di Rosa Bianco
L’avvio della Summer School “Carlo Gesualdo” – VIII Edizione,sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Santoli, si è compiuto come un ingresso in una soglia di memoria viva, dove la letteratura non è mai un archivio, ma una presenza che continua a interrogare chi la attraversa. La prima sessione, dedicata a Alfonso Gatto nel cinquantenario della morte e a Carlo Muscetta, ha assunto la forma di un rito laico: un incontro di voci che non sisono limitate a ricordare, ma hanno ricreato, rianimato, restituitodensità alle figure, che hanno segnato la coscienza critica del Novecento.
Coordinata dalla professoressa Rosa Giulio e dallo stesso Santoli, la giornata si è aperta con la prolusione del prof. Alberto Granese, dal titolo «Figure della convergenza e stanze della risonanza: lo spazio condiviso da Alfonso Gatto a Carlo Muscetta», che ha evocato lo “spazio condiviso” tra Gatto e Muscetta come una stanza di risonanze, un luogo dove la poesia e la critica si sono guardate, riconosciute, talvolta sfidate. Granese ha mostrato come la loro relazione non sia stata soltanto un episodio biografico, ma un laboratorio di pensiero: un punto di incandescenza, in cui la parola poetica si è fatta metodo e la critica si è fatta gesto di ascolto, tracciando le linee di dialogo concettuale e affettivo tra il lirismo ermetico e civile di Gatto e l’acume critico e militante di Muscetta.
È precisamente questa la grande intuizione culturale che sostiene l’iniziativa Summer school “Carlo Gesualdo” : la convergenza non è uniformità, la risonanza non è eco passiva. Due intellettuali possono appartenere a stagioni, linguaggi e sensibilità differenti e tuttavia abitare una medesima inquietudine civile. Gatto e Muscetta diventano, allora, figure emblematiche di un Novecento che continua a interrogarci perché non ha separato la parola dalla responsabilità, la poesia dalla storia, la critica dalla vita.
Da questa soglia si è levato l’intervento specialistico di Epifanio Ajello, (Università degli Studi di Salerno) “Qualche osservazione sopra una lettera in versi di Muscetta a Gatto”, che ha riportato alla luce una lettera in versi di Muscetta a Gatto: un frammento che vibra come un cristallo, dove l’amicizia si fa forma e la forma si fa confessione. Ajello ne ha colto la trama sottile, la tensione tra pudore e rivelazione, la capacità di trasformare la scrittura epistolare in un luogo di verità.
Poi Vincenzo Salerno (Università degli Studi di Salerno) con la sua relazione “Alfonso Gatto e Domenico Rea: storia di un’amicizia”, ha ricostruito la storia dell’amicizia tra Gatto e Domenico Rea, restituendo un paesaggio umano che appartiene alla geografia profonda del Mezzogiorno. Nelle sue parole, la relazione tra i due scrittori è apparsa come una linea di forza: un dialogo che ha attraversato la Napoli inquieta del dopoguerra, le sue contraddizioni, la sua fame di futuro. Gatto e Rea, così diversi e così necessari l’uno all’altro, sono emersi come due poli di una stessa costellazione.
La seconda parte della sessione, introdotta ancora dal prof Granese, ha spostato lo sguardo su Muscetta, figura di frontiera, critico che ha saputo leggere la letteratura come un continente in movimento. Vincenzo Frustaci ha tracciato un itinerario che unisce Muscetta a Giuseppe Gioachino Belli, mostrando come il poeta romano, nelle mani del critico, diventi un autore europeo: un interprete dell’umano che oltrepassa i confini della lingua e della città. È un Muscetta che non si accontenta di leggere: attraversa, scava, mette in relazione, restituendo la dimensione europea di una critica letteraria capace di oltrepassare ogni provincialismo, riconoscendo nella grande letteratura una patria più vasta dei confini geografici.
Con la professoressa Rosalba Galvagno, (Università degli Studi di Catania) e il suo intervento “Leggenda e verità di Carlo Levi”, la scena si è spostata su Carlo Levi, figura sospesa tra leggenda e verità. La prof.ssa Galvagno ha restituito la complessità di un autore che ha trasformato la sua esperienza meridionale in un paradigma etico, facendo della scrittura un atto di testimonianza. Levi è emerso come un punto di snodo: un luogo dove la letteratura incontra la storia e la storia si fa racconto.
Il programma della prima giornata dedicata a Gatto e Muscetta ha assunto, dunque, la fisionomia composita e prestigiosa di un raffinato atlante delle relazioni culturali. Al centro non vi sonostati soltanto singoli autori, ma le connessioni invisibili che li uniscono: lettere, amicizie, influenze, geografie, traduzioni, memorie. Una vera e propria archeologia delle risonanze.
Ed è qui che si comprende pienamente il valore della Summer School, diretta da Carlo Santoli. Il suo progetto culturale non procede per compartimenti stagni, ma per intrecci. Letteratura e musica, storia e territorio, arte e identità meridionale diventano parti di un unico discorso. La modernità stessa viene interrogata non come categoria astratta, ma come esperienza problematica, fatta di sperimentalismo, fratture, disarmonie e ricerca di nuovi linguaggi.
Non è casuale, allora, che il percorso complessivo della VIII edizione muova da Alfonso Gatto e Carlo Muscetta per attraversare la Carta poetica del Sud, l’Illuminismo meridionale, Moravia, l’Irpinia delle stratificazioni storiche e linguistiche, fino a ritornare alla figura di Carlo Gesualdo e al suo universo musicale. È un viaggio che rifiuta i confini disciplinari per costruire una più ampia idea di civiltà.
In tempi nei quali la cultura rischia spesso di essere ridotta a consumo rapido, la Summer School Carlo Gesualdo compie un gesto controcorrente e, proprio per questo, profondamente moderno: restituisce alla conoscenza il tempo della complessità.
Alfonso Gatto, Carlo Muscetta, Carlo Levi, Domenico Rea, Belli: nomi che, attraverso gli studiosi chiamati a interpretarli, tornano a dialogare non dal silenzio dei monumenti, ma dalla vitalità delle domande.
Ed è forse questa la lezione più alta della giornata inaugurale: la grande cultura non appartiene al passato. Il passato, quando viene interrogato con intelligenza critica, diventa una delle forme più profonde del presente.
La VIII edizione della Summer School Carlo Gesualdo si apre così sotto il segno della parola che unisce, della memoria che non immobilizza e della ricerca che sa farsi comunità. Un prestigioso cantiere internazionale del sapere nel quale il Mezzogiorno non è periferia, ma centro generativo di idee, linguaggi e visioni.
E mentre le voci di Gatto e Muscetta tornano a risuonare, comprendiamo che ogni autentico incontro culturale è, in fondo, una vittoria contro il silenzio del tempo.
Perché la cultura continua a vivere proprio lì: nelle sue convergenze, nelle sue differenze, nelle infinite stanze della sua risonanza.
Rosa Bianco



