Una sfida che va avanti con l’obiettivo di ricostruire la produzione gesualdiana nella sua complessità. E’ l’idea da cui nasce la New Gesualdo Edition, al centro della sesta giornata della Summer School “Dalla modernità a Gesualdo” che ha fatto tappa al castello di Venosa in una sessione articolatasi tra interventi in presenza e on line. A introdurre il dibattito Carlo Santoli, docente all’Università di Salerno e direttore scientifico della Summer School dedicato a Carlo Gesualdo e Dinko Fabris, docente all’Università della Basilicata che hanno posto l’accento sul valore di un progetto come quello della New Gesualdo Edition, testimonianza della ricchezza di spunti e riflessione che ancora oggi offre la musica gesualdiana. Ad emergere la forza di un dialogo costante tra Venosa e l’Irpinia nell’analisi del corpus del principe madrigalista, a partire dalla costituzione di un Archivio Digitale dedicato a Gesualdo e ai musicisti lucani, come ha sottolineato l’assessore alla cultura del Comune di Venosa Rosa Centrone.
Sono stati, poi, Agostino Ziino dell’Istituto Italiano per la Storia della Musica, Marco Mangani dell’Università di Firenze e Paolo Da Col del Conservatorio Statale di Musica Benedetto Marcello di Venezia a illustrare il progetto della Gesualdo Edition. Da Col ha raccontato l’idea che ha guidato la pubblicazione quinto volume, curato da Rodobaldo Tebaldi, dedicato alle Sacrae Cantiones, un aspetto della produzione gesualdiana a lungo trascurato “Abbiamo cercato di andare al di là dei luoghi comuni, dall’aderenza ai canoni contrappuntistici al cromatismo, facendo emergere un percorso contraddistinto da elementi autobiografici, a partire dalla scelta della successione dei testi. Si tratta di un libro che può essere interpretato come una vera Ars Moriendi tradotta in termini musicali, contraddistinto da una fortissima aderenza della musica al testo. Se è vero che queste composizioni erano riservate ad esecuzioni elitarie, ad emergere è l’idea di spartiti scritti per trasmettere l’ingegno e l’altissimo magistero del compositore, senza necessariamente dover essere eseguite.
Marco Mangani dell’Università di Salerno ha evidenziato l’importanza degli studi dedicati ai musicisti napoletani nel ‘500, a partire da un volume in via di pubblicazione. Uno sguardo che diventa fondamentale per “sottrarre Gesualdo alla dimensione di musicista solitario e restituirlo al contesto in cui è vissuto. Il primato di alcune scelte poetiche, lo stesso paesaggio sonoro gesualdiano sono strettamente collegati alla realtà della musica partenopea del tempo ” Vania Cauzillo dell’Università della Basilicata, ha illustrato il progetto rappresentato dall’Archivio digitale dedicato a Carlo Gesualdo e ai musicisti lucani, nato dalla classificazione e indicizzazione del corpus di documenti Cogliano, che diventa fondamentale per consentire ad appassionati, ricercatori e artisti di accedere alle fonti e colmare quella dispersione di testi che troppo spesso ha caratterizzato gli studi gesualdiani. Di forte suggestione anche l’intervento di Gilberto Scordari del Conservatorio di Cagliari che ha illustrato il suo progetto di ricostruzione delle parti mancanti delle Sacrae Cantiones di Gesualdo, in un percorso che va dalla stesura dello schizzo allo studio dei profili motivici alla loro imitazione, fino all’individuazione delle cerniere cadenzali. A partecipare al confronto anche il filologo Angelo Meriani che ha evidenziato il ruolo cruciale delle nuove tecnologie per favorire il lavoro di consultazione e analisi delle fonti e Cristina Cucella, curatrice del volume dedicato a Gesualdo e i musicisti meridionali A concludere la sessione gli interventi di Edgardo Pesiri, presidente associazione Gesualdo che ha sottolineato il valore di cui si caricano confronti come questi, capaci di gettare nuovi semi e Carlo Santoli che ha ribadito la speranza che la Summer School del prossimo anno si possa tenere nel castello di Gesualdo, come promesso dal consigliere provinciale Di Cecilia, annunciando la volontà di allargare la rete dei comuni della Summer.







