata conduzione di Sabrina Gasparini hanno costruito un dialogo sonoro profondo, dove ogni brano ha parlato una lingua diversa ma condivisa. Le danze di Strauss, le liriche popolari, le evocazioni klezmer: tutto ha composto un mosaico di umanità risonante, in cui il confine tra autore e interprete, tra passato e presente, si è dissolto in pura vibrazione.

Un tempo che ascolta

La cornice della Terrazza degli Artisti, protesa sulla serenità verde dell’Irpinia, ha reso l’esperienza quasi sospesa nel tempo. Il calare del sole, il silenzio dell’attesa, l’eco di ogni nota: tutto ha contribuito a creare un’atmosfera di raccoglimento attivo, in cui l’ascolto si è fatto atto interiore, riflessione condivisa.

Il pubblico, partecipe e silenziosamente fervente, ha restituito a ogni gesto musicale una risposta vibrante. Il lungo applauso finale si è fatto preludio alla Marcia di Radetzky, accolta con entusiasmo e senso di comunione: un gesto rituale, simbolo di quella gioia che nasce quando il suono tocca il cuore dell’essere.

L’arte come esercizio dell’anima

Questa serata non ha solo celebrato Strauss, né solo l’incontro tra tradizioni. Ha celebrato la possibilità che l’arte ci offra di essere più umani. Grazie alla visione lucida e poetica della Maestra Nadia Testa, questo appuntamento ha ricordato che ogni rassegna musicale è anche un laboratorio di pensiero, un luogo dove il pubblico non consuma, ma contempla.

Con Innamorati della Musica, si è affermato il valore della lentezza, dell’ascolto consapevole, dell’educazione estetica come pratica di libertà.

In fondo, ciò che è stato celebrato non è solo la musica: è la sua capacità di trasformarci.

Epifanie leggere: tra suono, sorte e sapori

E come spesso accade quando la bellezza si fa anche gioco e condivisione, la serata si è conclusa con “Gratta la Nota”, la simpatica lotteria musicale resa possibile grazie alla generosità degli Amici della Rassegna, che con spirito di partecipazione hanno donato premi e sorrisi.

A seguire, il pubblico ha potuto gustare il sapore autentico del territorio con sFrutta la Nota: una degustazione conviviale del piatto tipico della Taverna Rock di Atripalda, accompagnato da Note di Frutta, quasi a suggellare – con gusto e leggerezza – l’armonia fra arte, comunità e natura.

 

 

 

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